Condividi

Banner FIRSTonline

Borse 17 luglio: la caduta dei semiconduttori rallenta ma non si arresta e a Milano il calo di Stm (-4%) spinge Ftse Mib sotto quota 52 mila

Malgrado la chiusura della Borsa di Seul, la discesa dei chip non si ferma in Europa e in America. Milano è tra i listini azionari più pesanti e lo spread Btp-Bund sale a 83 punti base

Borse 17 luglio: la caduta dei semiconduttori rallenta ma non si arresta e a Milano il calo di Stm (-4%) spinge Ftse Mib sotto quota 52 mila

Le Borse europee chiudono l’ultima seduta della settimana in rosso con una giornata dominata ancora dalle vendite sul comparto tecnologico e dai timori sulla tenuta del rally legato all’intelligenza artificiale. Il nervosismo sui semiconduttori, che nei giorni scorsi aveva colpito con forza l’Asia, non si è esaurito con la chiusura della Borsa di Seul e si è trasferito prima sui listini europei e poi a Wall Street. Il rallentamento dell’inflazione europea a giugno, scesa al 2,8% annuo, non è bastato a sostenere i listini. Gli investitori restano concentrati soprattutto sulla sostenibilità delle valutazioni raggiunte dai titoli legati all’AI e sulle conseguenze dell’escalation in Medio Oriente, con nuovi attacchi tra Stati Uniti e Iran che tengono alta la tensione sulle materie prime.

A Piazza Affari il Ftse Mib termina in calo dello 0,94% a 51.882,28 punti, scendendo sotto la soglia dei 52 mila punti. Tra le principali piazze europee, solo Londra, dove da lunedì Andy Burnham, nuovo leader del Labour, sarà premier in Gb al posto di Starmer, riesce a chiudere in positivo con un rialzo dello 0,21%. Parigi cede lo 0,47%, Francoforte arretra dello 0,07% e Madrid perde lo 0,12%. Più marcata la flessione di Amsterdam, che lascia sul terreno l’0,94%, penalizzata dalla maggiore esposizione al comparto tech.

Semiconduttori sotto pressione, Stm e Prysmian affondano Piazza Affari

Il tema dominante della giornata resta la correzione dei chip. Il mercato continua a interrogarsi sull’entità degli investimenti necessari per alimentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e sulla possibilità che una parte delle aspettative sia già stata incorporata nei prezzi. Il caso Tsmc, scesa nonostante una trimestrale record, ha rafforzato l’idea che sul settore sia scattata una fase di prese di beneficio dopo mesi di forte corsa.

A Milano a pesare sono soprattutto Prysmian, maglia nera del listino con un ribasso del 4,53%, e Stm, che arretra del 4%, confermando la pressione sul comparto dei semiconduttori. Vendite anche su Buzzi, in calo del 3,24%, Stellantis, che perde il 3,12%, e Moncler, giù del 2,76%.

In controtendenza si muovono invece le utility e alcuni titoli legati all’energia e alla difesa. In testa al Ftse Mib chiude Terna, in rialzo del 2,88% a 10,35 euro, seguita da Eni, che guadagna il 2,53% a 21,645 euro, e Leonardo, in progresso del 2,30% a 50,75 euro. Bene anche Snam (+1,70%), Enel (+1,64%), Italgas (+1,46%) e A2a (+1,43%).

Wall Street in rosso, Apple supera Nvidia

Il clima negativo si estende anche a Wall Street, dove l’apertura è stata segnata da vendite diffuse sui tecnologici. Il Nasdaq scende con decisione, mentre il settore dei semiconduttori resta al centro delle pressioni. A pesare è il timore che le grandi società impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale possano rivedere al ribasso il ritmo degli investimenti nelle infrastrutture AI.

Nel comparto arretrano tutte: Nvidia, Micron, Intel e Sandisk. La discesa di Nvidia ha anche prodotto un passaggio simbolico al vertice di Wall Street: Apple è tornata la società quotata di maggior valore al mondo, con una capitalizzazione di circa 4.880 miliardi di dollari, superando Nvidia, scesa intorno a 4.860 miliardi.

Fuori dai chip, il mercato guarda anche alle trimestrali. Netflix arretra con forza dopo risultati in linea con le attese ma previsioni sugli utili poco convincenti, mentre Alphabet risente delle indiscrezioni sui ritardi nello sviluppo del nuovo modello Gemini. Il quadro conferma una seduta in cui le buone notizie societarie non bastano più a sostenere valutazioni già molto tirate.

Petrolio e spread in rialzo, resta il rischio Medio Oriente

La geopolitica continua a rappresentare l’altro grande fattore di pressione. I nuovi raid tra Stati Uniti e Iran mantengono alta l’attenzione sui rischi per energia, inflazione e crescita globale. Il petrolio accelera, con il Wti sopra gli 80 dollari al barile e il Brent in area 86-87 dollari, mentre il gas naturale europeo torna a salire verso 57 euro per megawattora.

Sul valutario l’euro resta poco mosso in area 1,143 dollari, mentre i Treasury americani beneficiano della ricerca di sicurezza, con rendimenti in calo. I dati macro statunitensi continuano a raccontare un’economia ancora resistente: la produzione industriale di giugno è salita dello 0,1%, poco sotto le attese, i prezzi all’import sono aumentati dello 0,3% e le nuove costruzioni residenziali hanno registrato un balzo del 19%.

Lo spread Btp-Bund si muove in rialzo e sale a 83 punti base, +3,10%.

Commenta