Condividi

Banner FIRSTonline

Trump lancia Project Freedom su Hormuz e boccia l’Iran. Rubio a Roma per ricucire

Trump boccia la proposta iraniana e lancia l’operazione Project Freedom per liberare le navi bloccate a Hormuz. Teheran avverte gli Usa, mentre Rubio è pronto a volare a Roma per ricucire con Meloni

Trump lancia Project Freedom su Hormuz e boccia l’Iran. Rubio a Roma per ricucire

Donald Trump prima assicura che con l’Iran “sta andando molto bene”, poi alza il livello della pressione e lancia Project Freedom, l’operazione per liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz. Due linee solo in apparenza incompatibili: da una parte la trattativa con Teheran, ancora aperta e dall’altra la prova di forza su uno dei passaggi marittimi più sensibili al mondo.

Washington intende intervenire per consentire ai cargo dei Paesi non coinvolti nel conflitto di lasciare quelle acque e riprendere la navigazione. La Casa Bianca ha presentato l’operazione come un’iniziativa umanitaria, pensata anche per gli equipaggi che, secondo il presidente americano, stanno esaurendo cibo e beni essenziali a bordo. Ma il piano resta sempre quello della deterrenza. Trump ha avvertito che eventuali ostacoli al piano saranno affrontati “con fermezza”.

Il Centcom ha definito Project Freedom una missione difensiva, finalizzata a ripristinare la libertà di navigazione commerciale attraverso Hormuz. Lo schieramento messo in campo è imponente con cacciatorpediniere lanciamissili, oltre cento velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota e circa 15mila militari. Il piano non prevederebbe una scorta navale tradizionale nave per nave, ma un meccanismo di coordinamento tra Paesi, compagnie assicurative e organizzazioni marittime.

Trump boccia la proposta iraniana

La nuova iniziativa americana arriva mentre il confronto diplomatico con l’Iran entra in una fase cruciale. Teheran ha inviato tramite i mediatori pachistani una nuova bozza di accordo in 14 punti, più articolata rispetto al precedente schema in cinque punti già respinto da Trump. Anche questa volta, però, la reazione del presidente Usa è stata gelida.

Trump ha fatto sapere di voler esaminare il piano, ma ha già lasciato intendere che difficilmente potrà accettarlo. In un’intervista alla televisione pubblica israeliana Kan lo ha definito “inaccettabile”. E così la Casa Bianca ha fatto recapitare a Teheran una risposta che ha il peso di una vera controproposta. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha confermato che la replica americana è stata ricevuta ed è ora all’esame della Repubblica islamica.

La bozza iraniana prevede un percorso in tre fasi. Nella prima, della durata di trenta giorni, l’obiettivo sarebbe la fine definitiva della guerra in Iran e in Libano. Teheran si impegnerebbe a riaprire e sminare lo Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti dovrebbero revocare il blocco dei porti. Nel testo compaiono anche il tema dello scongelamento degli asset iraniani e la revisione delle richieste di risarcimenti e riparazioni di guerra avanzate dai pasdaran nei confronti di Stati Uniti e Israele.

Ma il nodo più sensibile resta fuori dalla prima fase: il programma nucleare. L’Iran vorrebbe affrontarlo solo dopo il consolidamento del cessate il fuoco. Secondo alcune fonti non ufficiali, sul tavolo ci sarebbe l’ipotesi di congelare l’arricchimento dell’uranio per 15 anni e di non accumulare materiale fissile arricchito. Teheran, però, respingerebbe la richiesta americana di smantellare le infrastrutture nucleari e distruggere gli impianti.

Teheran alza il muro su Hormuz

Ma intanto arriva la risposta iraniana all’annuncio di Project Freedom riaccendendo subito la tensione nello Stretto di Hormuz. Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, ha avvertito che qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco.

È il punto più fragile dell’intera partita. Per Washington, l’operazione serve a liberare navi di Paesi estranei al conflitto e a proteggere un corridoio decisivo per il commercio internazionale. Per Teheran, invece, l’ingresso operativo degli Stati Uniti nella gestione dello Stretto può diventare una provocazione diretta. La minaccia iraniana arriva dopo l’attacco a due navi nei pressi dello Stretto e mentre cresce il timore che un incidente possa far saltare la tregua.

In questo quadro, la diplomazia procede su un crinale strettissimo. L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha assicurato che il negoziato è ancora vivo.

Rubio a Roma, missione disgelo

Mentre Trump forza la mano su Hormuz e irrigidisce il negoziato con Teheran, il segretario di Stato Marco Rubio si prepara a una missione lampo in Italia. L’obiettivo è ricucire rapporti che nelle ultime settimane si sono raffreddati sia con il Vaticano sia con il governo italiano.

Rubio è atteso giovedì 7 maggio in Vaticano, dove dovrebbe incontrare Papa Leone XIV e il segretario di Stato Pietro Parolin. La visita arriva dopo gli attacchi di Trump al Pontefice americano, definito dal presidente Usa “debole” sulla criminalità e “pessimo” in politica estera. Parole che hanno aperto una frattura diplomatica profonda e che Washington ora prova a contenere.

La missione non si fermerà alla Santa Sede. Sono previsti incontri con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e con il ministro della Difesa Guido Crosetto. Resta invece da definire l’eventuale faccia a faccia con Giorgia Meloni, che Rubio avrebbe chiesto ma che non risulta ancora confermato. Sul tavolo ci sono i rapporti bilaterali, la crisi mediorientale, il ruolo delle basi e il peso politico dello strappo tra Trump e la premier italiana.

Il viaggio di Rubio assume un significato politico particolare perché arriva dopo l’attacco frontale di Trump a Giorgia Meloni. In una recente intervista, il presidente americano si era detto “scioccato” dalla premier, accusandola di averlo deluso sulla guerra in Iran. Una rottura insolita, soprattutto considerando il rapporto privilegiato che fino a poche settimane prima sembrava legare Meloni al leader repubblicano.

Le diplomazie sono ora al lavoro per ricostruire un ponte. L’ambasciatore americano Tilman J. Fertitta e l’omologo italiano a Washington, Marco Peronaci, avrebbero già attivato i canali per preparare la visita. La Farnesina e il Dipartimento di Stato mantengono contatti diretti da settimane, in particolare sulla crisi di Hormuz e sulle conseguenze economiche di una chiusura prolungata dello Stretto. Rubio arriva dunque a Roma con un doppio mandato: rassicurare il Vaticano e riaprire il dialogo con l’Italia. Ma il contesto resta incandescente.

Commenta