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Accordo Ue-Mercosur: il 1° maggio il via provvisorio. Ma anche il Sudamerica litiga per le quote

Il trattato inizia a produrre effetti concreti, ma è ancora lontano dall’essere definitivo. Mancano le ratifiche dei parlamenti nazionali e intanto in Sudamerica si litiga per la carne bovina, sulla quale vige un tetto alle importazioni Ue di 99.000 tonnellate l’anno, con tariffa ridotta al 7,5%. Scontro Brasile-Paraguay

Accordo Ue-Mercosur: il 1° maggio il via provvisorio. Ma anche il Sudamerica litiga per le quote

L’agognato trattato commerciale tra Unione europea e Mercosur, che ancora incontra molte resistenze nel nostro continente per quanto riguarda la ratifica da parte dei parlamenti degli Stati membri, entra in vigore venerdì 1° maggio in via provvisoria: l’applicazione provvisoria permette già di ridurre o eliminare dazi su molti prodotti, semplificare le regole per gli scambi e aprire nuovi mercati per imprese e servizi europei, generando benefici immediati per esportatori, consumatori e investitori. Ma l’accordo vero e proorio entrerà pienamente in vigore solo dopo il completamento dell’intero processo di ratifica: fino ad allora, l’applicazione resta parziale e può essere modificata o interrotta se uno dei passaggi politici non viene approvato.

Non è però soltanto l’Europa a far fatica a trovare la quadratura del cerchio in merito alla ratifica dell’accordo commerciale con l’area di libero scambio composta da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Anche sul versante sudamericano non mancano le tensioni, in particolare su come dividere le quote di esportazione previste dall’intesa con l’Unione Europea. Per i Paesi dell’area infatti si sta per aprire un nuovo e importante sbocco commerciale che coinvolgerà quasi 800 milioni di consumatori, la maggior parte dei quali proprio nel Vecchio Continente. Quindi non è facile accettare l’idea di doversi spartire il jackpot, cioè le quote di prodotti che ogni Stato membro potrà esportare in Europa con tariffe ridotte o zero.

Il nodo principale è sull’export di carne bovina

Il trattato entra provvisoriamente in vigore venerdì 1° maggio e le “cotas” riguardano soprattutto prodotti agricoli sensibili, come ad esempio la carne bovina, lo zucchero o l’etanolo, e la regola è chiara: se si supera la quota, entrano in vigore i dazi pieni. Il terreno in cui si sta consumando maggiormento lo scontro è proprio quello della carne bovina, per la quale a tutela dei produttori italiani ed europei è previsto un limite annuale importabile di circa 99.000 tonnellate, con un’imposta ridotta al 7,5%, e chiaramente ogni Paese del Mercosur vuole una fetta maggiore di questo totale. Da un lato il Brasile, essendo il maggiore esportatore del blocco, spinge per una divisione più favorevole a sé oppure per applicare criteri proporzionali alla capacità produttiva.

Il Paraguay non ci sta e chiede una divisione paritetica delle quote

Dall’altro l’Argentina e soprattutto il Paraguay non vogliono sentirsi penalizzati e spingono per una suddivisione equa, cioè il 25% per ognuno dei quattro Paesi che aderiscono al Mercosur, ai quali peraltro si sta per aggiungere la Bolivia, che però al momento è fuori dall’intesa con Bruxelles. Il presidente Lula però è inflessibile: il Brasile rappresenta da solo più del 70% della popolazione del blocco e soprattutto di carne bovina non è solo il primo produttore sudamericano, ma il primo del mondo (12,3 milioni di tonnellate nel 2025, davanti agli Usa), quindi merita quote maggiori. Inoltre, sostengono gli esperti brasiliani, il Paraguay non avrebbe nemmeno la capacità produttiva per coprire una quota del 25%, che equivale a quasi 25.000 tonnellate di carne bovina.

Per Lula vale il principio “first come, first served”

Al momento una decisione non è ancora stata presa, tanto che la Commissione europea ha fatto sapere che non ha ricevuto nessuna notifica in merito alla suddivisione delle quote. In assenza di una comunicazione ad hoc, secondo il governo brasiliano varrà il principio “first come, first served”, cioè banalmente chi prima arriva, meglio alloggia. Le imprese che si muoveranno prima, di qualsiasi Paese esse siano, potranno esportare fino al raggiungimento della soglia delle 99.000 tonnellate annue. Il rischio, denuncia l’Associazione brasiliana delle imprese esportatrici di carne, è di sottoutilizzare la quota di prodotti esportabili, perdendo così la possibilità di massimizzare i benefici dell’accordo.

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