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Referendum, Sì o No alla riforma della giustizia: quando e come si vota, cosa cambia, sondaggi. La guida completa

Affluenza record (46%) nella prima giornata di voto. Separazione delle carriere, doppio Csm e Alta Corte le novità principali della riforma sottoposta a referendum. Cosa dice il quesito? C’è il quorum? Tutto ciò che serve per prepararsi al voto

Referendum, Sì o No alla riforma della giustizia: quando e come si vota, cosa cambia, sondaggi. La guida completa

Il 22 e il 23 marzo in Italia si vota per il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia che interviene sulla magistratura, introducendo, tra le altre cose, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, sdoppiando il Csm e istituendo l’Alta corte disciplinare.

Un Sì o No determineranno se la legge, voluta dal Governo Meloni e approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta, entrerà ufficialmente in vigore o se sarà bocciata, mantenendo l’attuale status quo. Il tema è complesso e il dibattito politico non aiuta di certo a fare chiarezza. 

Ecco una breve e semplice guida per orientarsi in vista del voto.

Quando si vota?

Due giorni per votare sul referendum sulla giustizia: i seggi saranno aperti domenica 22 marzo, dalle ore 7 alle ore 23, e lunedì 23 marzo 2026, dalle ore 7 alle ore 15. 

Cosa si intende per referendum confermativo?

Le leggi che modificano la costituzione devono essere approvate con procedimento aggravato, ovvero doppia votazione in ciascuna Camera a distanza di tre mesi, con maggioranza assoluta o dei due terzi. Se il provvedimento viene approvato dal Parlamento con maggioranza dei due terzi viene promulgato, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diventa ufficialmente legge. Se il via libera avviene con maggioranza assoluta, la legge può essere sottoposta a referendum confermativo su richiesta di alcune categorie. La riforma della giustizia è stata approvata dal con 243 voti a favore su 400 alla Camera e con 112 su 200 al Senato. Sia maggioranza che opposizione hanno chiesto quindi sul provvedimento si esprimessero i cittadini. 

Referendum giustizia: come si vota? 

Una sola scheda e due opzioni. Si dovrà barrare il per approvare la riforma varata dal governo Meloni e permetterne l’entrata in vigore, si dovrà barrare il No per bocciarla e lasciare tutto com’è. L’opzione che ottiene più voti, a prescindere dall’affluenza, vince. Non è possibile votare solo su una parte della riforma. Essendo un referendum confermativo su una legge costituzionale, il voto riguarda l’intero provvedimento.

Riassumendo: 

  • Sì per confermare la riforma
  • No per respingerla e mantenere l’attuale sistema

Sotto il profilo pratico, gli elettori dovranno presentarsi ai seggi con un documento d’identità valido (carta d’identità o passaporto) e la tessera elettorale. 

C’è o non c’è il quorum? 

Non c’è il quorum perché il referendum è di tipo confermativo, cioè serve per confermare una riforma della Costituzione già approvata dal Parlamento. Il quorum è invece previsto in caso di referendum abrogativo, che mira ad abrogare un’intera legge o una parte di essa.

La scheda e il quesito del referendum sulla giustizia

Come detto, agli elettori verrà consegnata una sola scheda, di colore verde, contenente un unico quesito, incomprensibile per chiunque non abbia seguito il dibattito sul referendum: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025?”. 

Referendum 2026
ministero dell’Interno

Referendum: cosa prevede la riforma della giustizia?

Traducendo il quesito in una lingua un po’ più comprensibile ai cittadini viene chiesto se approvare o respingere la legge voluta dal governo e approvata dal Parlamento che riforma la magistratura, modifica sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) e prevede tre cambiamenti principali: la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, uno per i magistrati giudicanti e uno per quelli requirenti, con modifiche ai criteri di composizione e selezione dei membri. Il provvedimento stabilisce infine la creazione di un’Alta corte disciplinare che avrà il compito di valutare l’operato dei magistrati (sia giudici che pubblici ministeri).

Separazione delle carriere: cosa cambia?

Se vince il No

Oggi i magistrati partecipano tutti ad un unico concorso e, dopo averlo superato, scelgono se diventare giudici, decidendo le controversie e pronunciando le sentenze, o se assumere la funzione di pubblico ministero, dirigendo le indagini e sostenendo l’accusa nei processi penali. Nei primi dieci anni della loro carriera possono cambiare funzione (da pm a giudice o da giudice a pm) una sola volta e cambiando distretto giudiziario. Se vince il No, tutto rimane così com’è.

Se vince il Sì

Se passa la riforma oggetto di referendum confermativo, si attuerà la separazione definitiva delle carriere di giudici e pubblici ministeri. I magistrati dovranno scegliere all’inizio della loro carriera se svolgere la funzione giudicante o quella requirente e non potranno più cambiare idea. La separazione sarebbe inserita in Costituzione: all’articolo 104 si aggiungerebbe la frase: “la magistratura è composta da magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.

Consiglio superiore della magistratura: cosa cambia?

