Il mondo che pensavamo di conoscere si è inceppato. Le alleanze cambiano direzione, le potenze si muovono con scarti improvvisi, le vecchie certezze della globalizzazione arretrano davanti a una realtà più dura, instabile, meno rassicurante. È dentro questo scenario che Giulio Sapelli, intellettuale di alto rango, è tornato in libreria dal 19 giugno 2026 con il suo nuovo saggio, “Il nuovo mondo. Guerra terra potere, Trump e i nuovi imperialismi“, pubblicato da Guerini e Associati con prefazione di Mauro Calise.
Storico economico, analista dei grandi passaggi del capitalismo e delle sue fratture, Sapelli affronta il presente senza cedere alle spiegazioni più comode. Il suo nuovo libro entra nel cuore del disordine geopolitico contemporaneo e prova a decifrarne le spinte profonde, là dove guerra, controllo della terra, potere industriale e dominio finanziario tornano a intrecciarsi.
Il neo-royalismo e il ritorno della potenza americana
Al centro del volume c’è una categoria destinata a far discutere, il neo-royalismo, definito anche royalistic empire. Per Sapelli è la nuova forma del governo del capitale, un assetto che trova nell’era trumpiana la sua espressione più riconoscibile. L’interesse nazionale americano torna a imporsi come principio ordinatore, mentre politica estera e sicurezza vengono rilette in chiave di potenza, protezione strategica e riaffermazione imperiale.
Non si tratta però di una restaurazione lineare della forza statunitense. Nel quadro tracciato da Sapelli, il nuovo corso americano convive con contraddizioni profonde. La deindustrializzazione ha indebolito il tessuto produttivo, il protezionismo può diventare un fattore destabilizzante, il capitalismo non governato assume tratti sempre più predatori. Il risultato è un paradosso politico ed economico: la spinta a riaffermare l’egemonia degli Stati Uniti potrebbe accelerarne le fragilità e aprire la strada a nuovi equilibri post-americani.
Le fratture della globalizzazione oltre le narrazioni facili
“Il nuovo mondo” si muove dunque contro la superficie dell’attualità. Sapelli evita le letture facili sulla tecnologia, sulle promesse dell’intelligenza artificiale e sulle narrazioni più lineari del progresso, riportando lo sguardo sulle fratture materiali della globalizzazione. Il potere non si misura soltanto nella capacità di innovare, ma anche nel controllo delle risorse, delle filiere, dei territori, delle strutture produttive e delle architetture finanziarie.
Il libro è un attraversamento del presente con gli strumenti della storia economica. Guerre, imperi, crisi industriali e rivalità tra potenze non vengono trattati come episodi isolati, ma come segnali di una trasformazione più ampia. Il mondo che emerge dalle pagine di Sapelli è segnato da nuove forme di imperialismo, da un capitalismo meno integrato e più aggressivo, da una politica internazionale tornata a parlare il linguaggio della forza.
Nato a Torino nel 1947, Giulio Sapelli ha insegnato Storia economica ed Economia politica in università europee e delle Americhe. Ha lavorato come consulente e consigliere d’amministrazione in importanti gruppi industriali e finanziari. Nel 2020 ha ricevuto il Premio Fieri di Fincantieri alla carriera ed è presidente della Fondazione Germozzi di Confartigianato.
Tra le sue pubblicazioni più recenti figurano “Oltre il capitalismo” del 2018, “Nulla è come prima” del 2019 con Enrico Quintavalle, “Perché esistono le imprese e come sono fatte” del 2019, “Pandemia e Resurrezione” del 2020, “Nella storia mondiale” del 2021, “Draghi o il caos” del 2021 con Lodovico Festa, “Ucraina anno zero” del 2022, “Verso la fine del mondo” del 2024 e “Il grande ritorno” del 2025.
