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Piano casa è legge: via libera definitivo del Senato, ora parte la fase operativa su 60mila case popolari. Ecco cosa cambia

Il Piano casa diventa legge con la fiducia al Senato (106 sì e 62 no). Il provvedimento prevede la riqualificazione di 60mila case popolari con un commissario dedicato e incentivi ai privati per la realizzazione di alloggi a canoni calmierati. Ecco i dettagli

Piano casa è legge: via libera definitivo del Senato, ora parte la fase operativa su 60mila case popolari. Ecco cosa cambia

Il Piano casa del governo Meloni diventa legge dopo il voto di fiducia al Senato, che ha approvato il provvedimento con 106 voti favorevoli, 62 contrari e due astensioni. Il decreto, già passato alla Camera senza modifiche, è ora definitivo e conferma l’impianto originario: riqualificazione di 60mila alloggi popolari, nuovi strumenti di finanziamento e incentivi ai privati per la costruzione di alloggi a prezzi calmierati.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato l’approvazione sui social con la formula “dalle parole ai fatti”, rivendicando l’avvio operativo del Piano casa. Ora, però, la fase decisiva sarà quella dell’attuazione concreta delle misure, che richiederà tempi, risorse e una macchina amministrativa ancora tutta da costruire.

Piano casa e 60mila alloggi popolari: ecco cosa prevede

Uno dei punti centrali del Piano casa 2026 riguarda il recupero di circa 60mila alloggi popolari oggi non assegnabili perché degradati o non conformi. L’obiettivo è riportarli nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica attraverso un piano di riqualificazione coordinato da un commissario straordinario, l’architetto Felice Squitieri.

Il governo ha indicato una tempistica ambiziosa, con l’ipotesi di completare gli interventi in un anno, come indicato da Matteo Salvini. Una scadenza che appare complessa da rispettare, considerando la necessità di verifiche tecniche, progettazione e risorse. La fase iniziale sarà dedicata alla ricognizione degli immobili e alla definizione del programma operativo, passaggio chiave per stimare tempi reali e fattibilità del piano.

Secondo i sindacati degli inquilini (Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini), il fabbisogno reale potrebbe essere superiore, con oltre 100mila alloggi potenzialmente non utilizzabili e circa 350mila famiglie in graduatoria per un alloggio pubblico. Le stesse organizzazioni giudicano inoltre insufficienti le risorse previste, pari a circa 970 milioni di euro fino al 2030.

Fondo housing e politiche abitative: risorse e gestione Invimit

Il secondo pilastro del Piano casa riguarda il Fondo housing coesione, affidato alla gestione di Invimit (società del ministero dell’Economia). Il fondo dovrà coordinare risorse pubbliche e private destinate all’edilizia sociale e alla rigenerazione urbana.

La dotazione complessiva è stimata in circa 3,6 miliardi di euro da utilizzare in dieci anni, con il coinvolgimento anche degli enti territoriali nella presentazione di progetti e nella valorizzazione del patrimonio immobiliare non utilizzato.

Nel dibattito parlamentare è emersa anche la possibile integrazione con risorse legate alla revisione del Pnrr, inizialmente quantificate in circa 1,2 miliardi di euro per interventi di edilizia calmierata e destinate al Fondo nazionale dell’abitare gestito da Cdp. Tuttavia, il procedimento di revisione non è ancora stato approvato a livello europeo e le risorse restano al momento incerte.

Semplificazioni edilizie e investimenti privati nel Piano casa 2026

Il terzo pilastro del Piano casa riguarda gli investimenti privati nel settore immobiliare, attraverso procedure semplificate per progetti di edilizia integrata e convenzionata.

Nella versione iniziale era previsto un accesso agevolato per operazioni con capitali esteri superiori a un miliardo di euro. Tale vincolo è stato rimosso, ma resta la soglia del miliardo per accedere alla corsia amministrativa accelerata. Il modello resta quindi orientato a grandi operazioni immobiliari, mentre gli interventi di dimensioni medio-piccole risultano meno coinvolti dalle semplificazioni.

Gli operatori del settore hanno evidenziato la necessità di completare il quadro normativo, con particolare attenzione alla sostenibilità economica dei progetti e alla leva fiscale. Tra le criticità segnalate figurano il vincolo del 70% di edilizia convenzionata, lo sconto medio del 33% sui prezzi di vendita e locazione e il tema della detraibilità dell’Iva per le attività di locazione residenziale.

Edilizia residenziale e non residenziale: hotel e uffici nel nuovo Piano casa

Il Piano casa consente la realizzazione di interventi con destinazioni d’uso miste, residenziali e non residenziali. In questi casi, la quota minima del 70% di edilizia convenzionata per accedere alle agevolazioni viene calcolata esclusivamente sulla parte residenziale.

Restano escluse dal calcolo le superfici destinate a usi non abitativi, come strutture alberghiere, uffici o spazi commerciali, con l’obiettivo di rendere più flessibili i progetti di rigenerazione urbana.

Alloggi a canone calmierato: più beneficiari nel Piano casa

Il Piano casa amplia anche la platea degli alloggi a canone calmierato, includendo oltre alle categorie già previste anche i dipendenti pubblici dei servizi essenziali, come insegnanti, personale sanitario e forze dell’ordine.

L’obiettivo è rispondere al crescente problema del caro-affitti nelle città, sostenendo le fasce di reddito intermedio escluse sia dal mercato libero sia dall’edilizia popolare.

Piano casa e Comuni: più risorse per l’edilizia pubblica

Il Piano casa rafforza il ruolo dei Comuni e degli enti locali, che potranno intervenire direttamente nel recupero degli immobili di edilizia residenziale pubblica non utilizzabili. Le risorse complessive del programma sono stimate in circa 7 miliardi di euro, includendo anche i fondi per la rigenerazione urbana pari a 4,3 miliardi nel periodo 2027–2034.

Nel complesso, il governo stima la possibilità di attivare fino a 10 miliardi di euro entro il 2034, tra fondi già esistenti e risorse europee e nazionali.

Fondo prima casa e mutui agevolati: nuove misure per famiglie fragili

La legge di conversione interviene infine sul Fondo di garanzia per la prima casa, introducendo una corsia prioritaria per le famiglie con persone con disabilità grave. La misura punta a facilitare l’accesso ai mutui garantiti dallo Stato per i nuclei in condizioni di maggiore fragilità economica e sociale, rafforzando le politiche di sostegno all’abitare.

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