Dopo la fallimentare esperienza su Banco Bpm Unicredit si chiama fuori dal risiko bancario italiano, almeno per il momento, e decide di puntare su una crescita organica che comunque vale la metà del fatturato. Lo ha detto a chiare lettere, il Ceo di Unicredit, Andrea Orcel, intervenendo alla 30esima Financials Ceo conference annuale di Bofa Securities.
Orcel: “In Italia dobbiamo accelerare senza M&A”
In Italia Unicredit ha “provato a fare qualcosa” in termini di M&A “che non ha funzionato per ragioni esterne, per l’interferenza del governo. Abbiamo imparato la lezione”, ha detto Orcel. Il riferimento è al flop dell’ops di Banco Bpm, ritirata lo scorso 22 luglio dopo mesi di braccio di ferro con il Governo Meloni, intervenuto a gamba tesa sull’operazione con un golden power su cui si attende ancora il parere di Bruxelles.
L’Italia, ha aggiunto il Ceo di Piazza Gae Aulenti, “per noi è un’ancora. Avevamo un piano di crescita interna che abbiamo sospeso quando abbiamo lanciato l’offerta su Banco Bpm. Ora l’abbiamo rivisto e daremo più dettagli nei prossimi trimestri’, ha spiegato.
“L’Italia è il 50% del fatturato, il 45% dell’utile netto. Ora dobbiamo accelerare senza un’operazione di fusione e acquisizione”, ha continuato Orcel, chiudendo (non si sa quanto definitivamente) la porta a nuove operazioni straordinarie. “L’Italia è in fase di crescita, non verremo tirati in una direzione o l’altra”. “Dobbiamo accelerare e sono fiducioso che ci riusciremo”, ha concluso.
Orcel ha poi ricordato che per Unicredit sono tre i mercati in cui un’operazione di M&A comporterebbe “una trasformazione rilevante della nostra equity story”: Italia, Germania, ma anche Polonia, dove la banca ha acquisito Aion Bank e Vodeno. Ma in ogni caso “il management team di Unicredit fallirà se dipende dall’M&A per giustificare la sua esistenza’”. Il gruppo quindi si concentra sul suo piano di crescita stand alone, pur essendo pronto a “cogliere le opportunità se ci saranno”.
Orcel su Commerzbank: “Rispettiamo il governo tedesco, speriamo veda la luce”
Ma se la partita italiana può dirsi – almeno per il momento – conclusa, in Germania è tuttora in corso, anche se difficilissima. Sulla vicenda Commerzbank “rispettiamo il governo” tedesco, “è uno stakeholder cruciale. Speriamo che vedano la luce nel tempo e che la veda anche Commerzbank”, ha detto Orcel alla Ceo conference annuale di Bofa Securities.
“Non abbiamo bisogno di fare un’operazione in Germania, ma questo non vuol dire che non possiamo creare molto valore facendola – ha proseguito Orcel -. Oggi siamo in una situazione in cui siamo comodi. Abbiamo il pieno controllo del nostro 29% fisico di Commerzbank e questo 29% sarà consolidato”. “Non abbiamo pressioni e abbiamo tempo di vedere come si sviluppa”, ha sottolineato ancora il manager, spiegando che la banca si è garantita un ritorno sull’investimento del 20%”.
“Non siamo ostaggi del mark to market, possiamo restare così e aspettare”, ha ribadito. Orcel ha ripetuto ancora una volta che tutti i governi europei hanno “una visione sulle banche che li porta a essere molto più coinvolti nelle decisioni e a interferire molto di piu”. ‘È un settore chiave, è giustificato – ha concluso -. Il problema è che dare rappresentazioni sbagliate della situazione dà l’immagine che le transazioni dipendano da quello che piace o non piace ai governi e non da quello che decidono gli azionisti”.
La risposta della Ceo di Commerz, Bettina Orlopp
A pochi minuti di distanza, dallo stesso palco, è arrivata la risposta di Bettina Orlopp, numero uno di Commerzbank, secondo cui “l’attuale situazione non è soddisfacente” perché “avere un concorrente al 30% del capitale richiederà molta più attenzione e i continui commenti su quello che potrà succedere alla quota non aiutano perché aggiungono rumore”, ha detto la manager riferendosi a Unicredit.
Orlopp ha notato che “ci sono alcune cose su cui possiamo concordare con loro”, ad esempio il fatto che Commerzbank “ha mostrato una performance molto buona negli ultimi trimestri e vuole continuare” o anche che “a queste valutazioni un’aggregazione non avrebbe senso”. “Ci sono altre cose su cui invece non siamo d’accordo”, ha proseguito citando, oltre alla diversità di vedute sull’attuale situazione nell’azionariato, il fatto che un’aggregazione tra le due banche “si baserebbe su sinergie di costo, dato che il business è molto simile”. “Per discutere di un’alternativa al nostro piano stand alone che è molto attraente c’è bisogno di una proposta molto precisa – ha ribadito ancora una volta -. Dato che non c’è una proposta sul tavolo che Unicredit vuole condividere con noi allora faremo quello che è più importante, cioè creare valore per i nostri azionisti”.