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Povertà, economia sommersa ed evasione fiscale: ecco cosa c’è che non quadra

In Italia convivono 5,7 milioni di poveri assoluti, 217 miliardi di economia non osservata e un tax gap fino a 100 miliardi. I dati su Irpef e redditi dichiarati mostrano lo scarto tra povertà reale, lavoro irregolare ed evasione fiscale

Povertà, economia sommersa ed evasione fiscale: ecco cosa c’è che non quadra

Nei giorni scorsi è scoppiato un violento incendio in un resort di lusso a Santo Domingo, dove erano ospitati 252 italiani. Non intendiamo fare demagogia: la terribile coppia di AVS potrebbe sostenere che questi nostri connazionali appartengono a quei contribuenti a cui si dovrebbe applicare una imposta patrimoniale, tanto più perché capita spesso di avere notizie relative ad italiani che passano le loro vacanze in amene località sparse ad ogni angolo del pianeta; mentre gli albergatori nostrani si attendono un’estate del tutto esaurito anche nel Belpaese. Forse sarebbe il caso di mettere un po’ d’ordine nell’ambito delle nostre statistiche, per accorgersi che capita a tanti nostri concittadini di essere contati più volte in insiemi diversi, spesso persino contradditori o di fornire di sé una rappresentazione non corrispondente al vero. I dati che seguono per le diverse condizioni censite non si riferiscono alle medesime annualità, ma le variazioni non sono di tale dimensione da sottrarsi ad un confronto credibile.

Nel 2024, il numero medio di persone in cerca di occupazione in Italia era pari a 1 milione e 664 mila.  Quanto ai c.d. NEET, nella  Fascia 15-29 anni: in Italia si stimano circa 1,18 milioni di  soggetti (pari a un tasso di incidenza del 13,3%). Estendendo il monitoraggio fino ai 34 anni, il valore assoluto sale a oltre 2 milioni di NEET. Più in generale le persone inattive (in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni) ammontano a circa 12,5 milioni, con un tasso di inattività stabile intorno al 33,3%.

Disoccupazione, inattività e povertà: il volto fragile del Paese

In Italia, le persone in condizione di povertà assoluta sono 5,7 milioni, pari al 9,8% dei residenti. Il dato, riguarda oltre 2,2 milioni di famiglie (l’8,4% del totale) e presenta una situazione particolarmente critica per i minori, gli stranieri e i nuclei numerosi. È bene chiarire che le famiglie italiane in questa condizione sono il 6,2% del totale, mentre quello delle famiglie di stranieri sono più del 35%.

Nel 2023 l’economia sommersa (ovvero al netto delle attività illegali) si attesta a poco meno di 198 miliardi di euro, in crescita di 14,9 miliardi rispetto all’anno precedente, mentre le attività illegali sfiorano i 20 miliardi. Le unità di lavoro irregolari sono 3 milioni 132mila, in crescita di oltre 145 mila unità rispetto al 2022. In sostanza quella che viene definita ‘’l’economia non osservata’’ si attesta a 217 miliardi, pari al 10,2% del Pil.

Come si evince dalla tabella dell’Istat, la dinamica complessiva dell’economia non osservata è stata guidata dalla crescita delle sue principali componenti. Rispetto all’anno precedente, il valore aggiunto dovuto alla sotto-dichiarazione ha registrato un incremento del 6,6% (pari a +6,7 miliardi di euro), mentre quello generato da lavoro irregolare ha segnato una crescita dell’11,3% (corrispondenti a +7,8 miliardi). Contenuto, invece, il contributo delle altre componenti del sommerso: mance e fitti non dichiarati hanno registrato un aumento del 3,8% (pari a +0,5 miliardi) rispetto al 2022, mentre le attività illegali sono aumentate dell’1,0% (circa +0,2 miliardi). La dinamica più sostenuta del valore aggiunto da lavoro irregolare rispetto alle altre componenti ha determinato una lieve ricomposizione del loro peso relativo all’interno del complesso dell’economia non osservata. In particolare, l’incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare si è portata al 35,5%, raggiungendo quanto osservato nel 2021 (35,6%) e recuperando 1,2 punti percentuali rispetto al 2022 (34,3%). Di converso, il peso del valore aggiunto da sotto-dichiarazione è sceso nel 2023 al 49,7% dal 50,1% del 2022 (era 49,3% nel 2021). Le altre componenti del sommerso hanno contribuito per il 5,6% al complesso dell’economia non osservata (5,8% nel 2022 e 5,2% nel 2021). Continua, infine, il progressivo ridimensionamento dell’impatto dell’economia illegale. Nel 2023 si è attestata al 9,2%, 1,3 punti percentuali al di sotto del livello del 2020 (quando era al 10,5%), 0,6 punti in meno di quanto registrato nel 2022 (quando era pari al 9,8%).

