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Accordo Ue-Mercosur rinviato a gennaio. Ma è davvero sfavorevole all’Europa? Ecco pro e contro

Bruxelles ha chiesto ai partner sudamericani di aspettare inizio 2026 per la firma, in seguito alle proteste del settore agricolo e alle resistenze di Francia e Italia. L’intesa coinvolge economie che insieme valgono 22.000 miliardi di dollari. Ecco vantaggi e svantaggi

Accordo Ue-Mercosur rinviato a gennaio. Ma è davvero sfavorevole all’Europa? Ecco pro e contro

Alla fine hanno prevalso le proteste del mondo agricolo, soprattutto francese, e la prudenza del governo italiano: l’accordo di libero commercio tra Unione europea e l’unione sudamericana del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Bolivia), di cui era attesa l’agognata firma sabato 20 dicembre a Foz do Iguaçu, in Brasile, è saltato per l’ennesima volta. Stando a quanto dichiarato dai leader, si tratta solo di un rinvio, sollecitato da parte europea per prendere ulteriore tempo per sistemare alcuni dettagli. Insomma si tratta di riaggiornarsi dopo le festività per chiudere entro gennaio 2026, stando alle dichiarazioni ufficiali. La faccenda tuttavia sembra un po’ più complicata di così, per le forti resistenze di alcuni Paesi del vecchio continente, in particolare la Francia di Emmanuel Macron, che sente le pressioni del mondo agricolo, e la prudenza della premier italiana Giorgia Meloni, che ha una posizione più morbida rispetto al collega transalpino ma che comunque preferisce fare un po’ di “melina”.

L’accordo Ue-Mercosur darà vita alla più grande area di libero scambio del mondo

L’accordo, se e quando sarà ufficializzato, darà vita alla più grande area di libero scambio del mondo, mettendo insieme oltre 700 milioni di persone e economia che valgono complessivamente 22.000 miliardi di dollari, facendo risparmiare alle imprese europee 4 miliardi in dazi, oltre che esportare il 39% in più garantendo quasi mezzo milione di posti di lavoro. Insomma una situazione teoricamente win/win, cioè conveniente a tutte le parti interessate, e invece pare che siano soprattutto i sudamericani e in particolare il Brasile ad avere fretta di chiudere, per aprirsi un nuovo mercato e tutelarsi dalle ostilità commerciali degli Stati Uniti di Donald Trump. E’ curioso tra l’altro che in Europa sia proprio il mondo agricolo ad opporsi, dato che i prodotti più esportati dal Mercosur verso Bruxelles sono petrolio e derivati, mentre il percorso inverso lo fanno per lo più farmaceutici e macchinari industriali. E tra l’altro secondo la rivista scientifica europea Journal of Agricultural Economics gli impatti negativi delle importazioni dal Sudamerica per il nostro settore agroalimentare sarebbero insignificanti.

Lo studio rivela infatti che l’accordo, con le quote di importazioni e le clausole di salvaguardia già previste per le imprese europee, provocherebbe una perdita dello 0,14% sul fatturato. Nel caso specifico della Francia, il Paese che più si oppone come se l’alleanza potesse innescare conseguenze drammatiche per il settore agricolo e per l’intera economia, l’impatto sarebbe addirittura minore, stimato nello 0,05%. Paradossalmente, secondo il Journal of Agricultural Economics i danni sarebbero potenzialmente maggiori proprio per i membri del Mercosur, che potrebbero perdere fino allo 0,65% del loro giro d’affari. Una cosa in ogni caso è certa e ne sono consapevoli tutti, dalla presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen fino alla premier Giorgia Meloni, per non parlare dei governi tedesco e spagnolo che per questo insistono per firmare in fretta: in tempi di dazi, assicurarsi una corsia preferenziale con un mercato ricco di materie prime agroalimentari ed energetiche come quello sudamericano è strategicamente corretto.

Gli agricoltori protestano, ma l’intesa dovrebbe portare vantaggi ai consumatori

E se per le imprese italiane ed europee è legittima la preoccupazione, sicuramente a trarre beneficio dall’accordo commerciale saranno i consumatori, che potranno acquistare dagli scaffali dei supermercati beni di prima necessità a prezzi più accessibili. Anche perché in Sudamerica si produce più cibo, con costi di manodopera e standard di qualità inferiori, e con meno controlli sanitari e ambientali. E infatti è proprio questo vantaggio competitivo a far diffidaregli agricoltori del nostro continente, che sentono “puzza di bruciato” soprattutto per alcune categorie di prodotti. Si pensi ad esempio alla carne bovina, di cui il Brasile è il primo esportatore mondiale ma che pure da noi ha una filiera di tutto rispetto, che va tutelata. “L’accordo con il Mercosur è prematuro, è necessario attendere che il pacchetto di misure aggiuntive a tutela del settore agricolo sia perfezionato e allo stesso tempo illustrarlo e discuterlo con i nostri agricoltori”, aveva detto detto mercoledì la premier Meloni alla Camera, dichiarandosi però fiduciosa sulla possibilità che nell’anno nuovo “tutte le condizioni possano verificarsi”.

Interscambio Italia-Mercosur: ecco i numeri

Se dunque la prudenza è d’obbligo e del resto Giorgia Meloni ne ha fatto la sua cifra politica in praticamente tutte le questioni internazionali, dai dazi all’Ucraina, ci sono poi dei numeri che parlano chiaro. E che ancora una volta siamo noi italiano o europei a produrre e non arrivano dal Sudamerica per metterci pressione. Secondo la commissione europea, il Mercosur rappresenta il settimo mercato per le esportazioni italiane extra-UE, e quasi 100.000 di posti di lavoro in Italia dipendono dalle esportazioni verso l’area commerciale che include Argentina, Brasile, Bolivia, Uruguay e Paraguay. Il valore dell’export italiano verso quella parte del mondo è di 7,7 miliardi di euro, mentre quello delle importazioni raggiunge i 6 miliardi. Le imprese italiane coinvolte in questo asse commerciale sono oltre 13.000. L’accordo prevede l’eliminazione progressiva dei dazi sul 91% dei prodotti. I settori più coinvolti in Italia sono i materiali di trasporto, i macchinari industriali e i prodotti chimici e farmaceutici.

L’export italiano nel Mercosur di materiale di trasporto è di 753 milioni: l’Italia, sempre secondo dati ufficiali dell’Unione europea, rappresenta il terzo esportatore tra I Paesi dell’UE per questa categoria. Per quanto riguarda macchinari e prodotti elettrici, il valore delle esportazioni italiane verso il Mercosur risultava pari a 2 miliardi già nel 2018. Questi settori impiegano 725.000 persone in Italia e fanno del nostro Paese il secondo esportatore in UE di macchinari e prodotti elettrici, rappresentando il 40% di tutte le esportazioni italiane verso il Mercosur. Infine, il Sudamerica rappresenta una quota di mercato di mercato del 4,3% delle esportazioni italiane di prodotti chimici e farmaceutici, per un valore di quasi 1 miliardo. E’ poi vero che molti prodotti alimentari arriverebbero in Italia facendo concorrenza ai nostri, con standard di qualità inferiori. Ma tutti gli studi fanno notare che a nostra volta avremmo l’opportunità di esportare meglio le nostre eccellenze oltreoceano, dato che ad oggi vendiamo ad esempio pochissimo vino, olio d’oliva e pomodori in scatola nel Mercosur, per via delle alte tariffe doganali.

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