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Luna park grande quanto il Belgio e mega city: ecco perché l’Arabia Saudita vuole il petrolio oltre 100 dollari

Senza un forte rialzo dei prezzi del greggio oltre i 100 dollari rischia di saltare l’ambizioso progetto del principe Mohammed Bin Salman. E il ministro dell’Energia passa all’azione

Luna park grande quanto il Belgio e mega city: ecco perché l’Arabia Saudita vuole il petrolio oltre 100 dollari

Ma che bel pesce d’aprile ha riservato ai mercati lo sceicco Abdulaziz bin Salman, ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita. Spingere il prezzo del petrolio oltre 100 dollari. Eppure fino a pochi giorni fa il fratello dell’onnipotente Mohammed, l’uomo forte del Regno, aveva sussurrato “confidenzialmente” che Riyad avrebbe votato contro un taglio della produzione di petrolio perché “Aramco può sostenere un prezzo tra i 60 e i 75 dollari” garantendo un adeguato flusso di entrate ma anche la ripresa dei consumi dei clienti, insidiati da recessione ed aumento dell’inflazione. 

Arabia Saudita: il colpo basso del taglio della produzione a sorpresa

Di qui lo sconcerto per il colpo basso di sabato 1° aprile: l’Arabia Saudita, in accordo con la Russia ed un consistente manipolo di Paesi del cartello, ha votato per un taglio della produzione di 1,16 milioni di barili, mettendo le basi per un robusto aumento dei prezzi del petrolio oltre la barriera degli 85 dollari. E anche più. Un brutto colpo che ha il sapore della beffa se si pensa che i Paesi occidentali, Unione Europea in testa, hanno affidato ad Abu Dhabi la guida della prossima conferenza Cop 28, dedicata alla lotta contro i climate change. Ma che affidabilità può offrire il sultano Al Jaber, a capo della conferenza ma anche dell’Abu Dhabi National Oil Company, colosso petrolifero che da solo vale più di Exxon e Bp messe assieme? Un po’ come offrire a Dracula la guida dei Donatori di sangue, hanno scritto i rappresentanti di oltre 400 ong in vista del summit di Dubai nel prossimo novembre.

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Il vero motivo del rialzo del petrolio

Ma chissà a quali livelli sarà, all’epoca, il prezzo del greggio. Contro la prospettiva di nuovi rialzi gioca, per ora, l’andamento fiacco dei prezzi. Compreso il mancato decollo della domanda da parte della Cina. O, più ancora, le svendite cui è costretta la Russia per aggirare l’embargo dell’Occidente, accontentandosi di prezzi largamente inferiori a l listino prezzi. Ma queste valutazioni, basate sull’andamento delle economie e sul conflitto in Ucraina, non aiutano a capire le ragioni dell’aumento del greggio o, tantomeno, l’atteggiamento dei sauditi. “Il vero motivo del rialzo – scrive il Wall Street Journal – sta nella necessità di finanziare il piano di sviluppo dell’immenso parco giochi voluto da Mohammad Bin Salman”. Il principe è  più che mai concentrato nello sviluppo dei suoi piani megalomani – inclusi nel Vision 2030 – che prevedono, tra l’altro, la creazione di un’area alberghiera delle dimensioni del Belgio, punteggiata da resort stile Maldive sopra le acque, ma anche da un’avveniristica città all’insegna dell’alta tecnologia che dovrebbe coprire una superficie pari a 33 volte New York. 

L’ambizione del principe Bin Salman e il conflitto con Joe Biden

E’ questa la stella polare della politica del principe Bin Salman, sottolinea Goldman Sachs. Un obiettivo a rischio, nonostante i 650 miliardi di dollari nelle casse del fondo sovrano, se il prezzo del petrolio dovesse oscillare stabilmente sotto i 100 dollari. Per questo Ryiad, violando per la seconda volta in sei mesi l’invito degli Usa di contribuire al calo dei prezzi, ha deciso di guidare il taglio della produzione sotto il livello dei consumi prevedibili. Certo, gioca un ruolo il conflitto tra il principe ed il presidente Biden per il delitto Khashoggi. A poco è servita, al proposito, la trasferta saudita del presidente Usa: poco dopo l’incontro, Bin Salman ha ordinato lo scorso ottobre un primo rialzo dei prezzi. Pesa poi la sponda offerta da Pechino, sensale della possibile pace tra i sauditi con Teheran e da Mosca, che condivide l’interesse per l’aumento dei prezzi. 

Petrolio oltre 100 dollari o rischia di saltare il parco giochi Vision 2030

Ma all’origine della svolta dell’Arabia Saudita, che resta di gran lunga il principale cliente dell’arsenale militare Usa, c’è la dottrina “Saudi First”:  la trasformazione del Paese da potenza petrolchimica a regno dell’entertainment, sfruttando la posizione geografica, mediana  tra Europa ed Oriente, al servizio del turismo. Un piano megalomane anche perché, almeno finora, ben pochi hanno versato un solo dollaro a sostegno del programma. E Abdelaziz, il principe del petrolio che già in passato ha teso (con successo)  trappole ai traders di petrolio, ha messo le mani avanti: di questo passo non ci basteranno quotazioni di 80-85 dollari. Guai, avrebbe aggiunto, se le quotazioni dovessero scendere ancora come non va escluso dato l’andamento dei consumatori. Di qui la decisione di procedere ad un aumento secco dei prezzi che spinga il petrolio oltre 100 dollari. I consumatori europei ed americani si rassegnino a pagare in anticipo il prezzo di ingresso per l’enorme luna park che sorgerà sulle rive del mar Rosso.

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