Il lavoro preparatorio è orma concluso. Gli sherpa dei 32 Stati membri della Nato hanno da giorni messo a punto il comunicato finale del vertice che si apre oggi ad Ankara stabilendo aiuti a Kiev per 70 miliardi di dollari sia quest’anno sia nel 2027, fissando il percorso che dovrà portare all’aumento della spesa per la difesa al 5% entro il 2035 e il progressivo ritiro degli assetti militari americani dalla Ue.
Ma su tutto aleggia il forte rischio che il presidente americano Donald Trump sconvolga l’agenda del vertice, vanificando tutto il lavoro già fatto dal Consiglio Atlantico a Bruxelles. Il presidente turco Tayyp Erdogan punta a fare del vertice una vetrina per l’affermazione del ruolo chiave politico e militare di Ankara in questa fase di crisi in Medio Oriente. Il segretario della Nato Mark Rutte cerca invece di confermare il ruolo dell’Alleanza di fronte alle nuove minacce globali mantenendo aperto il dialogo con gli Stati Uniti. Ma non è un mistero che tutti gli occhi saranno puntati sulle mosse di Trump soprattutto dopo l’ultimo scontro polemico con Giorgia Meloni.
La premier Meloni a cena con Erdogan
La premier italiana arriverà ad Ankara questa sera per partecipare a una cena con Erdogan inseme agi altri capi di Stato e di Governo. Presenti anche il presidente della Repubblica di Corea Lee Jae-myung, quello ucraino Volodymyr Zelensky, oltre ad Antonio Costa (presidente del Consiglio europeo) e Ursula von der Leyen (presidente della Commissione europea). Mercoledì mattina Meloni parteciperà alla sessione di lavoro del vertice dopo il saluto di Erdogan e del segretario generale della Nato, Mark Rutte. I lavori cominceranno quindi subito dopo la foto di gruppo ufficiale. A quanto si sa Meloni porterà ad Ankara l’impegno a un incremento delle spese militari dello 0,55% del Pil entro il 2028. Soldi freschi non superiori a 17 miliardi in due anni. L’impegno complessivo sarà pari al 2,8% del Pil, di cui il 2,09% derivante dalle spese effettive per la difesa e lo 0,71% per investimenti nel nuovo perimetro della sicurezza che comprene anche cybersecurity.
E’ arrivato dal segretario della Nato Mark Rutte un rifermento all’Italia. Parlando ieri alla conferenza stampa di presentazione del vertice Rutte ha detto che “siamo in un’ottima posizione e che molti europei stiano facendo la loro parte. Basti pensare a paesi come la Germania e a tanti altri. E naturalmente, se ancora qualcuno deve essere convinto, abbiamo i mezzi per farlo. Se Paesi come l’Italia e la Spagna stanno aumentando la spesa nella difesa, è anche per via del “fattore” Donald Trump, che sta “incoraggiando”, ed è “un eufemismo”, gli alleati a impegnarsi maggiormente nella spesa militare per a raggiungere il 5%” del Pil per le spese in difesa e sicurezza, per garantire che la produzione dell’industria della difesa aumenti, e questo non può che essere positivo”.
Rutte e von der Leyen: “L’era della difesa Ue in outsourcing è finita”
Venendo alle “misure specifiche – ha aggiunto – alla fine spetta a ciascun alleato decidere come sviluppare le proprie relazioni bilaterali con gli altri alleati. Ma in generale, è di grande aiuto che il presidente americano si stia impegnando in questo senso”. Il futuro dell’Alleanza è una priorità anche per le istituzioni europee. In un articolo a quattro mani del segretario Nato Rutte e della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen uscito su Economist “L’era in cui l’Europa gestiva in outsourcing la maggior parte della sua difesa è finita. Gli alleati europei della Nato stanno reimparando – continuano – che, se vogliamo prevenire la guerra, dobbiamo essere pronti. Si stanno riarmando e stanno ridando energia alla base industriale della difesa, in modo che possiamo proteggere i nostri cittadini, la nostra libertà e la nostra sicurezza”. Malgrado gli sforzi fatti, però, “c’è ancora da fare. Ci sono tuttora lacune nelle nostre capacità di difesa. Gli alleati Nato e gli Stati membri dell’Ue hanno bisogno di più jet da combattimento, aerei per il rifornimento in volo, navi e sottomarini, difesa aerea e difesa missilistica, droni e sistemi anti-droni”.
Il programma di martedì
La giornata di oggi ad Ankara sarà dedicata all’industria della difesa con un Forum ad hoc. Sarà poi la volta del discorso programmatico del Segretario generale Mark Rutte insieme al vicepresidente e al ministro della Difesa turco Yaşar Güler. Seguirà l’intervento congiunto del Segretario generale e del Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy. Nel pomeriggio si riuniranno i ministri degli Esteri della Nato con i partner dell’Iniziativa di Cooperazione di Istanbul (Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati) . Zelenskyy nel frattempo parteciperà a una riunione ministeriale del Consiglio Nato–Ucraina che dovrà confermare il pacchetto di assistenza militare pari a circa 140 miliardi di euro su due anni (incluso contributo dal prestito UE di 60 miliardi); il meccanismo non sarà finanziato direttamente dagli USA ma faciliterà acquisti europei e canadesi di armamenti statunitensi via iniziative Purl (sistemi di difesa aerea, missili intercettori Patriot) destinati a Kiev. Domani il vertice vero e proprio a livello di capi di Stati e di Governo di 32 Paesi Nato.
