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Parla Giorgio Girelli, ad di Banca Generali: “Tempesta sui Btp? Sono vendite vere, non speculazione”

“Purtroppo, la speculazione non c’è: sui Btp assistiamo a smobilizzi di portafogli veri. In questa situazione un’azienda che opera nel settore di Banca Generali può agire solo sui costi e sulla raccolta e la nostra semestrale lo documenta: siamo una società a leva zero, che ha abbassato i costi del 3% e ha conquistato 6mila nuovi clienti”

“La speculazione sui Btp? Non c’è. Purtroppo”. Come? “Si tratta di smobilizzi di portafogli veri. Da parte di assicurazioni olandesi piuttosto che di fondi pensione giapponesi. Operazioni che non hanno un intento speculativo”. Giorgio Angelo Girelli, ad di Banca Generali, si conferma un banchiere d’altri tempi, alieno alle mode. Meno attento all’utile a breve, ma orgoglioso di una semestrale a “leva zero” o, se preferite, a “rischio zero”.
Ovvero? “Un’azienda che opera in questo settore può intervenire in maniera efficace su due fronti. Quello dei costi, innanzitutto. Da questo punto di vista noi raccogliamo i frutti della riorganizzazione appena conclusa. Ma, comunque, siamo riusciti ad abbassare i costi operativi di un altro 3 per cento. Poi, ovviamente si deve operare sul fronte della raccolta. La nostra raccolta netta è salita di 600 milioni: in sei mesi abbiamo raccolto 6 mila nuovi clienti contro i 10 mila dell’intero 2010 che ci hanno affidato in media 120 mila euro. E non va trascurato il fatto che le commissioni ricorrenti, ormai per noi rappresentano il 95 per cento delle entrate”.
Eppure il margine di interesse scende da 22,4 a 21,5 milioni. Avete sacrificato margini per trattenere la clientela? “Ma no. Il calo si spiega con il fatto che i nostri clienti hanno spostato i soldi dai conti correnti, scesi da 1,8 a 1,6 miliardi, ad impieghi a lungo termine più remunerativi. La nostra strategia è semplice: più masse, meno costi, il numero di dipendenti invariato ”.
Pure l’utile netto non è un granché: -0,8% se non si tiene conto delle componenti straordinarie. Un po’ poco, non crede? “Credo che troppe banche, anche tra le italiane, fanno un grande affidamento sull’effetto leva assicurato dal trading proprietario. E’ così che fanno i risultati, Ma in questo modo si mettono candelotti di dinamite nei caveaux”.
Insomma, secondo la sua opinione, un manager bancario può intervenire sui costi ed aumentare l’efficienza. Ma è pericoloso scommettere sui trend di mercato. E’ così? “ Io posso dire che i nostri risultati sono a rischio zero”.
Difficile dirlo in una situazione così turbolenta. “Sui mercati dei titoli di Stato ci sono vendite vere,. Mica manovre speculative. Ma i volumi sono molto bassi, tipici della stagione estiva. Il fatto è che nessuno compra. Per questo motivo credo che agosto sarà un mese cruciale, probabilmente decisivo”.
E che prospettive vede per il mondo del risparmio? “Le banche ricorrono all’emissione di obbligazioni bancarie per garantirsi un funding adeguato. A danno del gestito. E’ un grave rischio per il portafoglio delle famiglie: le obbligazioni bancarie sono un investimento illiquido, cosa che molti clienti ignorano”.
Ci vorrebbe una mighlior educazione finanziaria, di cui si parla da anni. Con quali risultati? “Mi sembra che la qualità del risparmio sia peggiorata negli ultimi anni”.

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