L’incidenza delle sotto-dichiarazioni e del lavoro irregolare chiamano in causa il fenomeno dell’evasione fiscale.

Stime complessive sul tax gap: Oltre ai dati Istat, le relazioni congiunte del MEF e di altri istituti di ricerca stimano che il “tax gap” effettivo (mancato gettito tributario e contributivo) oscilli annualmente attorno a una cifra compresa tra gli 80 e i 100 miliardi di euro.

Redditi dichiarati e carico fiscale: chi paga davvero l’Irpef

A questo punto arrivano le meritorie analisi di Itinerari previdenziali a dare conto della fiscalità generale in Italia e della partecipazione dei diversi percettori di redditi.

Su una popolazione di 59.030.133 cittadini residenti (si prenda nota del concetto di residenza che è diverso da quello di cittadinanza) sono 42.026.960 quanti hanno presentato una dichiarazione dei redditi nel 2023 (con riferimento all’anno di imposta precedente). A versare almeno 1 euro di IRPEF solo 32.373.363 residenti, vale a dire poco più della metà: a ogni contribuente corrispondono quindi 1,405 abitanti.  Ma è nei dettagli che il diavolo nasconde la coda. Fino a 7.500 euro lordi si collocano 9.330.900 soggetti, il 22,20% del totale. I contribuenti che dichiarano redditi tra i 7.500 e i 15.000 euro lordi l’anno sono 7.626.579. Tra 15.000 e 20.000 euro di reddito lordo dichiarato si trovano 5,4 milioni di contribuenti Seguono da 20.001 a 29.000 euro 9,5 milioni di contribuenti.  Seguono quindi i redditi tra 29.001 e 35mila euro, fascia in cui si collocano 3.754.371 contribuenti, l’8,93%, che versano complessivamente il 12,17% delle imposte. Sommando tutte le fasce di reddito fino a 29mila euro, si evidenzia dunque che il 75,80% dei contribuenti italiani versa soltanto il 24,43% di tutta l’IRPEF: una fotografia più vicina a quella di un Paese povero che di uno Stato membro del G7 e che parrebbe oltretutto poco veritiera – secondo Itinerari previdenziali –  guardando a consumi e abitudini di spesa degli italiani. E’ agevole rendersi conto che sono pochi i contribuenti che pagano imposte adeguate ai loro stili di vita e troppi quelli che denunciano redditi troppo bassi. Per la legge di grandi numeri, tuttavia, l’evasione è prevalente in questo secondo insieme.

A questo punto si pone una domanda: l’ammontare di quasi 200 miliardi che circola nell’economia sommersa, i 77 miliardi del lavoro irregolare e i 108 miliardi attribuiti alle sotto-dichiarazioni (comunicazioni intenzionalmente errate del fatturato e/o dei costi) andranno pure a finire in tasca di qualcuno? Persino l’economia illegale produce reddito per i consumi finali delle famiglie. Di certo, non vi è nulla di positivo in questa dissociazione tra il reddito regolare e irregolare. Non possiamo compiacerci della solita arte di arrangiarsi, ma almeno non trattiamo da poveri gli evasori.

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