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Le competenze tecniche sono necessarie ma i giovani devono avere anche una formazione civile e politica

Al settimo corso della “Scuola politica-Vivere nella comunità” il vicedirettore generale di Cdp, Fabio Barchiesi, ha spiegato perché oggi “la competenza tecnica resta fondamentale ma non è più sufficiente” e la leadership richiede altre capacità. E Stefano Lucchini, responsabile deli Rapporti istituzionali di Intesa, ha aggiunto che “i profili che oggi sono necessari riguardano persone capaci di comprendere l’impatto sociale delle proprie decisioni”

Le competenze tecniche sono necessarie ma i giovani devono avere anche una formazione civile e politica

È stato il vice direttore generale di Cdp e amministratore delegato di Cdp Equity Fabio Barchiesi a spiegare con grande chiarezza agli studenti che iniziano a frequentare il settimo corso della “Scuola politica – Vivere nella comunità” la qualità richiesta oggi dalle aziende e dalla Pubblica amministrazione per i ruoli dirigenziali: “La competenza tecnica resta una componente fondamentale, tuttavia da sola non è più sufficiente. Il valore del leader oggi si sposta sempre più sulla capacità di definire correttamente i problemi, interpretare i risultati, integrare punti di vista diversi e assumersi la responsabilità di prendere decisioni.

“I profili che oggi sono necessari – ha aggiunto Stefano Lucchini di Banca Intesa ed uno dei promotori della scuola – riguardano persone capaci di comprendere l’impatto sociale delle proprie decisioni, che sappiano muoversi in contesti complessi, multiculturali e che quindi abbiano avuto una educazione che integra il sapere specialistico con la responsabilità e il senso delle istituzioni”.

È questa è proprio la missione della Scuola politica, nata per impulso di Pellegrino Capaldo e Sabino Cassese, che prepara ogni anno 40 giovani (selezionati su un ampio numero di quasi 800 domande) ad assumere ruoli dirigenziali sia nella pubblica amministrazione che nel privato, grazie ad un mix di formazione tecnica e di approfondimento di materie politiche e sociali. Insomma il manager del futuro deve avere la capacità di leggere il contesto politico e sociale, di saper comprendere linguaggi differenti, di sviluppare un forte senso di responsabilità per le proprie decisioni. Decisioni che però bisogna saper prendere (calcolando bene i rischi) perché in un mondo che cambia ad una velocità fino a poco tempo fa inimmaginabile, stare fermi non è una opzione valida.

Uno degli obiettivi della scuola è quello di fare incontrare i giovani con personalità del mondo economico per apprendere dalla viva voce di questi protagonisti le caratteristiche della loro esperienza professionale e i temi e la missione delle grandi aziende che dirigono. Quest’anno è stata la volta dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Stefano Donnarumma e del già citato Fabio Barchiesi. Il primo che è orgoglioso di essere un ingegnere, ha spiegato ai giovani per quale ragione oggi serve uno sguardo ampio sul contesto, accanto alla competenza specifica. Bisogna saper mettere a frutto le esperienze lavorative che si ha l’occasione di fare guardandosi sempre in giro. Certo, bisogna metterci tanta fatica e tanta dedizione per capire e valorizzare il proprio talento. Ma alla fine se uno trova una cosa che gli piace, il talento viene fuori.

Barchiesi ha ricordato il proprio percorso personale che lo ha portato a poco più di 40 anni al vertice di una delle istituzioni finanziarie più importanti del nostro Paese, percorso che si è basato su studio e approfondimento, ma anche sulla curiosità di guardare al di fuori del proprio perimetro, sulla capacità di decidere e soprattutto di delegare. Ma soprattutto ha illustrato agli studenti come Cassa depositi e prestiti coniuga il business che è quello di allocare risorse finanziarie, con una più generale responsabilità di abilitatore di sistema.

Questo vuol dire che “le operazioni di Cdp hanno l’obiettivo di delineare una visione industriale di lungo periodo per rafforzare la crescita dimensionale, l’occupazione e la competitività del sistema Paese. La nostra linea è che le decisioni devono essere sistemiche, perché tengono insieme dimensione industriale, sostenibilità finanziaria, impatti territoriali e implicazioni sociali, spesso caratterizzate da tempi e traiettorie diverse”. Alcuni numeri dimostrano quanto questa missione si sia tradotta in pratica. Le risorse impiegate dal gruppo Cdp per 2024 (il bilancio del 2025 uscirà nelle prossime settimane) sono state di ben 25 miliardi ma quello che più conta è che grazie alla affidabilità e autorevolezza della Cassa , ogni euro impiegato ha consentito di mobilitarne altri tre da parte di investitori terzi.

La formazione è uno dei cardini su cui il nostro Paese dovrà costruire il suo futuro. Purtroppo non sempre siamo all’altezza delle esigenze del nostro apparato produttivo. Mancano tecnici altamente specializzati nei settori del futuro, ma mancano anche manager capaci di coniugare le competenze con una formazione trasversale che sarà utile al futuro dirigente per vedere connessioni che altri non vedono. Questo implica che è necessaria una formazione scolastica innovativa, a cui questa Scuola politica da una prima risposta, ma anche che i giovani non dovranno smettere mai di studiare, di imparare dall’esperienza del proprio lavoro, ma anche dalla necessità di guardare con curiosità a tutto quello che avviene nel mondo dentro e fuori la fabbrica.

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