Se vince il No

Il Csm è l’organo di autogoverno della magistratura, che ne garantisce l’autonomia e l’indipendenza. È presieduto dal presidente della Repubblica e composto da 33 membri di cui due di diritto: il presidente e il procuratore generale della corte di Cassazione. L’articolo 105 della Costituzione attribuisce a questo organo di rilievo costituzionale il compito di gestire la carriera di tutti i magistrati, quindi di giudici e pubblici ministeri insieme, occupandosi di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni. Il Csm ha anche il compito di istituire e giudicare i procedimenti disciplinari. Con la vittoria del No, l’assetto rimarrebbe il medesimo.

Se vince il Sì

Due carriere, due Csm: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica. Nel primo siederà il presidente della Corte di Cassazione, nel secondo il Procuratore generale. I componenti di entrambi i consigli non saranno eletti, come avviene oggi, ma scelti tramite sorteggio. I membri togati saranno i due terzi (come oggi) e saranno estratti a sorte tra gli stessi magistrati con requisiti ancora da stabilire con legge ordinaria. I membri laici (avvocati o professori universitari) saranno sorteggiati da un elenco di candidati predisposto dal Parlamento. Nessuno dei due Csm avrà più in capo la funzione disciplinare.

Alta corte disciplinare: cos’è e cosa cambia?

Se vince il No

La funzione disciplinare continuerà ad essere esercitata da un unico Consiglio Superiore della Magistratura che giudicherà i magistrati – requirenti e giudicanti – in caso di abusi, negligenze e comportamenti che non rispettano la deontologia professionale.

Se vince il Sì

Il potere disciplinare sarà in capo un’Alta corte disciplinare composta da 15 membri: tre nominati dal presidente della Repubblica: tre sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento; sei estratti a sorte fra i magistrati giudicanti e, infine, tre fra i pubblici ministeri. In entrambi i casi i magistrati dovranno avere almeno vent’anni di carriera alle spalle. Il presidente dell’organo non sarà un magistrato, ma sarà eletto tra i laici.

Referendum sulla giustizia: come si schierano i partiti 

Partiamo da No. Il Partito democratico si è apertamente schierato per il No alla riforma, definendola “sbagliata”. Non solo, la segretaria Elly Schlein ha più volte detto che la legge “non migliora la giustizia per i cittadini” e “non rende più veloci i processi”, ma “spacca e sorteggia il Csm che è l’organo a cui la Costituzione affida il compito delicatissimo di garantire l’indipendenza della magistratura”. Per il No anche Avs -Alleanza Verdi e Sinistra di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli e il Movimento 5 Stelle, il cui presidente Giuseppe Conte ha attaccato duramente “una riforma che indebolisce la magistratura”, sostenendo al contrario che il No “difende lo stato di diritto”. 

A favore del Sì si è schierata compatta la maggioranza di Governo. La presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, si è molto spesa nelle ultime settimane per sostenere il Sì, anche se ha ribadito che non si dimetterà in caso di sconfitta e che tutti dovrebbero andare a votare per una “riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema”. Sì anche da parte di Forza Italia che considera la riforma “il risultato di un impegno storico di Forza Italia, una battaglia garantista e per la libertà ispirata da Silvio Berlusconi”. Ha parlato di “scelta di libertà” anche il leader della Lega Matteo Salvini, mentre per il numero uno di Noi Moderati, Maurizio Lupi, la legge renderà la giustizia “più equa, efficiente e trasparente”. Fuori dal perimetro di governo, hanno scelto il Sì anche il leader di Azione, Carlo Calenda, perché la separazione delle carriere “è nel nostro programma elettorale” e Riccardo Magi di +Europa, secondo cui “la separazione delle carriere è una riforma giusta e condivisibile”

Italia Viva di Matteo Renzi – che ha definito la legge una “riformicchia” – ha invece deciso di lasciare libertà di coscienza.

Cosa dicono gli ultimi sondaggi sul referendum sulla giustizia

La legge vieta la pubblicazione dei sondaggi nei 15 giorni che precedono il voto. Gli ultimi, risalgono dunque a due settimane fa, quando praticamente tutti gli istituti erano concordi nel confermare una rimonta del No rispetto ai mesi precedenti, quando il Sì veniva dato in ampio vantaggio.

L’ultimo sondaggio effettuato da Ipsos ipotizza due scenari. Il primo con un’affluenza intorno al 42%. in questo caso il Sì raggiungerebbe il 47,6%, mentre il No si attesterebbe al 52,4%. Nel caso di una partecipazione più elevata, al 49%, l’esito si collocherebbe sul filo della parità: il Sì arriverebbe al 50,2%, il No al 49,8%. Su entrambi gli scenari pesano gli indecisi (7% nel primo, 9% nel secondo).

Quando arriveranno i risultati?

Alla chiusura dei seggi, ovvero alle 15 di lunedì 23 marzo, arriverà il dato definitivo sull’affluenza. Lo scrutinio inizierà immediatamente. L’orario del risultato potrebbe variare in base a quanto netta sarà la vittoria dell’uno o dell’altro fronte. Se il divario sarà ampio, chi avrà vinto sarà chiaro anche prima del completamento dello spoglio. In caso “battaglia all’ultimo voto”, si andrà per le lunghe. In ogni caso, in base alle previsioni, entro lunedì sera sapremo chi ha vinto.

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