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Successo dell’asta Bot ma lo spread vola e Piazza Affari vive un’altra giornata di passione

Borsa in forte ribasso mentre il divario fra i Btp e i Bund salta sopra la soglia dei 470 pb e il rendimento dei titoli di Stato decennali sale al 6,54% – Eppure il Tesoro ha collocato tutti i sette miliardi di Bot a 12 mesi nell’asta di oggi con rendimenti in calo al 5,952% dal record del 6,087% dell’ultima asta del mese scorso

Successo dell’asta Bot ma lo spread vola e Piazza Affari vive un’altra giornata di passione

IL BOT-DAY NON SCACCIA IL RIBASSO. SPREAD A 471 PB
SOTTO TIRO FONDIARIA E LE BANCHE “VITTIME” DELL’EBA

Nonostante l’esito positivo del Bot day, i Btp decennali sono oggetto di forti vendite e il rendimento è salito al 6,54%, 25 punti base in più di venerdì. Lo spread con il Bund tedesco si allarga a 471 punti. Eppure il Tesoro ha collocato tutti i sette miliardi di Bot a 12 mesi nell’asta di oggi con rendimenti in calo al 5,952% dal record del 6,087% dell’ultima asta del mese scorso.

In Borsa non si attenuano le vendite: l’indice FtseMib di Piazza Affari scende dell’1,8%, Londra -0,8%, Parigi -1,5%, Francoforte -2,1%. Le borse viaggiano intanto in terreno negativo. A Milano l’indice FtseMib scende dell’1,95% a quota 15.182, Londra perde lo 0,8%, Parigi -1,5%, Francoforte -2,11%.

Fra gli investitori continua a prevalere la delusione per le decisioni del Consiglio europeo della settimana scorsa. Molti i giudizi positivi, ma prevalgono i critici e fra questi un sapore particolare ha la bocciatura di Moody’s che ha annunciato stamattina che nel primo trimestre del 2012 rivedrà i rating dei Paesi Ue perché non ci sono state quelle “misure politiche decisive” per contrastare la crisi dell’euro.

A questo si aggiunge il timore di un rallentamento dell’economia cinese. A novembre l’export di Pechino è cresciuto solo del 13,8%, il tasso più basso dal 2009.

Diverse le situazioni critiche che pesano su Piazza Affari. La più grave riguarda Fondiaria-Sai -6,13% mentre i vertici sono riuniti per decidere come rafforzare l’indice di sovibilità della compagnia: o un aumento di capitale oppure l’emissione di un prestito convertibile da parte della controllata Milano Assicurazioni (in ribasso del 4%). O qualche altra soluzione che preveda un maggior peso dei creditori, none scluso un convertendo.

Le decisioni dell’Eba si rifettono sulle banche. Tiene, in parte, la diga di Intesa -2,35%, che non dovrà far ricorso ad aumenti di capitale, cade Unicredit -3% che ha già annunciato da tempo l’operazione. Va molto peggio per gli altri istituti nel mirino: MontePaschi -5,45%. Banco Popolare -3,47%, Ubi -4,65%.

Una nota a parte la merita Bpm –2,59%: i titoli dell’istituto sono trattati a 0,286, sotto il valore di emissione delle azioni rivenienti dall’aumento di capitale offerte oggi all’asta. Facile prevedere il 18% non sottoscritto in sede d’aumento resterà a carico del consorzio di garanzia capitanato da Mediobanca – 1,95.

Mattinata negativa anche per gli industriali. Fra i titoli industriali, Fiat scende del 2,28%, Fiat Industrial -2,74%, Prysmian -1,67%. Pirelli sale dell’ 1,47%% ed è fra i pochi titoli positivi al pari di Parmalat +0,89% ,di Luxottica (+0,33%) ed Impregilo (+0,35%) nel mirino di Gavio. Enel perde l’1,46%, Eni scende dell’1,30%. Grossa discesa di Terna -5, 64% dopo il documento dell’Authority dell’Energia sulle nuove tariffe. Snam Rete Gas -1,19%. Male Mediaset -2,20%.

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