Fincantieri alza il periscopio sulla nuova frontiera della cantieristica: la subacquea. Con quattro acquisizioni strategiche, il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero punta a costruire un campione internazionale dell’underwater, un settore sempre più decisivo per sicurezza, energia, infrastrutture critiche e difesa. Gli accordi riguardano Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm, società che portano in dote competenze tra geoscienze marine, comunicazioni subacquee, droni autonomi e servizi offshore.
Una svolta industriale che il mercato ha premiato subito. A Piazza Affari Fincantieri balza oltre i 12 euro, in rialzo del 12%, sostenuta dalle attese su un’operazione destinata a rafforzare il profilo tecnologico del gruppo e ad anticipare gli obiettivi del piano industriale 2026-2030.
Fincantieri crea un polo da otto aziende nella subacquea
Le società acquisite entreranno nel polo underwater di Fincantieri, che diventerà una realtà composta da otto aziende, integrate lungo l’intera catena del valore. L’obiettivo è sviluppare soluzioni end-to-end che vadano dall’hardware al software, dalle telecomunicazioni ai mezzi subacquei, fino alla fornitura di servizi specializzati.
Next Geosolutions, quotata su Euronext Growth Milan, è attiva nelle survey e nelle geoscienze marine, oltre che nei servizi di supporto alle costruzioni offshore. WSense, Graal Tech e Defcomm sono invece scale up italiane ad alto contenuto tecnologico, specializzate rispettivamente nelle comunicazioni subacquee e nell’internet of underwater things, nei droni autonomi subacquei e nei droni autonomi di superficie. La struttura del nuovo polo prevede una presenza internazionale in Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia ed Emirati Arabi Uniti, con circa 1.500 professionisti. Le acquisizioni seguono l’integrazione di Wass nel 2025 e di Remazel nel 2024, inserendosi nel percorso di rafforzamento del segmento underwater già indicato da Fincantieri nel piano industriale.
Esborso iniziale da 600 milioni e Opa su NextGeo
L’operazione comporta un esborso iniziale di circa 600 milioni di euro. La parte più rilevante riguarda Next Geosolutions, di cui Fincantieri acquisirà il 52,60% da Marnavi. Il gruppo è inoltre in fase avanzata di negoziazione con il top management, che potrà vendere una parte delle proprie quote e reinvestire nel capitale della società. La valorizzazione di NextGeo è pari a 780 milioni di euro per il 100% del capitale, corrispondenti a 16,25 euro per azione, importo che potrà essere ridotto in caso di distribuzione di dividendo da parte della società. Una volta acquisita la maggioranza, Fincantieri lancerà un’Opa sull’intero capitale, finalizzata al delisting.
L’esecuzione del contratto resta soggetta ad alcune condizioni sospensive, tra cui il via libera Antitrust e Golden Power. Alla data di esecuzione, Fincantieri sottoscriverà anche un patto parasociale con i soci che reinvestiranno, prevedendo meccanismi di uscita progressiva legati all’approvazione dei bilanci 2027, 2028 e 2029 attraverso opzioni put e call.
Le acquisizioni saranno finanziate con le risorse raccolte attraverso l’aumento di capitale da 500 milioni di euro completato a febbraio 2026, integrate da altre fonti disponibili del gruppo. Fincantieri sottolinea che l’operazione non avrà impatto sulla guidance 2026 relativa alla leva finanziaria, mentre dovrebbe migliorare i target di rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda per il 2028 e il 2030.
Ricavi underwater oltre 1,1 miliardi già nel 2026
Il rafforzamento nella subacquea ha anche un impatto rilevante sui numeri del gruppo. Nel 2025 il segmento underwater ha registrato ricavi per 667 milioni di euro, pari al 6,7% dei ricavi sul portafoglio di Fincantieri. Con le nuove acquisizioni, i ricavi pro-forma 2026 sono attesi oltre 1,1 miliardi di euro, con un Ebitda di circa 220 milioni. In questo modo Fincantieri anticipa di quattro anni gli obiettivi di ricavi ed Ebitda underwater previsti per il 2030 nel piano industriale 2026-2030. Le acquisizioni contribuiscono inoltre all’utile di gruppo per oltre 60 milioni di euro su base pro-forma 2026.
Secondo le stime indicate dal gruppo, i ricavi della subacquea raggiungeranno 1,4 miliardi di euro nel 2028 e saliranno a 1,8 miliardi nel 2030. Anche la marginalità è vista in crescita, con un margine Ebitda underwater pro-forma al 19,2% nel 2026, al 21% nel 2028 e al 23% nel 2030. Il contributo delle acquisizioni all’utile netto del gruppo dovrebbe arrivare a circa 130 milioni di euro entro il 2030.
Fincantieri evidenzia inoltre che l’operazione dovrebbe generare un aumento dell’Ebitda e dell’utile netto rispettivamente del 13% e del 40% rispetto agli obiettivi 2026 del piano industriale. L’impatto atteso sull’utile per azione è pari a un incremento del 30% al 2028 e del 20% al 2030.
Folgiero, ad Fincantieri: “Una trasformazione industriale storica”
Il cuore industriale dell’operazione è la natura dual-use delle tecnologie coinvolte. Le competenze integrate nel nuovo polo potranno essere utilizzate sia nel mercato della Difesa sia in quello civile, dalla protezione delle infrastrutture critiche subacquee alla sicurezza marittima, fino ai servizi offshore. Fincantieri rafforza così un modello industriale sempre più orientato ai servizi e all’integrazione di soluzioni complesse, ampliando il proprio ruolo da fornitore di tecnologie e piattaforme a operatore in grado di presidiare l’intera catena del valore underwater.
“L’operazione odierna rappresenta una trasformazione industriale storica per Fincantieri, che crea un campione internazionale dell’Underwater, grazie alla completa integrazione lungo la catena del valore di tecnologie, competenze e capacità operative” ha commentato Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri. “Queste acquisizioni ci consentono inoltre di accelerare nell’attuazione del Piano Industriale, rafforzando in modo significativo la redditività e valorizzando un mercato in forte espansione, dove la componente dual-use è destinata a diventare sempre più rilevante. Abbiamo inoltre scelto di valorizzare la continuità industriale delle società acquisite, mantenendo i management team esistenti, perché riteniamo che competenze ed execution siano un elemento essenziale della crescita del Gruppo”.
