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Per il decreto taglia-bollette una corsa ad ostacoli: ecco perché e cosa non convince gli analisti

Il varo atteso nel prossimo Consiglio dei ministri. Ma gli analisti sono all’attacco: molte incognite sui promessi ribassi delle tariffe finali e sui rischi di frenare le rinnovabili. E forti timori sul via libera della Ue per una misura che si configura come un aiuto di Stato.

Per il decreto taglia-bollette una corsa ad ostacoli: ecco perché e cosa non convince gli analisti

Non è nato ma già inciampa. Avrà vita dura il decreto bollette che dovrebbe ridurre almeno un po’ gli extra costi dell’energia pagati dalle famiglie e dalle imprese italiane rispetto a ciò che accade negli altri paesi europei. Il varo, dopo tanti rinvii, è promesso dal Governo come “imminente”, forse nel prossimo Consiglio dei ministri. Ma le bozze che circolano non convincono gli analisti.

Gli sconti? Il rischio è quello della classica partita di giro: risorse pubbliche per compensare gli sgravi che poi producono rincari su altre voci fiscali o parafiscali. Sempre che il sistema di formazione delle tariffe finali, ormai largamente liberalizzato e affidato al mercato, recepisca effettivamente il beneficio dello sgravio, al di là del nuovo bonus di 90 euro previsto per le famiglie in grado di certificare una condizione di disagio ma non già titolari del bonus sociale. Ma per gli altri? Nessuna garanzia, anzi. Il bonus di 90 euro andrà finanziato. E il meccanismo di riduzione forzosa dei costi garantito con una contrattualistica su misura alle imprese più energivore rischia perfino di comportare ulteriori aggravi per gli altri consumatori che rimangono fuori dagli sconti mirati.

Partita di giro in perdita

Ma non basta. Sono gli effetti collaterali quelli che preoccupano di più. La sterilizzazione dei costi ambientali (i prelievi Ets) sul gas usato dai grandi produttori di energia avrebbero un poderoso ostacolo applicativo. Più che probabili obiezioni della commissione Ue, con una rampogna ormai abituale per il nostro paese: si tratterebbe di un aiuto di Stato indebito. E anche se l’aiuto passasse ecco il danno, ancora più insidioso, per le nostre ambizioni sulla transizione energetica verde: cambierebbero gli equilibri di convenienza tra la generazione elettrica con le centrali a turbogas – che costituiscono tuttora l’asse portante della generazione italiana – e la corsa, incentivata ma singhiozzo, alle energie rinnovabili.

Il ricorso alla generazione “verde” diventerebbe meno conveniente, deprimendo gli investimenti sul settore: non solo gli investimenti dei produttori ma anche la propensione all’installazione da parte degli utenti finali, visto che il decreto a quanto si apprende prevede anche una rimodulazione al ribasso degli incentivi concessi ai cittadini, ai quali potrebbe essere offerta la possibilità di compensare un taglio al valore degli incentivi in atto con una proroga della loro scadenza.

I tanti altolà di questi giorni sono ben sintetizzati dall’analisi appena pubblicata dal sito specializzato e-gazette, che taglia corto: il decreto taglia bollette “non funzionerà mai”. Una sentenza forse troppo cruda, ma ben argomentata.

Prima obiezione: il rimborso promesso ai produttori di elettricità con il gas relativamente alle quote Ets per la CO2 emessa potrebbe non tradursi in una riduzione dei prezzi finali. In agguato ci sono “meccanismi di distorsione del mercato”: quando i costi di produzione si riducono non sempre i benefici vengono tradotti sui prezzi finali, si osserva citando l’indagine svolta lo scorso anno dall’autorità per l’energia (Arera) sul cosiddetto “trattenimento”. Seconda obiezione: la Commissione europea autorizzerà quello che si configura comunque con un come aiuto di Stato sulla riduzione di una tassa ambientale che rappresenta un cardine della strategia e delle scelte politiche della UE? E, nel caso, potrà mai accettare che un eventuale deroga valga solo per il nostro paese?

Il dettaglio delle misure

Il decreto bollette è ancora in fase in assestamento. Potrebbe essere esaminato nel prossimo Consiglio dei Ministri, ma non si esclude un ulteriore rinvio. Nell’ultima bozza il provvedimento è suddiviso in 12 articoli che prevedono un beneficio complessivo per le famiglie e per le imprese valutato tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro l’anno. Il nuovo bonus sociale per l’elettricità delle famiglie disagiate dovrebbe valere 315 milioni di euro per l’anno in corso coperti dai fondi per il Ministero dell’ambiente. Verrà corrisposto in contributi da 90 euro ciascuno quest’anno e il prossimo, dedicati alle famiglie in grado di certificare un Isee annuale non superiore a 25mila euro come contributo straordinario copertura di acquisto dell’energia elettrica che verrà erogato sulla base di una delibera che l’Arera dovrà varare entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

Sempre l’Arera dovrà adottare entro la fine di questo mese uno o più provvedimenti per la riduzione nell’anno in corso degli “oneri e le ulteriori componenti tariffarie di trasporto distribuzione del gas naturale ai clienti finali limitatamente ai consumi superiori a 80mila metri cubi l’anno”.

Per favorire la convergenza dei prezzi del gas all’ingrosso con quelli degli altri paesi europei viene chiesto sempre all’Arera di introdurre un “servizio di liquidità” fino a una spesa complessiva di 200 milioni di euro con la sottoscrizione di contratti tra Snam “e operatori selezionati tramite procedure competitive che avranno il diritto di ricevere un premio e l’obbligo di formulare offerta di vendita sui mercati a pronti del gas naturale a prezzi specifici”, ovvero più bassi e convenienti per i consumatori finali. Facile osservare che riempire di contenuti quest’ultima intenzione non sarà impresa facile.

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