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Bitcoin in caduta libera: -40% da ottobre, ecco tutti i motivi del crollo

Il Bitcoin ha perso molto terreno nel weekend e oggi si muove poco sopra i 77mila dollari. Erano 86mila solo giovedì scorso. Dalla Fed al “ciclo quadriennale”, ecco i fattori che contribuiscono al calo della criptovaluta

Bitcoin in caduta libera: -40% da ottobre, ecco tutti i motivi del crollo

Continua il crollo verticale della regina delle criptovalute, ormai entrata ufficialmente in correzione. Questa mattina il bitcoin si attesta poco sopra i 77mila dollari. Giovedì scorso era oltre quota 88mila, a metà gennaio oltre 96mila. Rispetto al massimo storico di 126 miliardi di dollari toccato ad ottobre il calo sfiora il 40%. 

“Il bitcoin sta attraversando una fase correttiva a causa di molteplici fattori di pressione, spiega. Le incertezze legate alla Groenlandia e il ritorno delle minacce (poi ritirate) sui dazi – con un atteggiamento simile a quello visto con la Cina lo scorso ottobre – hanno pesato sul sentiment di mercato. Inoltre, l’attività di vendita da parte dei cosiddetti whales continua a esercitare una pressione ribassista sui prezzi”, ha spiegato James Butterfill, head of Research di CoinShares, la principale società di investimento europea specializzata in asset digitali, secondo cui, a zavorrare la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto, potrebbero contribuire anche altri fattori.

I bitcoin e il nuovo presidente della Fed

Uno dei principali è la decisione del presidente statunitense Donald Trump di nominare Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve. Il banchiere, pur essendo vicino al tycoon, secondo i mercati dovrebbe garantire l’indipendenza dell’istituto centrale e dunque dovrebbe far riprendere forza anche al dollaro. Un’eventualità, quest’ultima, che contribuisce al minore appeal del bitcoin come alternativa valutaria e alimenta una fase di “risk-off”. 

Warsh comunque ha una visione relativamente positiva della criptovaluta, che descrive come una “riserva di valore sostenibile, come l’oro”, ma non come una valuta, data l’elevata volatilità. “Non mi preoccupa; non è un sostituto del dollaro USA”, vedendolo piuttosto come un ‘poliziotto’ che incentiva decisioni migliori da parte della Fed, non come una minaccia al primato del dollaro.

Pesano anche i ritardi sulle stablecoin

Nel frattempo, sono passati mesi dal Genius Act, la legge fortemente voluta da Trump che sdogana le stablecoin, sul fronte regolamentare tutto tace. E i ritardi non sono sfuggiti al mercato, che si chiede quale sarà la sorte del Clarity Act, il provvedimento originariamente concepito per stabilire regole chiare per le stablecoin, ad oggi bloccato presso la Commissione Bancaria del Senato degli Stati Uniti.

Il ciclo quadriennale

“Pur non condividendo completamente la teoria del ‘ciclo quadriennale‘, sottolinea l’esperto, “va riconosciuto che, in parte, si è auto-realizzata, contribuendo alla fase di contrazione attuale”, spiega James Butterfill di CoinShares. Spesso e volentieri, nel recente passato, il secondo anno del mandato di un presidente, che per Trump è iniziato il mese scorso, ha spesso segnato una fase di arretramento. È successo nel nel 2014, nel 2018 e nel 2022.

Storicamente, in presenza di shock geopolitici – che si tratti del collasso del carry trade sullo yen o di altri tipi di tensioni commerciali – il bitcoin tende a reagire inizialmente in modo negativo, per poi trovare un livello di stabilità in base alle specifiche circostanze. “Ci attendiamo quindi, anche questa volta, una dinamica analoga: una pressione nel breve periodo seguita da una successiva fase di recupero”, conclude l’esperto.

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