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Nuovi attacchi Usa contro l’Iran, Trump avverte: “La prossima volta sarà peggio”. Teheran colpisce basi americane

Nuova giornata di attacchi e controattacchi tra Stati Uniti e Iran. Trump annuncia: “Mi hanno chiamato poco fa, vogliono fare un accordo a tutti i costi”, mentre cresce la tensione sullo Stretto di Hormuz

Nuovi attacchi Usa contro l’Iran, Trump avverte: “La prossima volta sarà peggio”. Teheran colpisce basi americane

La crisi tra Stati Uniti e Iran torna a infiammarsi. Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di raid contro obiettivi militari iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz, mentre Teheran ha risposto colpendo basi americane in Bahrein e Kuwait. Sullo sfondo resta il destino del memorandum firmato a giugno, che avrebbe dovuto aprire la strada a un accordo più ampio ma che, alla luce degli ultimi sviluppi, appare sempre più in bilico.

Nel frattempo Donald Trump cambia nuovamente registro. Dopo aver dichiarato solo poche ore prima che il cessate il fuoco era “finito” e che negoziare con Teheran sarebbe stato “una perdita di tempo”, il presidente americano sostiene ora che l’Iran avrebbe già contattato Washington perché “vuole fare un accordo a tutti i costi”. E, archiviato il vertice Nato, passa dalle critiche agli alleati ai complimenti: “La Nato non è mai stata così unita”.

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Raid Usa contro l’Iran: colpiti 90 obiettivi militari

Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), nelle ultime ore sono stati colpiti circa 90 obiettivi militari iraniani, tra cui radar costieri, sistemi di difesa aerea, depositi di missili e droni e infrastrutture logistiche lungo la costa. Washington sostiene che l’operazione fosse necessaria per ridurre la capacità dell’Iran di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più strategici per il commercio mondiale di petrolio.

Si tratta di una delle più vaste offensive americane dall’inizio della crisi e di un’ulteriore frenata rispetto ai negoziati avviati nelle settimane precedenti.

La replica iraniana è arrivata nel giro di poche ore. Le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato il lancio di missili e droni contro le basi statunitensi di Arifjan e Ali Al Salem, in Kuwait, e contro le installazioni di Juffair e Sheikh Isa, in Bahrein. Le autorità kuwaitiane hanno confermato l’attivazione delle difese aeree e l’intercettazione di diversi vettori ostili, mentre in Bahrein le sirene hanno risuonato nella notte e sono state segnalate esplosioni nei pressi delle installazioni militari. Teheran ha definito l’operazione una risposta diretta ai raid americani e ha avvertito che, in caso di nuovi attacchi, la risposta sarà ancora più ampia.

Hormuz rallenta: traffico ai minimi dopo l’accordo di giugno

L’escalation ha avuto effetti immediati anche sul traffico marittimo. Secondo i dati di monitoraggio, ieri soltanto 14 navi mercantili hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle due direzioni: il dato più basso da quando, il 17 giugno, Stati Uniti e Iran avevano raggiunto un memorandum che aveva riportato il transito a una media di circa 34 navi al giorno.

A rendere ancora più teso il clima sono arrivate le parole del presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore con gli Stati Uniti, Mohammad Bagher Ghalibaf. “L’America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite. Provateci e ne pagherete le conseguenze”, ha scritto su X. Poi l’avvertimento sullo Stretto di Hormuz: “Non sprecate energie, finirete per affondare ancora di più. Lo Stretto si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane”.

Trump: “La prossima volta sarà peggio”

Il presidente americano Donald Trump ha rivendicato gli attacchi come una rappresaglia per il bombardamento di navi nello Stretto di Hormuz. In un messaggio pubblicato sui social, Trump ha avvertito che, in caso di nuovi attacchi iraniani contro il traffico marittimo, “la situazione peggiorerà notevolmente”.

Il presidente ha però aggiunto che Teheran avrebbe già cercato di riaprire il dialogo con Washington. “Mi hanno chiamato poco fa, vogliono fare un accordo a tutti i costi”, ha affermato. “Il problema è che non so se siano affidabili e se rispetteranno davvero un eventuale accordo”. Pur non escludendo una nuova escalation, il presidente americano ha rivendicato la superiorità militare degli Stati Uniti. “Ci sono molti modi per vincere, ma militarmente abbiamo già vinto”, ha detto, rispondendo poi a chi gli chiedeva se il conflitto potesse allargarsi: “Non lo so, ma stiamo vincendo molto rapidamente”.

Sul fronte dell’Alleanza Atlantica il presidente americano ha adottato un registro diverso rispetto ai mesi precedenti. Dopo mesi di critiche agli alleati europei ha parlato di un’Alleanza “mai così unita”. “La Spagna è stata cattiva, l’Italia è stata buona e quasi tutti sono stati buoni. Hanno avuto un momento difficile”, ha dichiarato. “Ma al di là di piccoli screzi ci vogliamo bene”. In conferenza stampa ha poi elogiato i leader dell’Alleanza. “Sono persone molto intelligenti, hanno tanto bene nel cuore e stanno facendo un ottimo lavoro per i loro Paesi”.

Le dichiarazioni di Trump vengono accolte con cautela dagli investitori, anche perché in passato segnali simili sono stati spesso seguiti da smentite o cambi di posizione. Per ora il dato più evidente arriva dal petrolio: nonostante i nuovi attacchi, le quotazioni sono leggermente in calo.

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