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L’accordo Ue-Mercosur è un’opportunità soprattutto per la nostra moda: ecco perché

Il Brasile si sta affermando sempre di più come fornitore tessile di qualità, e l’accordo con Bruxelles permetterebbe di eliminare l’attuale tariffa all’8%. Oltre che di aprire al made in Italy un nuovo mercato

L’accordo Ue-Mercosur è un’opportunità soprattutto per la nostra moda: ecco perché

Quando si parla di accordi commerciali, come quello ancora incerto tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur (Sudamerica) o quello appena firmato tra Bruxelles e l’India, ci si concentra il più delle volte sugli scambi di materie prime agroalimentari, di minerali “critici” o tutt’al più di prodotti industriali. Poco si parla di un’altra commodity strategica per un settore molto importante della nostra economia e cioè la moda e il tessile: il cotone. Non sorprende dunque che mentre il mondo agricolo protesta per la concorrenza a basso costo del cibo sudamericano, a spingere invece per concretizzare finalmente l’accordo con i 4 Paesi sudamericani aderenti al Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e a breve la Bolivia) sia proprio la filiera tessile-abbigliamento-moda, che vale il 5% del Pil e dà lavoro a più di mezzo milione di italiani, oltre che dare prestigio al made in Italy e contribuire decisivamente alle esportazioni.

Il Brasile è diventato il terzo produttore mondiale di cotone davanti agli Usa, ma oggi c’è una tariffa dell’8%

Tra l’altro anche lo stesso accordo Ue-India gioverebbe in questo senso, essendo il Paese asiatico il secondo produttore di cotone al mondo, di cui possiede qualità pregiate. Ma in rampa di lancio attualmente, sul mercato del prezioso tessuto, c’è soprattutto il Brasile che ha scavalcato gli Stati Uniti ed è diventato il terzo produttore mondiale: nella raccolta record del 2024-2025 il Paese sudamericano ha superato i 4 milioni di tonnellate prodotte (+11% rispetto al precedente ciclo), di cui ne ha esportata la gran parte, quasi 3 milioni di tonnellate per un controvalere di 4,85 miliardi di dollari. Inoltre, per quelli che danno ancora importanza a questo aspetto, circa l’82% della produzione brasiliana è certificata per sostenibilità e tracciabile, secondo il programma nazionale Algodão Brasileiro Responsável.

Oggi però per comprare cotone dal Brasile verso l’Europa si paga una tariffa dell’8%, che sarà via via eliminata se l’agognato accordo Ue-Mercosur sarà finalmente ratificato. Per l’industria tessile italiana è una enorme opportunità, anche perché il settore – secondo i dati di Confindustria Moda –ha perso circa 20 miliardi di euro in due anni ed è in una fase di estrema difficoltà. Il cotone è infatti una materia prima che la nostra industria è costretta ad importare praticamente per il totale ed è sempre più difficile da trovare oltre che sempre più costosa, anche perché le coltivazioni risentono particolarmente dei cambiamenti climatici: ad aprile 2022 il prezzo ha toccato il record a ben 153 centesimi di dollari per libbra, poi negli anni successivi il valore è sceso agli attuali 63 cent anche perché nel frattempo il mondo produttivo ha fatto di necessità virtù innovando e puntando sui tessuti sintetici, oppure ha di fatto ripiegato su altri materiali abbassando la qualità media dei capi.

Il Mercosur è anche una opportunità per l’export: solo il Brasile può valere 76 milioni di euro in più

La Moda italiana però questo downgrade non se lo può permettere e nemmeno di continuare a perdere fatturato. L’accordo con il Mercosur rappresenterebbe infatti anche un importante mercato di sbocco, da oltre 260 milioni di potenziali clienti, di cui più di 200 milioni solo in Brasile. In particolare quest’ultimo è tra l’altro, ha osservato recentemente Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, “un mercato che ama profondamente il made in Italy, ma che oggi è quasi inaccessibile a causa di dazi altissimi: tra prodotto finito e semilavorati si va dal 60% fino al 100%. Sono comunque Paesi con una classe di consumatori interessata al bello e al ben fatto italiano”. L’accordo col Mercosur sarebbe anche una occasione per bilanciare i costi commerciali, visto che invece sui prodotti finiti brasiliani i nsotri acquirenti pagano solo il 12% di dazio, al momento.

“A regime – ha ancora detto il presidente Sburlati – nel tessile-moda rinunciare al Mercosur significa precludersi un mercato da diversi miliardi di euro. Secondo il rapporto Esportare la Dolce Vita (2023), il solo mercato brasiliano offre un potenziale aggiuntivo di export per abbigliamento e tessile casa pari a 76 milioni di euro”.

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