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Coronavirus e energia, la Toscana pensa alla geotermia

Lettera aperta al governo in vista della ripresa delle attività economiche. Per accrescere la disponibilità della geotermia si pensa di utilizzare i pozzi dismessi di gas e petrolio.

Coronavirus e energia, la Toscana pensa alla geotermia

Quando l’Italia riaprirà dovrà fare i conti anche con il suo sistema energetico. Le proporzioni dell’epidemia sono state così trasversali che il motore dell’economia richiede ormai una messa a punto dettagliata. Prima ancora che entri in campo il governo, non si sa come, è lecito pensare che lo farà rivedendo il green deal di gennaio. Una prima mossa, intanto, arriva dalla Toscana che rilancia la battaglia per la geotermia. Una battaglia antica per una fonte pulita, contro burocrazia, autorizzazioni concesse e/o negate, pareri, pregiudizi Cinquestelle.

Nove sindaci, cosiddetti geotermici, hanno inviato una lettera al premier Giuseppe Conte e al Presidente della Toscana Enrico Rossi. Da Pomarance, Castelnuovo di Val di Cecina, Montieri, Monterotondo Marittimo, Chiusdino, Radicondoli, Monteverdi Marittimo, Arcidosso, Santa Fiora sono state chieste misure rapide, di emergenza per consentire all’Enel di derogare alle normali procedure per l’affidamento di lavori, manutenzioni, appalti e forniture nel settore.

Il momento è difficile ovunque, ma un’industria energetica storica, ricca di 20 milioni di euro di royalties, integrata nel sistema regionale concentrato nelle province di Pisa, Siena e Grosseto, vuole ripartire subito. Anticipando il governo, facendo da apripista contro procedure lente e paralizzanti. La produzione di energia elettrica in Toscana, in queste settimane, non si è interrotta. E il Consorzio geotermico sta destinando alla Lombardia un contributo economico per l’emergenza sanitaria. In vista della riapertura, Enel che gestisce le principali centrali dell’area, va messa nelle condizioni di riattivare lavori e investimenti.

L’indotto locale è pronto, scrivono i sindaci, che spingono per un veloce accordo tra Governo, Regione e Comuni dell’area, per autorizzare la società elettrica a derogare alle proprie policy è non prolungare oltre la sospensione di attività collaterali. I comitati contrari allo sfruttamento della risorsa sotterranea sono sempre in azione, ma con poche chances di successo. Soprattutto da quando al Mise hanno iniziato a valutare con maggiore buon senso la partita geotermica con incentivi nell’atteso Fer2.

La geotermia come fonte inesauribile, può crescere ancora nel paniere delle fonti italiane . Al pari dei piani di Snam sull’idrogeno, sempre in Toscana i sostenitori dell’energia dal sottosuolo coltivano l’idea di utilizzare pozzi di gas o petrolio ormai svuotati. Una prospettiva da riconversione, secondo l’Agenzia Greenreport, per contrastare le oscillazioni del petrolio. Dentro il progetto europeo Meet (Multidisciplinary and multi-context demonstration of EGS exploration and Exploitation Techniques and potentials), si valuta lo sfruttamento di pozzi dell’industria petrolifera e del gas, allo scopo di abbattere costi fissi, favorendo la crescita sul territorio di energia primaria.

Nel mondo ci sono centinaia di pozzi dismessi, dicono i tecnici ,da cui si può prendere acqua calda per la produzione geotermica. Chi vuole percorrere questa strada deve considerare però la qualità strutturale del pozzo prescelto, la profondità, l’idoneità dell’acqua. Un po’ come si fece in Eni 40 anni fa trivellando in tutta Italia alla ricerca di ricchezza sotterranea. Quei pozzi possono essere riportati in vita, anche fuori dalla Toscana, riprendendo gli studi sulle zone italiane con potenziale geotermico.

Nel pieno di una transizione energetica critica, frenata dal coronavirus, sono ipotesi di lavoro suggestive. Devono incrociare impegno e volontà politiche per creare uovo valore industriale nel settore più deficitario dell’Italia. Bisogna crederci, abbandonare preconcetti e mostrare intelligenza strategica in quei settori dove ci sono capacità ed esperienze robuste. Il modello toscano che, al netto dei livelli di inquinamento dell’aria, prende circa il 30% di energia dalla crosta terrestre si propone, dunque, come esempio di economia circolare imitabile. La lettera dei sindaci a Conte e Rossi, alla fine, dice proprio questo.

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