Le nuovi tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano a pesare sui mercati finanziari, che reagiscono con prudenza e crescente volatilità, mentre il petrolio riprende a salire. Il deterioramento del quadro geopolitico riduce le aspettative di un accordo di pace a breve termine e complica anche la prospettiva di una riapertura sicura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i flussi energetici globali. Restano inoltre aperte le principali divergenze tra le parti, dal controllo della rotta al programma nucleare iraniano.
L’incertezza si riflette immediatamente sulle materie prime, con il petrolio in rialzo di circa il 3%: il Wti sale a 91 dollari e il Brent a 96,6 dollari, e il gas europeo sui 48 euro al megawattora. Il clima negativo si estende ai mercati globali, con l’Asia in rosso e Tokyo in calo di circa mezzo punto percentuale, mentre i future Usa indicano un avvio debole per Wall Street. In Europa prevale la debolezza, con gli indici poco sotto la parità.
LEGGI ANCHE Titoli di Stato in calo dopo la ripresa ostilità Usa-Iran: ecco perché di G.Bruschi
Sullo sfondo, l’attenzione si sposta anche sull’economia: in arrivo i dati sul Pce statunitense, l’indicatore di inflazione seguito dalla Fed, atteso in aumento dal 3,5% al 3,8%. Un segnale chiave per le prossime mosse della Federal Reserve, che potrebbe trovarsi a mantenere una linea restrittiva nonostante un orientamento generalmente più accomodante. Atteso anche il Pil Usa, previsto in crescita al 2% dallo 0,5%, sostenuto anche dalla risalita dei prezzi energetici.
A Piazza Affari il Ftse Mib oscilla senza una direzione chiara e torna sotto la soglia dei 50mila punti. Ancora protagonista Avio, che continua a correre sull’onda dell’entusiasmo legato al settore aerospaziale e alle prospettive di crescita della space economy. Bene anche Stm, sostenuta dalle attese sul comparto dei semiconduttori legato all’intelligenza artificiale, e il comparto oil, che beneficia del rialzo del greggio. Gli attacchi in Medio Oriente tornano a favorire gli acquisti sulla difesa, con Leonardo in evidenza, mentre il settore bancario si muove in ordine sparso: Mps (e, di riflesso, Mediobanca) si distingue positivamente grazie alle prospettive di crescita della capitalizzazione illustrate dall’ad Luigi Lovaglio, mentre risultano più deboli Intesa, Unicredit, Fineco e Mediolanum. Vendite anche su Unipol e Generali.
Lo spread si mantiene stabile a 72 punti base, con il rendimento del Btp decennale al 3,73%. Tornano gli acquisti sul dollaro, che spinge l’euro in area 1,16, mentre le vendite colpiscono l’oro, con il contratto spot in calo a 4.380 dollari l’oncia. In flessione anche il bitcoin che torna sotto i 73mila dollari.