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Borsa e spread sulle montagne russe: per tre ragioni

L’annullamento del vertice tra Trump e Kim e i possibili dazi sulle auto mandano in rosso Wall Street che contagia le Borse europee, già scosse dall’avvitarsi della crisi politica italiana dopo il duro scontro di Salvini con Bruxelles e il rifiuto del Quirinale di subire i veti di Lega e Cinque Stelle sul Tesoro – Lo spread torna sopra quota 190

Borsa e spread sulle montagne russe: per tre ragioni

La tempesta perfetta. Quella che sembrava una tranquilla giornata di Borsa, con i listini in ascesa e lo spread in ribasso, si è completamente capovolta nel pomeriggio per la concomitanza di tre elementi destabilizzanti, due provenienti dagli Usa e l’altro da casa nostra: la cancellazione del vertice tra Trump e King Jong Un, la possibile imposizione di dazi sulle importazioni di auto da parte degli Stati Uniti e l’incertezza politica italiana.

Piazza Affari, dopo una mattina in cui pareva che fosse arrivato il tanto atteso rimbalzo, ha virato pesantemente in negativo per poi recuperare qualche punto percentuale nel finale. Il Ftse Mib ha chiuso in ribasso dello 0,7%, allontanandosi sempre di più da quota 23mila punti (22.714). Ad ampliare la volatilità e le vendite sono le parole di Matteo Salvini nei confronti dell’Ue e della possibile richiesta di manovra correttiva da 10-15 miliardi sui conti del 2018 a cui, secondo quanto assicurato dal leader leghista, il nuovo governo risponderà facendo “il contrario”. Ma ad irritare gli investitori prima e il Quirinale poi anche l’insistenza con la quale Salvini ha continuato a difendere la candidatura di Paolo Savona come ministro dell’Economia, nonostante la decisione finale spetti al futuro Premier, Giuseppe Conte, e al Presidente della Repubblica. Mattarella alza di nuovo la voce e sottolinea l’inammissibilità di diktat da parte dei partiti di maggioranza nei confronti delle figure cui in base alla Costituzione spetta il potere decisionale.

La diatriba pesa anche sui titoli di Stato italiani con lo spread che sale sopra i 193 punti base, con un rendimento del 2,404%.

Nubi minacciose arrivano anche dagli Stati Uniti dove il Presidente Donald Trump ha deciso di cancellare il vertice del 12 giugno a Singapore con il leader nordcoreano Kim Jong Un “sulla base dell’aperta ostilità mostrata nelle ultime dichiarazioni, ritengo sia inappropriato in questo momento tenere l’incontro”, ha spiegato Trump. Il riferimento è alle parole della vice ministra degli Esteri della Corea del Nord, Choe Son-hui, che ha definito il vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, “una stupida marionetta politica”. Poche ore prima però, a turbare i mercati è arrivata anche un’altra importante novità: la Casa Bianca ha chiesto al segretario al commercio Wilbur Ross, di avviare un’indagine sulle importazioni di automobili negli Usa paventando la possibilità di imporre nuovi dazi che secondo il Wall Street Journal potrebbero toccare il 25%. Due decisioni che hanno causato l’immediata reazione degli investitori, provocando una vera e propria pioggia di vendite sui listini americani: -0,7% per il Dow Jones, -0,5% per lo S&P 500, -0,4% per il Nasdaq.

Il ribasso di Wall Street ha immediatamente contagiato le Borse europee, già zavorrate dall’incertezza politica italiana. Dopo un avvio positivo, a metà giornata l’Europa si tinge di rosso: la peggiore è Francoforte (-1%), mentre Madrid e Parigi riescono a contenere le perdite, cedendo nel finale lo 0,2%. Negativa anche Londra (-0,6%).

A Milano le vendite colpiscono soprattutto i titoli della galassia Agnelli con Fca (-1,84%) che paga la volatilità del listino italiano e le pessime notizie arrivate dagli Usa sui dazi che spingono al ribasso anche l’indice Euro Stoxx 600 del comparto (-2%).

Titolo peggiore a Piazza Affari è però Saipem (-3%), seguito da Italgas (-2,8%), Pirelli (-2,3%) e Tenaris (-2,2%). L’incertezza politica e la tensione sui titoli di Stato pesa, come da tradizione, sulle banche: -1,81% per Unicredit, -1,23% per Bper, -1,23% per Banco Bpm, -2,18% per Mediobanca, -0,9% per Intesa Sanpaolo. Fuori dal Ftse Mib soffre ancora Mps (-3,13%), con gli investitori preoccupati per le intenzioni del nuovo Governo.

In controtendenza: Brembo (+4,5%), Moncler (+1,9%), Stm (+1,7%) e Campari (+1,51%).

Sul valutario, il cambio euro/dollaro sale a quota 1,1726, mentre l’oro si attesta sopra i 1.300 dollari l’oncia per la prima volta da 10 sedute. Debole il petrolio sull’ipotesi che l’Opec a giugno possa aumentare la produzione: Brent a 79,16 dollari al barile e il Wti a 71,13 dollari.

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