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Mps, prima bocciatura per l’opas di Intesa: “Premio basso e troppi rischi”. La proposta di Banco Bpm? “Approfondiamo”

Al termine di un cda iniziato questa mattina il board di Mps non lesina critiche nei confronti dell’offerta di Intesa, a partire dalla quota in Generali che finirebbe a un suo diretto concorrente. Fa invece breccia la proposta del Banco, anche perché non implica lo spezzatino

Mps, prima bocciatura per l’opas di Intesa: “Premio basso e troppi rischi”. La proposta di Banco Bpm? “Approfondiamo”

Offerta troppo bassa e rischi troppo elevati. Se non è una bocciatura, poco ci manca. Secondo il cda del Monte dei Paschi il corrispettivo offerto da Intesa Sanpaolo – 30,6 miliardi di euro dei quali 3 in contanti – offre un premio inferiore alla media delle offerte osservate finora nel settore e porta con sé “rilevanti incertezze”, prima tra tutte la quota di Generali che finirebbe in pancia ad un gruppo concorrente del Leone di Trieste. 

E Banco Bpm? In questo caso la porta rimane ben aperta. La proposta di fusione tra pari (che pari non sono dato che Siena capitalizza 35 milioni e Piazza Meda 23) avanzata dalla banca guidata da Giuseppe Castagna merita un approfondimento perché evita la “disaggregazione” di Rocca Salimbeni in due entità. Ma andiamo con ordine.

Mps: le critiche alla maxi offerta di Intesa

A un mese e mezzo di distanza dalla maxi opas lanciata da Intesa Sanpaolo con il supporto di Unipol e Bper, da Siena il cda afferma che proseguirà nella valutazione dell’offerta “in modo approfondito, nel rispetto dei propri doveri fiduciari e nell’interesse di tutti gli stakeholder di Banca Mps, ma nel frattempo non lesina critiche nei confronti dell’operazione proposta dall’istituto guidato da Carlo Messina. La prima riguarda il prezzo. L’opas, ricorda Mps, incorpora un premio del 12,5% rispetto al prezzo di chiusura delle azioni senesi del 5 giugno e dell’11,8% rispetto alla media del mese precedente alla stessa data. “Tale premio – si legge nella nota del cda – appare inferiore al livello medio di premio osservato in offerte pubbliche volontarie di acquisto e/o scambio comparabili nel settore bancario italiano, pari a circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale del giorno precedente l’annuncio e a circa il 41% rispetto al prezzo medio ponderato a un mese”. Non solo, ad oggi, l’offerta è a sconto del 3,3% rispetto al prezzo di mercato dell’azione Mps e del 6,2% se nel calcolo si considera anche il dividendo ad interim che Intesa pagherà a novembre.

Perplessità anche sui 2,9 miliardi di sinergie stimati da Ca’de Sass, giudicate troppo ottimistiche, e sulla struttura dell’offerta, composta prevalentemente da azioni Intesa Sanpaolo, cui si aggiunge una componente in cassa pari a 1 euro per ogni azione Mps. “Il valore della componente azionaria resterà esposto alle variazioni del prezzo delle azioni Intesa Sanpaolo fino al regolamento dell’Offerta. Di conseguenza, il premio o sconto implicito per gli azionisti BMPS potrà variare nel tempo, trasferendo sugli stessi il rischio di mercato legato all’evoluzione del prezzo delle azioni dell’Offerente”, scrive Siena in una nota.

I rischi Antitrust e le incertezze su Generali

Sul fronte Antitrust, secondo la banca guidata da Luigi Lovaglio, ci sono forti “elementi di incertezza” sulle valutazioni che le autorità potrebbero effettuare sull’acquisizione da parte di Intesa del 13,2% delle Generali detenuto tramite Mediobanca, tenendo conto del “ruolo di rilievo ricoperto da entrambe le società nel mercato italiano dell‘assicurazione vita”, nonché “dei possibili riflessi sugli equilibri concorrenziali, sugli assetti di governance e sulle dinamiche commerciali e strategiche dei soggetti coinvolti”. Non solo, il board senese solleva dubbi anche sulla partecipazione nel Leone ai fini del Danish Compromise, perché “una parte significativa dei benefici patrimoniali prospettati dall’offerente, e, conseguentemente, della tesi di creazione di valore, appare dipendere da presupposti regolamentari e strutture articolate ad oggi non note che richiederanno il vaglio delle Autorità competenti; tali presupposti regolamentari non possono essere, quindi, considerati acquisiti”.

L’offerta prevede infine la cessione di 635 sportelli e del marchio Mps a Unipol, una prospettiva considerata penalizzante in termini di valorizzazione, che porta con sé il rischio smantellamento dell’identità storica della banca.

La proposta di fusione di Banco Bpm

In parallelo, la proposta di nozze tra pari di Banco Bpm – che i ceo di Intesa e Unipol Carlo Messina e Carlo Cimbri avevano definito “una lettera d’amore” sembra aver fatto breccia.

Il cda ritiene che la “proposta di aggregazione ricevuta da Banco Bpm meriti un approfondimento completo e rigoroso, anche perché prospetta una possibile operazione industriale fondata sulla valorizzazione dell’intero perimetro di Mps e non presuppone la disaggregazione delle attività, della rete distributiva e del marchio della Banca”.

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