Qualche anno fa, nel nostro Veneto, operavano tre grandi imprese, la Marzotto originata ancora a metà Ottocento, e due altre imprese, Luxottica e Benetton, di nascita recente, che hanno dimostrato una eccezionale capacità di innovare i loro prodotti operando in mercati sempre più ampi.
Il malessere di convivere con tanti familiari che esprimono idee diverse, che spesso alimentano avversioni reciproche, che risentono anche della presenza di nuovi venuti a seguito di matrimoni o di convivenze sono aspetti caratteristici dell’impresa. Non dobbiamo poi dimenticare che tutta questa umanità aziendale deve fare i conti con la ricchezza in essere e con i naturali rischi che la stessa impresa subisce nel suo divenire.
Marzotto, dal sogno del grande polo italiano alla frattura familiare
La Marzotto ne è un antico esempio. Pietro Marzotto, imprenditore di grande abilità, era succeduto al padre avviando una profonda trasformazione della manifattura, innovando i prodotti/mercati, dando una forte spinta all’innovazione tecnologica e di processo, rafforzando la struttura patrimoniale e finanziaria. Alla fine degli anni Ottanta, l’azienda di Valdagno, oramai tra i maggiori gruppi mondiali del comparto tessile-abbigliamento, intraprende un processo di sviluppo a livello europeo.
La mancata fusione tra Gemina e Marzotto, annunciata nel marzo 1997, diventa una delle mancate mega-operazioni più clamorose nella storia della finanza e dell’industria italiana. Il progetto prevedeva la nascita di un colosso manifatturiero e finanziario integrato. Attraverso l’unione con la holding Gemina, Marzotto avrebbe assorbito asset di grande valore come il Gruppo Finanziario Tessile (Gft), la Fila, la quota in Cartiere Burgo e Rcs. Tuttavia, l’operazione fallisce bruscamente poiché, in famiglia, nascono diversità di vedute e contrapposizione di forze. Pietro Marzotto, dopo qualche anno, esce dal Gruppo che si stava dissolvendo, mentre la famiglia trova strade diverse.
Leonardo Del Vecchio: costruire un impero e consegnarlo al futuro ma tra gli eredi è guerra aperta
Leonardo Del Vecchio era un imprenditore eccezionale. Parte da artigiano nel settore della montatura di occhiali. Da fabbricante di parti di occhiali al prodotto finito, lo valorizza, non più protesi medica, ma prodotto-moda, mira alla ricerca del contatto diretto con il cliente, prima saltando il grossista e poi acquisendo catene di negozi al dettaglio in giro per il mondo, fino ad entrare nel settore degli occhiali da sole (Ray-Ban) per bilanciare l’offerta aziendale con un prodotto che si cambia più frequentemente e che ha un prezzo più accessibile.
Una precisazione, Del Vecchio ha sempre coltivato una visione comunitaria dell’azienda, nella convinzione che l’azienda si fonda su coloro i quali vi lavorano, siano essi dirigenti, tecnici o operai.
Prima della sua scomparsa riesce a fondere la sua azienda Luxottica con Essilor, creando così un gruppo che fattura 25 miliardi di euro con circa 190 mila dipendenti.
Leonardo Del Vecchio, fino alla sua scomparsa nel 2022, ha dimostrato una vitalità ed energia non comuni. Due questioni lo hanno coinvolto: individuare il manager-imprenditore che potesse dirigere il gruppo e la messa a punto di un modello di passaggio generazionale, atto a limitare conflitti tra eredi. Mentre il primo obiettivo viene conseguito, la pace tra gli eredi si traduce in una guerra aperta. Il lascito è racchiuso nella società Delfin che, oltre al 32,5% della Essilor Luxottica, possiede il 10% delle Generali, il 2,7% di Unicredit, il 17,5% di Mps e il 26% di Covivio-società immobiliare.
Delfin, il grande patrimonio di Del Vecchio alla resa dei conti
Gli eredi sono otto, titolari ciascuno di una quota del 12,5% della Delfin che corrisponde per ciascuno ad un patrimonio di 3,75 miliardi. Vi figurano l’ultima moglie Nicoletta Zampillo; i tre figli nati dal primo matrimonio con Luciana Nervo: Claudio, Marisa e Paola; l’unico figlio nato dal matrimonio con Nicoletta Zampillo: Leonardo Maria; i due figli nati dalla relazione con l’ex compagna Sabina Grossi: Luca e Clemente e, infine, il figlio di primo letto della moglie: Rocco Basilico.
L’obiettivo, ricercato dal fondatore Leonardo Del Vecchio, non è stato conseguito poiché alcuni eredi hanno richiesto la possibilità di disporre del capitale ricevuto. Richiesta alla quale aderiscono anche tutti gli altri eredi. Nasce così, con l’aiuto di validi avvocati, una “scatola finanziaria” con un proprio statuto che prevede la possibilità di dare le proprie azioni in garanzia alle banche o anche venderle a terzi.
Benetton: una separazione programmata per salvaguardare la continuità
Rispetto alle prime due imprese, Benetton ragiona sul tema degli eventuali abbandoni di azionisti e mette a punto una adeguata metodologia.
Dopo il cambio dello Statuto del 2022, è stata prevista un’unica finestra temporale: l’exit, esercitabile tra luglio e novembre 2026 “per consentire a chi fosse interessato a liquidare le quote di realizzare l’uscita, ma secondo meccanismi e procedure prestabiliti”. Termini scritti in modo da non pregiudicare la continuità industriale impostata dal nuovo corso, con Alessandro Benetton presidente esecutivo ed Enrico Laghi ad.
Dei quattro rami della dinastia veneta solo quello che fa capo alla seconda generazione Giuliana Benetton, entro ottobre potrebbe esercitare il suo diritto di uscire, gli altri tre confermano invece il loro impegno di andare avanti insieme. La scelta del ramo Evoluzione, Giuliana e i suoi quattro figli, “non è collegata con la strategia e i risultati di Edizione, ma piuttosto dalla volontà dei quattro fratelli di iniziare un proprio percorso imprenditoriale”.
Per il ramo che lascia è previsto un percorso già definito nel 2022, mentre per la governance vale lo stesso discorso dove la famiglia Benetton partecipa solo nelle aziende strategiche. Per quanto riguarda i valori della scissione la famiglia sarebbe orientata ad applicare i valori dell’ultimo bilancio disponibile, quello del 2025.
Come si nota si assiste ad una separazione serena e collaborativa.

buongiorno, nell’ articolo è riportato che Claudio Del Vecchio è scomparso nel 2022 ; probabilmente è stata fatta confusione con il fondatore Leonardo Del Vecchio, scomparso nell’estate del 2022. Cordialità, Alessandro Valsecchi
Grazie dell’attenzione, è stato corretto. Buona giornata e continui a leggerci.
MS