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Accordo Ue-Mercosur: cosa cambia davvero per l’Europa con l’entrata in vigore provvisoria

L’intesa commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay è entrata in vigore lo scorso 1° maggio, ma deve ancora essere ratificata dai singoli Paesi europei. Ecco quali sono i primi effetti

Accordo Ue-Mercosur: cosa cambia davvero per l’Europa con l’entrata in vigore provvisoria

L’accordo di libero scambio commerciale tra Unione europea e blocco del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), atteso da oltre 20 anni, è finalmente entrato in vigore lo scorso 1° maggio, anche se in via assolutamente provvisoria, dato che manca la ratifica dei Parlamenti nazionali dei Paesi europei e anche sul fronte sudamericano non mancano i nodi da sciogliere in merito alle quote di export. Dunque, in concreto, cosa è cambiato per noi italiani ed europei dal 1° maggio? Intanto, anche se ancora parzialmente, l’Europa accede ad un mercato integrato di oltre 260 milioni di persone, inserendosi in un sistema commerciale che, nel complesso, coinvolge più di 700 milioni di consumatori.

Dal punto di vista europeo, si tratta di un’opportunità per rafforzare la presenza delle imprese in una regione storicamente complessa ma culturalmente vicina a noi e ricca di risorse, soprattutto minerarie e agroalimentari, oltre che ad alto potenziale di crescita. In tempi di dazi statunitensi sui prodotti europei e non solo, per noi il trattato col Mercosur significa l’eliminazione delle tariffe commerciali su oltre il 90% delle esportazioni verso quella parte del mondo, con un risparmio stimato in 4 miliardi di euro all’anno per le imprese del nostro continente.

Quali sono i prodotti che più esportiamo e quelli che più importiamo

Ma quali sono i prodotti che esportiamo di più verso il Sudamerica? Ad oggi secondo Eurostat sono farmaceutica e medicinali (7,2% del totale), macchinari ed equipaggiamento per l’industria (5,6%), automobili e altri veicoli da strada (4,7%), elettronica (3%). Fanno invece solitamente il percorso contratio, dal blocco Brasile-Argentina-Uruguay-Paraguay verso di noi, petrolio e derivati (7,3%), caffè, cacao, tè, spezie e derivati (6,7%), alimenti per animali (6,3%), minerali metalliferi (4,6%), semi oleaginosi (3,2%). Insomma è chiaro che per l’Europa si tratta di una porta d’accesso privilegiata alle materie prime (si pensi che solo il Brasile è il primo produttore mondiale di ben 10 commodities alimentari), mentre per la nostra industria si apre un nuovo mercato di sbocco.

Non sempre i dazi verranno del tutto azzerati: il caso della carne bovina

Ma l’abbassamento delle tariffe sarà progressivo e in alcuni casi non arriverà all’azzeramento. Per esempio c’è il caso della carne bovina, che tanto fa discutere sia per le proteste del mondo agricolo europeo, sia per il disaccordo tra i Paesi sudamericani sulle rispettive quote da esportare: per la carne non ci sarà una riduzione totale delle tariffe in nessun momento, ma a partire dallo scorso 1° maggio una quantità predeterminata di carne bovina importata dall’Ue è già soggetta a una tariffa del 7,5%, rispetto a quella finora applicata del 12,8% + 303,4 euro per 100 chili di carne bovina fresca. Quest’anno, la quota per la carne rossa fresca sarà di 9.000 tonnellate, ma la quantità aumenterà gradualmente fino a raggiungere le 54.450 tonnellate nel 2031. Per la carne congelata, l’aumento è da 7.400 tonnellate a 44.500 tonnellate. Rimarrà comunque l’aliquota al 7,5% per sempre.

Per altre categorie di prodotti i dazi saranno invece totalmente eliminati ma ci vorrà ancora più tempo prima di andare a pieno regime: per il vino se ne parla nel 2036, per il formaggio e i medicinali l’anno successivo, mentre bisognerà aspettare 15 anni per le barrette di cioccolato, 16 anni per le automobili a combustione e l’olio d’oliva, 19 anni per le automobili elettriche ed ibride.

I vantaggi (economici e non solo) per i Paesi europei

Secondo le stime della Commissione europea, l’accordo potrebbe generare un aumento significativo delle esportazioni europee, fino a circa il +30/40% in alcuni settori. Ma soprattutto, oltre ai benefici economici, l’intesa ha una forte dimensione strategica: l’Unione europea infatti si avvia a rafforzare la propria presenza in America Latina in un momento in cui la Cina ha aumentato significativamente la sua influenza commerciale nella regione e in cui gli Stati Uniti di Donald Trump applicano o minacciano di aumentare i dazi a mezzo mondo. L’accordo diventa quindi uno strumento per diversificare le catene di approvvigionamento, ridurre la dipendenza da altri partner globali e consolidare relazioni con economie emergenti.

Le criticità: ambiente, standard sanitari e di qualità, concorrenza

Non mancano però le controversie. Alcuni Paesi europei e organizzazioni ambientaliste hanno espresso dubbi sull’impatto sulla deforestazione, in particolare in Amazzonia, sul rispetto degli standard ambientali, sanitari e di controllo sulla qualità, e sul rischio di concorrenza “sleale”. L’accordo include clausole ambientali, ma la loro efficacia resta oggetto di dibattito e scetticismo. Ed è per questo che la ratifica dei singoli Parlamenti nazionali non c’è ancora stata e si può scommettere che tarderà ad arrivare.

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