Condividi

Turchia, crolla la lira: Erdoğan ha cacciato il governatore

Dopo la cacciata di Cetinkaya da parte del presidente turco, i mercati temono che l’indipendenza della banca centrale sia fortemente a rischio

Turchia, crolla la lira: Erdoğan ha cacciato il governatore

In Turchia, l’ennesimo colpo di scena economico-politico delle ultime settimane scatena la reazione degli investitori sul mercato valutario. La lira turca, dopo aver perso oltre 2 punti percentuali sul dollaro, si attesta attualmente a quota 5,728 dollari (-1,8%), realizzando il calo più ingente degli ultimi mesi, dopo il mini-rally portato avanti tra maggio e giugno. Il cross contro l’euro è invece a 6,43 lire per un euro, ma era arrivato fino a 6,501, contro i 6,32 della chiusura di venerdì.

A spingere le vendite è stata la decisione del presidente Recep Tayyip Erdoğan di rimuovere dal suo incarico, costringendolo a dimettersi, il governatore della Banca centrale Murat Cetinkaya, sostituendolo con il suo vice, Murat Uysal. Un fulmine a ciel sereno per i mercati che ha fatto impennare i timori relativi al mantenimento dell’indipendenza della Banca centrale dal governo. A preoccupare è soprattutto la prospettiva di ritrovarsi di fronte un istituto asservito alle politiche di Erdogan, anche perché la possibilità di effettuare il cambio arriva proprio dalla riforma costituzionale che ha ampliato i poteri del leader turco, dandogli margini di manovra quasi assoluti. 



Nella nota ufficiale che ha annunciato la notizia, il nome di Cetinkaya non viene mai citato, né viene fornita nessuna ragione del cambio. nel comunicato si legge solo che il nuovo con il governatore “la Banca continuerà ad attuare in modo indipendente gli strumenti di politica monetaria focalizzati sul raggiungimento e il mantenimento del suo obiettivo primario di stabilità dei prezzi in linea”.

In realtà, secondo gli analisti, la colpa di Çetinkaya, che era presidente della Banca Centrale dal 2016 e il cui mandato sarebbe dovuto scadere alla fine del 2020, è stata quella di non aver tagliato i tassi di interesse nonostante le ripetute richieste di Erdoğan, convinto che la sforbiciata avrebbe potuto favorire il contrasto all’inflazione (al 15,5%), dando una spinta alla crescita. Di opinione opposta, Çetinkaya, che lo scorso anno aveva alzato i tassi di riferimentodi 625 punti base. Da settembre, il costo del denaro è fermo al 24 per cento. Uysal, da parte sua, avrebbe posizioni più vicine a quelle di Erdogan ed è tra le “colombe” della Banca centrale turca. Secondo gli analisti, l’istituto potrebbe ora cominciare ad allentare le maglie della politica monetaria gia’ durante la riunione del 25 luglio.

Commenta