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Borse 19 febbraio: le nuove tensioni Usa-Iran infiammano il petrolio e colpiscono i listini azionari. L’oro ritrova quota 5.000 dollari

Giornata in rosso per le Borse occidentali, soprattutto per l’Europa e per Piazza Affari, dove precipita Fincantieri e vanno in difficoltà le utilities. Il dollaro recupera sull’euro

Borse 19 febbraio: le nuove tensioni Usa-Iran infiammano il petrolio e colpiscono i listini azionari. L’oro ritrova quota 5.000 dollari

Il tema finanziario del giorno in questo giovedì 19 febbraio è senza dubbio la tensione crescente tra Usa e Iran che ha conseguenze sulle quotazioni del petrolio e sulle Borse di tutto il mondo. Queste ultime vanno in rosso praticamente ovunque, a parte il Nikkei di Tokyo che è in una fase brillante e che prima dei subbugli occidentali aveva portato a casa un altro 0,57%. In Europa sprofonda soprattutto Piazza Affari che da qualche tempo alterna grandi exploit a altrettanto grandi flop e oggi cede l’1,22% sotto i 46.000 punti. Ma anche Parigi -0,5%, Francoforte -1%, Londra -0,5%, in negativo pure Wall Street ma meno catastroficamente. Il petrolio invece sale e pure significativamente, con il Brent che sfonda ampiamente quota 70 dollari al barile portandosi in zona 71,7 dollari, vale a dire il massimo dalla scorsa estate. Il Wti crude oil guadagna a sua volta il 2% superando agevolmente la soglia dei 66 dollari al barile.

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Nel frattempo, sempre a proposito di “oro nero”, i dati del settore hanno mostrato che le scorte di petrolio greggio degli Stati Uniti sono diminuite di 0,61 milioni di barili la scorsa settimana, compensando in parte l’aumento di 13,4 milioni di barili registrato la settimana precedente, l’aumento più netto da gennaio 2023. Questo scenario come detto non piace ai mercati ma per lo meno giova ai titoli energetici come Eni che è tra i pochi in controtendenza a Milano con il +1,4%, e Saipem +1,2%. Da segnalare anche l’exploit di Tenaris +9,5% mentre va a picco Fincantieri -11,9%. Soffrono le utilities dopo il Decreto Bollette che riduce sì i costi per famiglie e imprese, ma comprime i margini delle utility con tagli al prezzo del gas e aumento dell’Irap: Enel -3,6%. Male pure le banche: Mps -0,4% nel giorno del cda, prese di beneficio su Mediobanca -1,4% dopo la seduta trionfale di ieri, Unicredit -2,4%, Intesa Sanpaolo -1,5%. In questo contesto lo spread Btp Bund si conferma sopra i 60 punti base, in zona 61, col rendimento del Btp 10 anni al 3,36%.

Allargando lo sguardo verso gli Stati Uniti, nel giorno del discusso Board of Peace per Gaza le Borse sono anche loro in rosso ma più moderatamente rispetto all’Europa: Dow Jones -0,35%, Nasdaq in recupero verso la parità mentre scriviamo. Recupera il dollaro statunitense rispetto all’euro, portando il cambio a 1,176. Prosegue invece la discesa del Bitcoin che oggi vale 66.000 dollari: dal 1° gennaio ha perso un quarto del suo valore. Per completare lo sguardo sulle materie prime, ormai sembrano avere sempre meno da dire oro e argento, che da qualche tempo si fanno rubare la scena da altro: i mercati finanziari vivono di fasi e dopo la “moda” delle commodities rifugi, con record storici stracciati, oggi l’oro si limita a riagganciare quota 5.000 dollari all’oncia (ma era arrivato a 5.400) e l’argento nemmeno riesce a tornare sugli 80 dollari l’oncia, dopo essere salito a 116 dollari a fine gennaio.

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