Gli inviati di Trump tornano a casa senza risultati. Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente americano, dopo Mosca hanno lasciato anche Kiev senza aver portato a casa nulla: la pace resta un miraggio.
“Servirà che tutti facciano compromessi”, ha affermato Witkoff dopo i colloqui con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky che invece punta ad “una pace dignitosa” e rilancia sui Patriot e sugli aiuti che serviranno a Kiev per superare l’inverno se la guerra dovesse continuare, “e finora sembra proprio di sì”. Il principale motivo di stallo resta la questione territoriale, che secondo Zelensky si può risolvere “solo a livello di presidenti”. Tant’è che secondo il Kyiv Independent, il presidente Donald Trump avrà oggi una conversazione telefonica con il leader russo Vladimir Putin e con il presidente Zelensky.
Il piano di pace Usa
Witkoff e Jared Kushner hanno presentato a Kiev nuove proposte “più efficaci” volte a porre fine alla guerra con la Russia, ha detto domenica sera all’Afp un alto funzionario della presidenza ucraina.
Il piano di pace ideato dagli statunitensi prevederebbe il riconoscimento, da parte dell’Ucraina, della Crimea e del Donbass come territori russi. Lo rivelano alcuni media russi e ucraini. Secondo le indiscrezioni, Kiev dovrebbe ritirare le proprie truppe dal Donbass e che sarà creata una zona cuscinetto sotto il controllo dell’Onu. La Russia, da parte sua, si impegnerà a non schierare truppe nella regione. Sempre secondo le indiscrezioni, il piano includerebbe anche una limitazione dell’organico delle Forze armate ucraine a 60 mila unità.
Non solo, Kiev dovrà indire nuove elezioni entro 100 giorni dalla firma dell’accordo e riformare la sua Costituzione per inserirvi una rinuncia all’adesione alla Nato e ad altre alleanze militari. In aggiunta, l’Ucraina dovrà rinunciare a recuperare i territori annessi dalla Russia mediante l’uso della forza militare. Infine, il documento prevede la firma di un trattato di pace da parte del nuovo governo ucraino, con successiva ratifica attraverso una procedura speciale in seno all’Onu. Non vi sono conferme ufficiali sul contenuto di questo piano che, sulla carta, sarebbe comunque molto penalizzante per l’Ucraina.
La risposta di Zelensky
“La questione territoriale rimane rilevante. Penso che questioni così complesse possano essere risolte solo a livello di leader. Ma la cosa principale è che oggi abbiamo l’opportunità di discutere tutto: garanzie di sicurezza, il futuro dell’Ucraina e il piano di prosperità. Stiamo parlando non solo di garanzie di sicurezza, ma anche di garanzie economiche per l’Ucraina – per ricostruire e riprendersi”, ha scritto Zelensky su X dopo l’incontro con Witkoff Kushner, “Tutti noi comprendiamo le sfide che ci attendono una volta terminata la guerra – prosegue – e le stiamo discutendo tra noi. Il nostro esercito deve essere forte, e per noi questa è una garanzia di sicurezza chiave. Le garanzie devono essere forti e chiare. Non dobbiamo temere alcuna sfida futura. È anche importante che i colleghi europei si siano uniti a noi per la terza parte delle nostre negoziazioni. Abbiamo concordato che Ucraina, Europa e Stati Uniti si incontreranno a breve”.
“Contiamo sul sostegno dei nostri partner europei se la guerra dovesse protrarsi fino all’inverno, come sembra al momento”, aveva dichiarato il presidente ucraino in una conferenza stampa domenica sera, al termine dei colloqui.
Mosca: “Non ci sono condizioni per dialogo con Usa”. Witkoff: “Servono compromessi”
Dalla Russia arriva il commento di Maria Zakharova, la portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca, secondo la quale al momento non ci sono le condizioni per instaurare un dialogo serio tra Russia e Stati Uniti riguardo la stabilizzazione della situazione in Europa. Zakharova, ha aggiunto poi che il posizionamento di sistemi missilistici statunitensi in Norvegia e in altri Paesi europei complica i tentativi di dialogo.
Da parte sua, Steve Witkoff, che in precedenza aveva parlato di colloqui “molto significativi”, ha affermato che Mosca e Kiev dovranno scendere a compromessi per trovare una via d’uscita da guerra lunga ormai quattro anni e mezzo.
