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Board of peace per Gaza: il “comitato d’affari” di Trump divide l’Europa tra accuse e punti critici. Chi c’è e chi non c’è

Board of peace per Gaza, piovono accuse sul “comitato d’affari” caro a Trump: “L’obiettivo è la spartizione della Palestina”. A Washington la riunione organizzata dal presidente Usa: chi c’è e chi non c’è. Cosa fa l’Italia. Il Vaticano: “Criticità”

Board of peace per Gaza: il “comitato d’affari” di Trump divide l’Europa tra accuse e punti critici. Chi c’è e chi non c’è

Board of peace per Gaza, i numeri ballano e le tensioni aumentano: il conteggio totale dei Paesi dell’Ue presenti giovedì 19 febbraio a Washington alla riunione tanto cara a Donald Trump potrebbe forse arrivare a quota 13, più la Commissione Ue. La cifra – ufficiosa, s’intende – filtra da Bruxelles sulla base di indiscrezioni, in alcuni casi passibili di cambiamento sino all’ultimo istante. Si parte con Romania e Ungheria, che parteciperanno al livello di capo di stato e di governo. Seguono Italia e Repubblica Ceca, con i vicepremier-ministri degli Esteri. Cipro invierà il ministro degli Esteri mentre la Grecia spedirà il viceministro. La Polonia sarà rappresentata dal consigliere della presidenza della Repubblica. Ci saranno poi anche Bulgaria, Slovacchia e Croazia. L’Olanda, la Finlandia e l’Austria potrebbero invece inviare i loro ambasciatori negli Usa.

Board of peace per Gaza tra accuse e punti critici

Di sicuro, invece, c’è che piovono accuse sulla “mini-Onu in salsa privata” lanciata dal presidente Usa, considerata da più parti – opposizioni in primis – un comitato d’affari del tycoon con l’obiettivo di “spartirsi la Palestina” post ricostruzione. Da notare che il Vaticano, per bocca del cardinale Pietro Parolin, ha fatto sapere che non vi prenderà parte e che ci sono “punti critici che andrebbero risolti”.

Per ora, appunto, solo pochi Paesi europei hanno confermato la propria presenza. Di contro, il gruppo dei Socialisti al Parlamento europeo ha chiesto chiarimenti alla Commissione sulla natura della sua partecipazione, che pure ha innescato qualche mal di mancia a Bruxelles: “La Commissione – ha attaccato S&D – chiarisca il mandato politico e la portata della sua partecipazione: l’iniziativa è in contrasto con le norme internazionali consolidate e i processi guidati dall’Onu e ci sono serie preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza riguardo a tale partecipazione”.

L’esecutivo Ue, dal canto suo, continua a ribadire che non entrerà nel Board of Peace e che la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica andrà per partecipare “al punto specifico relativo a Gaza e alla sua ricostruzione”. “Ciò che conta sono i nostri sforzi e la nostra intenzione di impegnarci con tutti i partner, inclusi gli Stati Uniti, sul futuro di Gaza e la sua ricostruzione”, ha sottolineato una portavoce dell’esecutivo europeo. Che però ha glissato ancora sull’aspetto spinoso dello status di osservatore, su cui palazzo Berlaymont non vuole dire una parola definitiva. “La Commissione cercherà in ogni modo di evitare di esprimersi, perché vuole impegnarsi per Gaza ma, allo stesso tempo, non dare legittimità all’iniziativa di Trump: una linea sottile da seguire”, spiega una fonte europea vicina al dossier.

Board of peace per Gaza: chi c’è e chi non c’è

Una “linea sottile” che ha scatenato polemiche a non finire: Cipro e Grecia saranno a Washington in veste di “osservatori”; idem Antonio Tajani che ha parlato della partecipazione anche di Romania, Slovacchia, Croazia e Austria. Mentre Ungheria e Bulgaria saranno gli unici Stati membri dell’Ue a militare a pieno titolo. La Gran Bretagna – a quanto si apprende – starebbe ancora prendendo tempo, divisa tra l’esigenza di onorare la “special relationship” e il rispetto per le Nazioni Unite, di cui è membro permanente al Consiglio di Sicurezza.

La spaccatura però emerge anche all’interno dei Paesi stessi, a volte seguendo le affinità politiche con l’universo Maga. Come nel caso della Polonia: il presidente della Repubblica di Polonia Karol Nawrocki (sovranista) sarà rappresentato a Washington “dal capo dell’Ufficio per la politica internazionale, Marcin Przydacz”, come ha precisato il portavoce del capo di Stato polacco, Rafał Leśkiewicz. Tuttavia, il primo ministro Donald Tusk ha già provveduto a ribadire che il governo “non prevede la partecipazione al Board of Peace in queste circostanze e condizioni”. Tant’è.

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