Per il terzo trimestre le attese delle imprese torinesi restano moderatamente positive, senza troppo discostarsi de quelle dello scorso trimestre, nonostante una fase di crescita debole e disomogenea per l’economia italiana, e in un contesto internazionale segnato da forte incertezza che penalizza gli scambi commerciali. Tra i dati di maggiore rilievo, la ripresa del terziario dopo la flessione dei mesi scorsi. È quanto emerge dall’indagine congiunturale condotta a giugno dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino cui hanno risposto circa 400 imprese manifatturiere e dei servizi.
Analizzando i dati nel dettaglio, emergono come stabilmente positivi gli indicatori che rappresentano il saldo tra ottimisti e pessimisti, per quanto attiene: occupazione (+10,2%, in aumento di 6,4 punti), produzione (+5,9% in crescita di 2,6 punti) e ordini (+4,8% in salita di 8 punti). Ancora un dato negativo per esportazioni (-6,1%) e redditività (-4,5). Emerge nuovamente una differenza significativa nelle attese delle aziende di maggiori dimensioni, più ottimiste rispetto alle piccole realtà, generalmente più prudenti. Aumentano le previsioni di investimento in nuovi impianti, presumibilmente riconducibili alle nuove disposizioni in materia di iper-ammortamento introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.
Anche se in assestamento rispetto alla rilevazione per il secondo trimestre, resta alta la preoccupazione per l’aumento dei prezzi energetici e dei costi di approvvigionamento di materie prime e logistica: oltre la metà delle imprese prevede aumenti significativi, con una percentuale che sale al 63% per la logistica e il trasporto delle merci. Scende leggermente il ricorso alla cassa integrazione, che interessa l’8,3% delle imprese, con una frenata di 4,5 punti nell’industria che si assesta all’11,7%. Stabile il tasso di utilizzo di impianti e risorse (77%), che rimane sui valori medi di lungo periodo. Nel torinese si registra invece il dodicesimo dato negativo per le attese sulle esportazioni (-6,1% il saldo ottimisti/pessimisti). Analogamente a quanto registrato per il secondo trimestre, le aziende manifatturiere torinesi esprimono attese al di sopra della media regionale.
Focus Medio Oriente
Questa edizione dell’Indagine Congiunturale contiene anche un focus regionale sul conflitto in Medio Oriente, con lo scopo di mappare il sentiment delle imprese piemontesi e valutare l’impatto dell’incertezza sull’economia. La rilevazione restituisce un quadro di preoccupazione contenuta ma diffusa. Riguardo all’impatto del conflitto sull’attività aziendale, le imprese si dividono equamente tra chi lo giudica significativo e di lunga durata (38%) e chi lo ritiene solo moderato (38%), mentre è residuale la quota di chi non ne avverte effetti.
È il caro-energia a pesare di più: quasi due imprese su tre (63%) considerano rilevante o molto rilevante l’impatto dei costi energetici sul proprio margine operativo, con punte nei settori più energivori come l’alimentare, la metallurgia e l’automotive. Di fronte a queste pressioni, la risposta prevalente è la diversificazione dei fornitori, seguita dalla rinegoziazione dei contratti con i clienti: le imprese cercano soprattutto di irrobustire la catena di approvvigionamento più che di intervenire sulle scorte. Nonostante tutto, lo sguardo sul futuro resta improntato a un cauto ottimismo: oltre la metà delle aziende (51%) attende un miglioramento dei principali fattori di rischio nei prossimi mesi, benché resti significativa (27%) la quota di chi segnala forte incertezza.
I dati regionali
A livello regionale dalle risposte delle 1.200 imprese associate al sistema confindustriale, arrivano attese complessivamente positive per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti al +6,2%) produzione (+2,3%) e ordini totali (+1,6%). Negativi i consuntivi di export (-3,8%) e redditività (-8,6%). Varia complessivamente poco la propensione a investire, che interessa il 73,6% delle rispondenti, in calo di 1 punto percentuale. In controtendenza la previsione di investimento in nuovi impianti, in aumento di oltre 1 punto percentuale rispetto alle indicazioni raccolte per il secondo trimestre.
Il tasso di utilizzo di impianti e risorse resta stabile al 77%, mentre frena il ricorso alla CIG, attivata dal 7,9% dei partecipanti all’indagine, quasi un punto in meno rispetto al secondo trimestre. Scendono le aspettative di ricorso alla CIG anche nel manifatturiero, pur restando su valori superiori alla media (10,6%) si registra un rallentamento più deciso: -1,2 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Torna ampia la forbice tra aziende di grandi dimensioni (con oltre 50 dipendenti) che esprimono attese sulla produzione più favorevoli (saldo +10,3%), rispetto a quelle più piccole, che si rivelano più caute (saldo pari a -1,3%).
Il commento del presidente Marco Gay
“Questa congiunturale ci dice che la determinazione degli imprenditori e delle imprese torinesi non vacilla. Dai risultati della nostra ultima indagine emerge con chiarezza la vulnerabilità del contesto in cui le nostre imprese operano. Nonostante le incertezze, le aziende continuano a investire, a dare lavoro al territorio. Ma non possiamo ignorare la continua preoccupazione che riguarda in particolare esportazioni, costo dell’energia e della logistica. La crisi in Medio Oriente ha ulteriormente fatto crescere il costo dell’energia e di alcuni prodotti raffinati e in più abbiamo visto un rallentamento delle dinamiche commerciali con quei paesi che erano in crescita e di assoluta rilevanza per il nostro export” dichiara Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino.
“La necessità di stabilizzare il contesto geopolitico è, quindi, evidente. Le imprese possono prosperare solo in un mondo aperto, con regole chiare e in piena reciprocità – aggiunge – sul fronte energetico, ormai siamo consapevoli che il mondo non tornerà più alla dinamica precedente alla guerra in Ucraina e, anzi, ogni giorno aumentano i segnali di instabilità con i paesi da cui dipendiamo per produrre, che rischiano di mandare fuori mercato i nostri prodotti. Per l’Europa affrontare il costo dell’energia con una diversificazione delle fonti – a partire da quelle rinnovabili – e il potenziamento del mercato unico è essenziale. Su questo ci giochiamo non solo la fiducia, ma la tenuta stessa delle nostre economie”.
