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Cgil, congresso: quando Pizzinato sorpassò Trentin

Nella stagione congressuale della Cgil fa discutere l’imprevista intenzione della Camusso di schierarsi a favore di Landini, un tempo suo acerrimo avversario, ma la storia del più grande sindacato italiano è piena di sorprese come quando nell’86 tutti aspettavano che Trentin succedesse a Lama ma prevalse Pizzinato: ecco come andò – VIDEO.

Cgil, congresso: quando Pizzinato sorpassò Trentin

Per caso, nella primavera del 1986, partecipando a Roma a un convegno di scarso rilievo, scoprii che il successore di Luciano Lama, come segretario generale delle Cgil, sarebbe stato, contro ogni previsione, Antonio Pizzinato e non Bruno Trentin. La notizia apparve il giorno dopo solo sul mio giornale ed ebbi qualche ora di notorietà. Cito questo episodio solo perché quella vicenda fu un punto di cesura nella storia della sinistra italiana. Vediamo come andarono le cose. 

Berlinguer era rimasto scottato dai lunghi anni di non opposizione ai governi di unità nazionale da cui comunque il Pci era rimasto escluso. La sua diffidenza crebbe dopo l’assassinio del suo principale interlocutore, Aldo Moro, e l’ascesa al centro della scena politica di Bettino Craxi. Berlinguer decise di tornare a un’opposizione dura e di riavvicinarsi alla classe operaia: si presentò ai cancelli di Mirafiori per appoggiare le lotte di quegli operai in qualsiasi forma si fossero dispiegate, e quando Craxi, presidente del consiglio, decise di tagliare alcuni punti della scala mobile, non solo si oppose in Parlamento, ma una volta approvata la legge propose di cancellarla tramite un referendum popolare. 

Nel 1984 Berlinguer fu colto da un malore durante un comizio a Padova e pochi giorni dopo morì. L’emozione fu grande in tutto il paese ed ebbe un grosso effetto nelle elezioni europee che si tennero poco dopo e in cui il Pci risultò il primo partito con oltre il 33% dei voti. Fu il canto del cigno: l’anno successivo al referendum vinsero i no. Fu un colpo terribile e nel partito comunista – segretario era diventato Alessandro Natta – si aprì un aspro dibattito (che avvenne, come si usava allora, in forma privata) fra chi voleva proseguire nella linea operaista e chi, come Napolitano chiedeva una svolta riformista con l’adesione al partito socialista nel Parlamento europeo. 

Si diceva che la Cgil fosse la catena di trasmissione del Pci e in quella occasione lo fu senz’altro (per l’ultima volta). A decidere fu il gruppo dirigente del partito comunista. Naturalmente l’elezione di Pizzinato fu una vittoria degli operaisti. Pizzinato è figlio di contadini friulani, aveva cominciato a lavorare da ragazzo come garzone, si era trasferito a Milano, operaio alla Borletti, e lì aveva cominciato la sua carriera da sindacalista. Trentin era stato segretario dei metalmeccanici, ma si trattava di un’altra pasta d’uomo: apparteneva alla borghesia intellettuale veneziana, figlio di un antifascista emigrato in Francia, con ascendenze azioniste, sposato con una brava e importante giornalista francese. 

Probabilmente contarono anche i curriculum nella scelta, che però si dimostrò fragile, inadeguata e antistorica. Due anni dopo Trentin prese la sua rivincita e diventò segretario generale della CGIL. Intanto il mondo stava cambiando radicalmente. In Cgil Luciano Lama aveva regnato per 16 anni, dal ’70 all’86, ma da allora in poi nessuno sarebbe stato più sicuro sul trono. La stessa cosa valeva per il Pci: fino ad allora il cambio di segretario avveniva post mortem o per impossibilità fisica a svolgere quel ruolo: ora si aprivano battaglie furibonde e pubbliche per prendere quel posto (si può notare che lo stesso processo stava avvenendo in Urss). 

 

Facciamo un salto di quarant’anni e passa. La Cgil si appresta a eleggere il successore della Camusso. Il Pd (che ha solo una lontana parentela con il Pci) non ha praticamente voce in capitolo. L’elezione avverrà con un complicato metodo, dove i voti sono espressi dai componenti della direzione e da rappresentanti di base. Camusso sembra che appoggerà Maurizio Landini, ex segretario della Fiom, emiliano, che ha cominciato a lavorare a 15 anni come apprendista saldatore. Il suo avversario è Vincenzo Colla, anch’egli emiliano, più legato alla cultura comunista (per quanto rivisitata). Il principale elemento che li differenzia è il rapporto con la politica come rappresentanza: Landini è un movimentista, pensa che sia dalla base che debba emergere la linea politica; Colla rispetta il criterio di rappresentanza come continua verifica tra eletti ed elettori e anzi teme che senza rappresentanza istituzionale il rischio sia un pericoloso populismo. Se ne deduce che Landini abbia un occhio di riguardo verso il movimento 5 stelle, così come ce l’ha l’estrema sinistra. Perché Camusso appoggia Landini? Perché ha perso la speranza che la politica abbia voglia di tornare a dialogare con i sindacati (e Renzi qui ha le sue colpe) e perché molti lavoratori hanno votato Lega o 5 stelle. 

In questo nuovo confronto chi è Pizzinato e chi è Trentin? Nessuno, non c’è eredità da riscuotere. Nel mondo nuovo si naviga senza conoscere la carta del mare e con una nave malandata. 

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