Un’analisi della Commissione Europea condotta sulle imprese italiane e riportata da Sace dimostra che l’innovazione aumenta la probabilità di esportare, con un effetto ancora maggiore nella capacità di raggiungere mercati extra-Ue. Inoltre, l’innovazione produce un impatto positivo sulla crescita dei valori esportati, con un effetto stimato di +8,3% rispetto a chi non innova.
Secondo l’Istat, in Italia le attività ad alta tecnologia costituiscono circa l’8% del valore aggiunto e il 4,5% degli occupati nella manifattura. Tra il 2019 e il 2023 le imprese manifatturiere che hanno innovato depositando brevetti hanno riportato un aumento della produttività superiore del 42,5% rispetto a quelle che non hanno innovato. E un’impresa su due con almeno 10 addetti ha svolto attività di innovazione, con una propensione crescente in base alla dimensione: la quota di imprese innovative passa dal 55,8% delle piccole imprese all’84,7% di quelle medio-grandi.
Il settore degli apparecchi elettrici spinge la crescita
In questo contesto, il settore degli apparecchi elettrici genera oltre €55 miliardi di fatturato (1,3% del Pil) e più di €14 mld di valore aggiunto, dando lavoro a 155mila addetti (circa il 4% del totale manifatturiero). Negli ultimi cinque anni la spesa per consumi del settore è cresciuta a un ritmo sostenuto (+7,4% medio annuo), e le prospettive di medio termine restano positive.
Con una quota di mercato dell’1,3%, l’Italia è il 16esimo esportatore mondiale di apparecchi elettrici con 19 prodotti nella Top 10. Nel 2024 le vendite oltreconfine hanno raggiunto il valore di €42,3 mld (+2,3%). In aprticolare, nei Paesi del Golfo l’urbanizzazione e le attività immobiliari trainano la domanda di apparecchiature per la ricarica di vetture elettriche, isolatori per l’elettricità, apparecchi per il riscaldamento, trasformatori elettrici, apparecchi per il collegamento di circuiti elettrici, aspirapolveri. Per offrire energia sufficiente nella regione, nei prossimi 10 anni gli investimenti nella generazione energetica sono previsti in creascita del 33%.
Allo stesso tempo, in tutte le aree del mondo continuano gli investimenti in impianti rinnovabili: l’energia generata dall’eolico è attesa crescere dell’8% annuo in media fino al 2034. I nuovi impianti attivano poi la domanda di fili, cavi, trasformatori, apparecchi per interruzione, sezionamento, protezione, diramazione, allacciamento o collegamento di circuiti elettrici: tutti prodotti che vedono le nostre imprese classificarsi tra i primi 10 venditori al mondo.
Innovazione e competitività: la leva tecnologica del futuro
L’innovazione è un motore fondamentale per la competitività. L’integrazione di tecnologie digitali quali l’IA e l’Internet of Things consente (IoT) di offrire funzionalità avanzate e personalizzate, che aumentano il valore aggiunto del bene prodotto, mentre il miglioramento dell’efficienza energetica comporta una riduzione dei costi operativi per l’utente finale.
Inoltre, le imprese innovatrici accedono più facilmente a fondi pubblici dedicati e ad agevolazioni fiscali. A titolo di esempio in ambito UE possiamo citare l’Innovation Fund, con una capacità di circa €40 mld tra il 2020 e il 2030, e il programma Horizon Europe con fondi superiori a €630 mln.
Negli ultimi anni i progressi compiuti nel campo dell’innovazione collocano il nostro Paese nel gruppo dei Moderate innovators insieme alla Spagna e riducendo il gap con Francia e Germania. Dal punto di vista settoriale, oltre l’80% delle imprese di farmaceutica, elettronica ed autoveicoli svolgono attività innovative, seguite da chimica, meccanica e gomma-plastica.
L’Italia, inoltre, si colloca ai primi posti nell’Eco-Innovation Index della Commissione Europea, che misura la capacità dei Paesi di integrare sviluppo industriale e sostenibilità ambientale. Uno dei principali campi di applicazione dell’innovazione sostenibile in Italia è l’economia circolare, dove siamo i secondi in Europa per numero di brevetti in materia. Nel 2024, quasi la metà delle imprese ha adottato almeno una pratica in tal senso, raggiungendo un tasso di riciclo del 91,6% per i rifiuti urbani e speciali, nettamente superiore rispetto alle altre economie europee, anticipando gli obiettivi fissati per il 2030.
