È impressionante il rilievo della stampa internazionale alla scomparsa di Diane Keaton, avvenuta l’11 ottobre a 79 anni a causa di una polmonite. Il “NYTimes” le ha dedicato almeno una dozzina di articoli.
Diane Keaton, nella sua riservatezza, è stata una influencer di stile e identità ben prima che il termine esistesse. Pure nel 2025 su Instagram la seguivano oltre due milioni e mezzo di persone – e non credo ci siano follower acquistati.
Essere influenti oggi ha tutt’altro significato rispetto a cinquant’anni fa: senza la benedizione di un influencer, sembra ormai arduo persino far comprare un libro di storia romana a un amico che insegna storia e filosofia.
Woody Allen, con il quale condivideva una rara alchimia, ha confessato – con un po’ di iperbole – di girare film solo per il giudizio di lei: “era il mio pubblico”. Una stima reciproca, restata anche nei momenti bui del regista.
Keaton come Buster
Diane, nata Hall a Los Angeles nel 1946, adottò il cognome materno, Keaton, perché al registro degli interpreti esisteva già un’altra Diane Hall. Una scelta fortuita che le regalò un nome incredibilmente cinematografico.
Un inconsapevole ma fortunato piggybacking — quella astuta azione di marketing costruita sopra una situazione già nota — che rese più facile ricordarla in un’industria affollata, dove i volti nuovi si alternano senza sosta.
Negli anni Settanta, del resto, Keaton era ancora uno dei cognomi più celebri di Hollywood e lo è ancora oggi. La Cinémathèque Française dedica in questi giorni una rassegna al burlesque muto in cui Buster Keaton primeggia.
Provaci ancora Sam
Quel nome sembrava già preannunciare il percorso attoriale di Diane nella screwball comedy. Infatti, dopo il debutto a Broadway in “Hair” (1968), fu scelta per comparire in “Provaci ancora, Sam” (1972) a fianco di Woody Allen.
“Provaci ancora”, Sam (Play It Again, Sam, 1972), diretto da Herbert Ross è tratto dall’omonima pièce teatrale di Woody Allen, tenero omaggio al cinema classico hollywoodiano.
Il film segna l’esordio di Diane Keaton come attrice brillante nel ruolo di Linda Christie, moglie di Dick (Tony Roberts), il migliore amico del protagonista Allan Felix (Woody Allen), critico cinematografico con la fissa per “Casablanca”.
L’improbabile relazione tra Allan e Linda crea un esplicito parallelismo con il classico di Michael Curtiz (1942) e con il rapporto impossibile tra Rick (Humphrey Bogart, totem per Woody) e Ilsa (Ingrid Bergman).
In entrambi i casi, i protagonisti scelgono la rinuncia, sacrificando i sentimenti personali al più alto ideale dell’amicizia e di una giusta causa.
Due film a vedere e rivedere senza tema di annoiarsi.
Oltre la screwball comedy
Come la nostra Monica Vitti – ma in traiettoria inversa – Diane si rivelò straordinaria attrice drammatica nel ruolo di Kay Corleone ne “Il padrino” (1972), lacerata tra sentimento e appartenenza familiare.
Ancora più intensa, per me, nella parte della socialite dalla doppia vita in “Looking for Mr. Goodbar” (1977) di Richard Brooks, con un Richard Gere al debutto, film che all’epoca mi influenzò parecchio anche se era solo finzione.
Il volto che chiude “Il padrino”
Kay Adams Corleone (Diane Keaton) è, tra presenze maschili imponenti, il personaggio femminile più significativo de “Il Padrino”. Kay è anche la figura specchio dello spettatore di fronte alla trasformazione di Michael Corleone.
L’ultima inquadratura di Coppola è solo per lei. Keaton restituisce, con verità, il sentimento devastante di una scoperta che Kay non avrebbe mai voluto fare ma che ora le si impone davanti agli occhi in tutta la sua crudezza.
Nel finale, dopo che Michael mente con glaciale freddezza sull’omicidio di Carlo, il marito della sorella, abbraccia Kay per rassicurarla: lei, sollevata, seppur ignara del tradimento delle promesse di vita del marito, propone un drink.
Quando torna con i bicchieri, assiste alla scena rivelatrice: uomini baciano la mano di Michael, chiamandolo “Don Corleone”. La porta le si chiude lentamente davanti: il suo mondo è a pezzi, lei è out. Grande brano di cinema.
Beatamente e semplicemente indipendente
Diane Keaton non era una bombshell, tant’è che tra la donna giovane e quella più matura non passa grande differenza, come invece accade alle prime. Aveva però un fascino fino, discreto, insinuante, quello dell’intelligenza.
Dubito che i tipi della manosphere possano misurare questo genere di femminilità, che alimenta il loro livore di fronte a un fenomeno che semplicemente non rientra nel loro campo visivo.
Benché prossima agli ottant’anni, Diane Keaton appariva svincolata dal tempo: né giovane né vecchia, ma perenne. Il suo stile personale, custodito con ostinata coerenza per cinquant’anni, ci distanzia dall’idea stessa di invecchiare.
Uno stile a collage che non era solo sartoriale, era anche esistenziale, artistico, incoraggiava l’interazione, l’indipendenza. L’estetica androgina e bohemien rifletteva un’epoca di promesse femministe e di rotture radicali.
Con la sua disarmante sincerità, Diane Keaton ha condiviso fragilità intime – dalla bulimia alla mancanza di proposte matrimoniali – offrendo una testimonianza della complessità dell’esperienza femminile.
Oltre la recitazione
Molti ignorano che Diane Keaton sia stata anche regista: ha diretto un episodio di “Twin Peaks” e il film “Unstrung Heroes”. Ha inoltre curato libri di fotografia e design.
Figlia di un agente immobiliare, acquistò e ristrutturò almeno cinquanta case storiche in California. Il suo gusto era così riconoscibile da far crescere il valore degli immobili fino al 30%, il “Diane Keaton effect”.
Stesso effetto sulla moda: invece di lasciarsi influenzare, l’ha influenzata costruendo un’estetica personalissima. Scelse sempre da sé i propri outfit, senza il supporto di stilisti. Woody Allen le faceva decidere i costumi dei film.
Nel suo libro di saggi scrisse: “Non avevo dubbi di poter diventare la persona che desideravo, secondo l’idea di Cary Grant che l’abito fa l’uomo — o, nel mio caso, la donna”.
La famiglia ha invitato a ricordarla con donazioni a comunità di senzatetto, banchi alimentari e rifugi per animali: cause che Diane ha sostenuto con costanza e generosità senza ostentazione.
5 film con Diane Keaton veramente necessari
IO E ANNIE (Annie Hall)
1977 / 93 min
regia di Woody Allen
sceneggiatura di Woody Allen e Marshall Brickman
con Woody Allen (Alvy Singer), Diane Keaton (Annie Hall), Tony Roberts (Rob), Carol Kane (Allison)
4 premi Oscar (Miglior film, regia, sceneggiatura originale, attrice protagonista), su 5 candidature; 1 Golden Globe su 4 candidature; 5 premi BAFTA su 6 candidature
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Diane Keaton è semplicemente perfetta come l’aspirante cantante Annie Hall, dalla guida spericolata da campagnola capitata a Manhattan. L’autenticità di Annie, il suo distanziarsi dalle nevrosi di Alvy, il fascino naturale della sua personalità e il suo modo di vestirsi modellano un personaggio che va oltre la commedia romantica: è espressione di cultura e di eleganza. Premiata inevitabilmente con l’Oscar.
IN CERCA DI MR. GOODBAR (Looking for Mr. Goodbar)
1977 / 136 min
regia di Richard Brooks
tratto dal romanzo di Judith Rossner
sceneggiatura di Richard Brooks
con Diane Keaton (Theresa Dunn), Richard Gere (Tony), Tuesday Weld (Katherine), William Atherton (James)
2 candidature all’Oscar (Miglior attrice non protagonista, fotografia); 2 candidature ai Golden Globe
disponibile in DVD (edizione restaurata)
Interpretazione coraggiosa e sfaccettata di Diane nel ruolo di una donna dalla doppia vita – educatrice di giorno, frequentatrice di locali notturni la sera. Da questa contraddizione tra normalità e trasgressione, fragilità e indipendenza della protagonista emerge una femminilità inquieta in linea con l’antropologia di fine anni Settanta.
REDS
1981 / 195 min
regia di Warren Beatty
ispirato al libro I dieci giorni che sconvolsero il mondo (1919) di John Reed
sceneggiatura di Warren Beatty e Trevor Griffiths
con Warren Beatty (John Reed), Diane Keaton (Louise Bryant), Jack Nicholson (Eugene O’Neill), Maureen Stapleton (Emma Goldman)
3 premi Oscar (Miglior regia, fotografia, attrice non protagonista), su 12 candidature; 2 Golden Globe su 6 candidature
in noleggio/acquisto su Amazon Video e Apple TV
L’ambizione e le scelte di Louise Bryant, la giornalista che abbandona una vita convenzionale per seguire ideali rivoluzionari, sembrano riflettere quelli stessi di Diane Keaton. Del resto sul set l’attrice si legò a Warren Beatty, anch’egli pienamente nella parte di John Reed. Legame che non durò come quello che la Keaton ebbe con altri co-protagonisti dei suoi film come Woody Allen e Al Pacino, La sua interpretazione in “Reds” è però notevole nel mettere in equilibrio, spesso instabile, passione politica e sentimento in un’epoca di profondi cambiamenti globali.
LA STANZA DI MARVIN (Marvin’s Room)
1996 / 98 min
regia di Jerry Zaks
tratto dall’opera teatrale di Scott McPherson
sceneggiatura di Scott McPherson
con Diane Keaton (Bessie), Meryl Streep (Lee), Leonardo DiCaprio (Hank), Robert De Niro (Dr. Wally)
1 candidatura all’Oscar (Miglior attrice); 3 candidature ai Golden Globe
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Keaton eleva il personaggio di Bessie oltre il cliché del “nobile sacrificio” spesso richiesto alle donne. Con grazia e profondità, trasforma una figura che ha rinunciato alla propria vita per accudire il padre paralizzato in un ritratto commovente di dedizione e umanità. Ora la stessa situazione si presenta per la sorella Lee dalla quale si era allontanata. Cast stellare con De Niro e un DiCaprio ventenne.
TUTTO PUÒ SUCCEDERE (Something’s Gotta Give)
2003 / 128 min
regia di Nancy Meyers
sceneggiatura di Nancy Meyers
con Diane Keaton (Erica Barry), Jack Nicholson (Harry Sanborn), Keanu Reeves (Julian Mercer), Amanda Peet (Marin)
1 candidatura all’Oscar (Miglior attrice); 1 Golden Globe (Miglior attrice in commedia) su 4 candidature
in noleggio/acquisto su Amazon Video e Apple TV
A cinquantasette anni, Keaton brilla con naturalezza nei panni della drammaturga di successo Erica. La sua interpretazione – affiancata a quella, spumeggiante e imprevedibile, di Jack Nicholson – ridefinisce la donna matura sullo schermo, saldando leggiadria, garbo, umorismo e sensualità. I tratti che la sua presenza attoriale hanno sempre mostrato.
