Sul risiko bancario italiano torna l’ombra del golden power. E non solo per le parole pronunciate mercoledì dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, riferendosi alle possibili nozze tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, ha detto che “il golden power vale anche per loro”, ma anche perché sull’Italia pende ancora il giudizio di Bruxelles sui poteri speciali applicati lo scorso aprile su un’altra operazione, quella di Unicredit sul Banco, poi ritirata proprio per l’incertezza generata dalla decisione di Palazzo Chigi. Anzi, a ben guardare, occorre parlare al plurale perché i giudizi sono in realtà due: quello della DgComp guidata dalla Commissaria europea per la Concorrenza Teresa Ribera, e quello della Direzione generale Servizi Finanziari (Fisma) capitanata da Maria Luís Albuquerque che ad aprile aveva avviato la procedura Eu Pilot per verificare la compatibilità della normativa italiana sul golden power con i Trattati comunitari.
Banco Bpm-Crédit Agricole Italia: l’imparzialità di Giorgetti
“Io non ho obiezioni politiche, io ho una legge che devo far rispettare, come l’ho fatta rispettare agli altri la farò rispettare a loro. C’e’ una legge e vale per tutti”; ha affermato ieri il ministro Giorgetti, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se avesse obiezioni su una eventuale fusione Crédit Agricole Italia e Banco Bpm. A chi gli chiedeva se ipotizzasse anche un utilizzo del golden power, il ministro ha risposto: “Mi riferisco appunto a quella legge lì”.
Il governo italiano, con un decreto emanato il 18 aprile, aveva applicato il golden power all’offerta lanciata da Unicredit su Banco Bpm, appellandosi a ragioni di sicurezza nazionale. Tra i motivi principali, oltre alla presenza di Piazza Gae Aulenti in Russia, veniva citata anche Anima, la società che controlla oltre 200 miliardi di masse gestite, acquisita da Banco Bpm a inizio aprile.
Tramontata dunque l’ipotesi Unicredit, nelle ultime settimane si comincia a parlare di nuove nozze, stavolta tra la banca guidata da Giuseppe Castagna e la controllata italiana di Crédit Agricole che è anche primo azionista del Banco con una quota del 19,8%. Con l’aggregazione tra le due realtà i francesi della Banque Verte arriverebbero tra l’altro poco sotto il 30% della banca milanese. E in molti, in seguito all’avanzamento del dossier, si erano chiesti se il governo avrebbe “detto qualcosa”, come in passato, o avrebbe lasciato fare. Le parole di Giorgetti sembrano lasciare maggior spazio alla prima ipotesi.
I giudizi di Bruxelles sul golden power
Ed è proprio in questo contesto che entra in gioco Bruxelles che in primavera aveva messo nel mirino il decreto del 18 aprile con cui il Governo italiano aveva imposto una serie di prescrizioni all’offerta di Unicredit. Secondo quanto riferito da Mf-Milano Finanza, dopo il passo indietro di Piazza Gae Aulenti si temeva che la DgComp non avesse più la competenza per decidere sul caso, tesi sostenuta anche da Palazzo Chigi. Consultate alcune fonti giuridiche e ricevute le dovute rassicurazioni, l’autorità guidata da Teresa Ribera avrebbe deciso di andare avanti allo scopo di vederci chiaro sulle ragioni di “sicurezza nazionale” con cui il governo aveva giustificato il suo intervento. Nelle prossime settimane potrebbe dunque arrivare la decisione. E “se il condizionamento decisivo del governo sarà accertato, a questo punto potrebbe emergere una violazione del regolamento sulle concentrazioni, aprendo la strada a una possibile sanzione contro l’Italia”, spiega Mf.
Nel frattempo va avanti, e potrebbe arrivare a conclusioni simili, anche la procedura EU Pilot aperta dalla Fisma allo scopo di verificare la compatibilità della normativa italiana sul golden power con i Trattati e con le norme europee sulla libera circolazione dei capitali. Se anche la Dg Servizi Finanziari dovesse decidere che, applicando il golden power, l’esecutivo italiano ha travalicato i suoi poteri, potrebbe arrivare una procedura d’infrazione, come già accaduto qualche mese fa con Spagna e con l’intervento del suo governo sull’operazione Bbva-Sabadell.
Entrambe le decisioni sono molto attese. Non solo per l’impatto teorico che potrebbero avere sul risiko (non solo bancario), ma anche per quello pratico che potrebbero avere sull’operazione Banco Bpm – Crèdit Agricole Italia, che – depotenziati i poteri speciali – potrebbe avere qualche possibilità di riuscita in più. Senza contare la possibile reazione di Unicredit che, sgombrato il campo dalle incertezze che hanno condizionato la precedente offerta, potrebbe scegliere di tornare alla carica su Piazza Meda. C’è anche una terza possibilità: i poteri speciali restano lì dove sono. In questo caso, il Banco potrebbe anche scegliere di accantonare le nozze con Crédit Agricole Italia per privilegiare quella che è sempre stata l’opzione preferita dell’Ad Giuseppe Castagna: l’integrazione con Mps (e Mediobanca) per creare l’ormai famigerato terzo polo. Tutto italiano.
Goldman Sachs è “Buy” su Banco Bpm
Le diverse ipotesi stanno avendo ripercussioni anche sui mercati, con il titolo Banco Bpm che viaggia in rialzo dell’1,6% a 12,815 euro a fronte di un Ftse Mib in calo dello 0,12%. A spingere le quotazioni è anche la decisione di Goldman Sachs di avviare la copertura sul titolo con un “buy”. Tra le motivazioni alla base della decisione, gli analisti hanno messo in evidenza anche “il potenziale di partecipazione a ulteriori operazioni di consolidamento in Italia”. Nel suo report, GS parla anche della mancata operazione di Unicredit e delle ipotesi di un’aggregazione con il Crédit Agricole. Pur senza esprimere alcuna valutazione sulla possibilità che si realizzi l’operazione, “in un ipotetico scenario di fusione e assumendo nessuna sovrapposizione nei business e nessuna sinergia – si legge – un’entità combinata avrebbe una quota di mercato di circa il 10% in depositi e prestiti, livello che riteniamo simile alla quota domestica di Unicredit, ma ancora pari solo alla metà di quella di Intesa Sanpaolo”.