È arrivata la record date. Scade oggi il termine per depositare le azioni e i diritti di voto in vista dell’assemblea del Monte dei Paschi in programma per il 15 aprile. L’attesa è tutta per Glass Lewis, il proxy advisor che oggi dovrebbe fornire le indicazioni di voto in vista dell’assise. L’altro, Iss, ha già diffuso le sue raccomandazioni a inizio settimana, scontentando tutti e scatenando una pioggia di repliche e controrepliche sia da parte di Mps, che dei concorrenti di Plt.
Cos’ha detto Iss
Iss ha infatti raccomandato agli azionisti di Rocca Salimbeni di votare a favore della lista del cda, criticando però il processo di successione di Lovaglio e suggerendo, nella seconda votazione, di votare contro la conferma di Nicola Maione alla presidenza e di Domenico Lombardi alla presidenza del comitato nomine. Non solo, nell’indicazione di voto individuale della lista del cda, Iss boccia anche Alessandro Caltagirone, Elena De Simone, Gianmarco Montanari, Simonetta Iarlori, Francesca Pace e Rosa Cipriotti. Voto favorevole, invece, per Corrado Passera e Carlo Vivaldi, nonché per il candidato ceo Fabrizio Palermo, nonostante anche i consulenti statunitensi – dopo la Bce – sollevino dubbi sulla poca esperienza diretta in banca del manager.
E sulla lista di Plt? Sebbene in un’intervista a Bloomberg, Luigi Lovaglio si sia detto fiducioso su una sua riconferma, in virtù del track record alla guida di Mps e dei 16 miliardi di dividendi complessivi promessi agli azionisti nei prossimi cinque anni, secondo Iss, quella della famiglia Tortora di “un completo rinnovamento del consiglio in questa fase, unitamente alla reintegrazione dell’ad uscente, non rappresenta una proposta sufficientemente convincente”. Anche in questo caso, viene bocciato il candidato presidente, Cesare Bisoni.
Le posizioni in vista dell’assemblea
In vista dell’assemblea, al momento, sembrano esserci due sole certezze. La prima è che il ministero dell’Economia, con il suo 4,8%, non voterà. Il Governo, come chiarito dalla premier Giorgia Meloni sempre a Bloomberg, considera infatti “terminato” il suo ruolo in Mps e non intende più essere coinvolto nella futura governance e nelle decisioni strategiche dell’istituto di credito. E nel caso in cui ci fosse stato ancora qualche dubbio, già il mese scorso la presidente del consiglio aveva anticipato che l’esecutivo non avrebbe partecipato “alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza”.
E veniamo alla seconda certezza. Francesco Gaetano Caltagirone, che ha in mano l’11,5% (ma potrebbe essere salito ulteriormente), voterà a favore della lista del cda da lui sponsorizzata, una rosa che – non a caso – ha come capofila l’attuale ad di Acea, Fabrizio Palermo, suo uomo di fiducia.
Sembra essere indirizzato verso l’astensione il primo socio Delfin (17,5%), sia perché nella lista del cda non ci sono riconducibili alla società (e i consiglieri uscenti a cui era stata proposta una candidatura hanno rifiutato), sia perché – ipotesi ufficiosa, ma plausibile – un voto diverso da quello di Caltagirone servirebbe anche a dimostrare l’inesistenza di quel presunto concerto contestato ai due azionisti dalla Procura di Milano. La holding guidata da Francesco Milleri potrebbe tuttavia diventare determinante nel corso della seconda votazione, quella sui singoli candidati, a cui in molti rivolgeranno gli occhi, soprattutto dopo le indicazioni dei proxy.
Astensione probabile anche per Enasarco (che ha l’1,15% di Mps), mentre l’altra cassa di peso fino a qualche giorno fa, l’Enpam, ha praticamente azzerato la propria posizione, scendendo dall’1,45% di febbraio all’attuale 0,2%.
E poi c’è Banco Bpm (3,9% di Rocca Salimbeni) che non ha ancora sciolto la riserva. Da considerare e che solo ventiquattro ore dopo, il 16 aprile, Piazza Meda dovrà a sua volta rinnovare i propri vertici. Non solo: non si tratta di un “osservatore disinteressato”, tenendo conto che da tempo si parla di una possibile fase due del risiko che avrebbe al centro proprio le nozze tra Banco Bpm e Mps,.
Infine i fondi: a BlackRock, che ha in mano il 4,9% del Monte dei Paschi, si aggiungono Norges e Vanguard, che insieme raggiungono circa il 7%, e tutti gli altri investitori istituzionali. Voti che diventeranno decisivi, se convergeranno verso la medesima lista.