Condividi

Banner FIRSTonline

Unicredit, Orcel tenta Commerzbank con board “tedesco” e valuta mBank in Polonia come piano alternativo

Secondo il Financial Times, Unicredit potrebbe offrire un terzo dei seggi del board per convincere Berlino su Commerz; in alternativa, punterebbe alla crescita organica in Polonia o ad acquisizioni mirate come mBank, controllata dal colosso tedesco

Unicredit, Orcel tenta Commerzbank con board “tedesco” e valuta mBank in Polonia come piano alternativo

Andrea Orcel, ceo di Unicredit, sta pianificando una mossa strategica sul dossier Commerzbank, ma Berlino non sembra pronta a cedere facilmente. La strategia? Rendere il board della banca un po’ più tedesco: secondo il Financial Times, Unicredit valuterebbe di riservare un terzo dei seggi del consiglio a membri tedeschi, in proporzione al peso della Germania nel bilancio post-fusione. L’idea è semplice: convincere il governo tedesco a dare il via libera politico a un’eventuale acquisizione, senza che il baricentro del gruppo si sposti troppo verso Berlino.

LEGGI ANCHE Unicredit-Commerzbank: per Andrea Orcel un ritorno del 20% in un anno

Commerz sotto il modello HVB: la scalata di Unicredit in Germania

Non è la prima volta che Unicredit affronta sfide simili in Germania. Nel 2005, con l’acquisizione di HVB, il ceo tedesco Dieter Rampl divenne presidente, anche se l’esperienza fu turbolenta e culminò con la rimozione dell’allora ad Alessandro Profumo nel 2010 e le dimissioni di Rampl nel 2012.

In un intervento su Handelsblatt, Orcel ha ricordato le difficoltà di quel primo sbarco in Germania: “Quando vent’anni fa i rappresentanti della Hvb e di Unicredit si presentarono alla stampa […] lo scetticismo fu grande – non solo in Germania, ma in tutta Europa. Si temeva che l’istituto bavarese perdesse la propria identità. La stampa parlò di declino e persino di una capitolazione di fronte al controllo straniero”.

Si diffuse addirittura “una sorta di nazionalismo economico: alle banche deboli in Germania venne consigliato di fondersi per tenere lontani gli investitori stranieri”. Nonostante le preoccupazioni iniziali, Orcel ritiene l’operazione un successo: “Hvb è diventata più forte, più stabile e più rilevante grazie all’acquisizione”. Ma il top manager conosce bene le dinamiche della governance internazionale e sa che “le concessioni non possono essere a senso unico”, come ha spiegato una fonte vicina al dossier: Commerzbank dovrà essere disposta a negoziare.

Lo stato dell’arte su Commerzbank

Il problema, però, è che Berlino resta prudente. Unicredit ha iniziato a muoversi sul colosso tedesco nel settembre 2024, accumulando il 26% delle azioni più un ulteriore 3% tramite derivati, che saranno convertiti entro fine anno, portando la partecipazione complessiva al 29% e lasciando solo un punto percentuale alla soglia legale per l’obbligo di Opa. L’iniziativa ha sorpreso il governo tedesco, che insieme al board della banca si è dichiarato contrario a un takeover “ostile”. Il cancelliere Friedrich Merz e il ministro delle Finanze Lars Klingbeil hanno chiarito che Commerzbank deve restare indipendente. Anche Roma segue con attenzione, per evitare che il baricentro europeo del gruppo si sposti troppo verso la Germania.

Al momento, non ci sono trattative attive. Il ceo di piazza Gae Aulenti ha dichiarato di poter attendere fino al 2027 prima di decidere un’eventuale offerta formale: nulla viene affrettato, ma tutto è calcolato. Oltre alla governance, Unicredit valuterebbe ulteriori impegni per rassicurare Berlino, come mantenere la sede tedesca del gruppo risultante, evitare la chiusura di filiali e garantire volumi di credito per un periodo prestabilito. Tutte ipotesi, ancora da confermare.

Unicredit-Commerz, il piano B di Orcel: la carta polacca

Se Berlino continuerà a frenare su un’eventuale acquisizione di Commerzbank, Orcel ha già pronto un piano alternativo, puntando sulle attività polacche della banca tedesca, in particolare mBank, che negli ultimi anni ha registrato una forte crescita sia distributiva sia tecnologica. Questa operazione permetterebbe a Unicredit di rafforzare la propria presenza in Centro Europa, tornando in un mercato lasciato dopo la vendita di Bank Pekao tra il 2016 e il 2019.

Ad agosto Orcel ha annunciato che il rientro è previsto nel quarto trimestre, a seguito dell’acquisizione del fornitore locale di servizi bancari digitali Vodeno e della banca digitale belga Aion, anch’essa attiva in Polonia, consolidando così la presenza del gruppo nel Paese. Inoltre, la banca sta assumendo investment banker locali, inclusi membri di un ex team Santander secondo quanto riportato dalla stampa locale.

Come spiegato dallo stesso Orcel durante la conferenza di BofA Securities, Germania e Polonia sono i mercati dove le M&A “porterebbero un cambiamento sostanziale alla nostra storia azionaria… una differenza significativa rispetto a ciò che siamo e alla nostra redditività”. Tuttavia, ha sottolineato che la Polonia resta un mercato più complesso, perché “non essendo presenti e crescendo per vie organiche, le sinergie sono limitate rispetto a un’operazione su un mercato locale già consolidato”.

Unicredit guarda a Est, mentre in Italia si punta sulla crescita organica

Ma la strategia di Orcel non si limita a Germania e Polonia. La banca milanese mantiene una partecipazione significativa anche nella greca Alpha Bank (26%, con possibilità di arrivare al 29,9% nel quarto trimestre tramite derivati), che dispone anche di una forte presenza in Romania. Qui, Unicredit ha completato la fusione con Alpha Bank Romania, consolidando circa 300 filiali e 900 ATM, e mantenendo una quota residua del 9,9% nella banca romena, rafforzando così la propria posizione nell’Europa orientale.

In Italia, invece, dopo il fallimento dell’accordo con Banco Bpm, Unicredit ha deciso di sospendere altre operazioni di M&A, concentrandosi sulla crescita organica, che rappresenta circa la metà del fatturato complessivo. Lo ha confermato lo stesso Orcel intervenendo alla 30esima Financials ceo Conference di BofA Securities.

LEGGI ANCHE Banco Bpm-Unicredit, contrordine da Bruxelles: arriva la decisione sul golden power

Commenta