Oggi viene firmato in Paraguay l’agognato accordo commerciale tra i 27 Paesi dell’Unione europea e i 5 che compongono il blocco sudamericano del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e da poco Bolivia). Un’intesa inseguita per oltre 25 anni e che viene ora messa finalmente nero su bianco nel Paese che ha la presidenza di turno del Mercosur, alla presenza della presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen e dei colleghi sudamericani, ad eccezione del presidente brasiliano Lula che è stato tra i grandi fautori dell’accordo e che infatti alla vigilia ha rivendicato la “vittoria del multilateralismo” ricevendo Von der Leyen a Rio. In attesa della ratifica del Parlamento europeo e dei parlamenti dei vari Paesi tra cui l’Italia, il trattato va visto in prospettiva, dato che l’azzeramento delle tariffe doganali che spaventa alcune categorie produttive avverrà in realtà molto gradualmente, entrando a pieno regime solo tra una quindicina di anni.
Al via la più grande area di libero scambio del mondo
Per ora sappiamo solo che sta per nascere la più grande area di libero scambio del mondo, in rappresentanza di oltre 700 milioni di persone e di un quarto del Pil globale, vale a dire più di 22.000 miliardi di dollari mettendo insieme tutte le economie coinvolte. Da parte nostra ci sarà l’opportunità di esportare più facilmente prodotti industriali, dalle automobili ai macchinari, fino alla farmaceutica. In compenso potremo importare a costi più bassi materie prime alimentari, anche se questo comprensibilmente inquieta il nostro comparto agricolo, che teme la concorrenza di prodotti a basso o bassissimo costo sul mercato interno. In effetti la produzione agricola sudamericana beneficia di costi di manodopera inferiori e soprattutto non è sottoposta – anche se con l’accordo lo sarà – a rigide normative sanitarie ed ambientali. Solo per dare un dato, oggi il 37% dei pesticidi usati in Brasile, la prima economia del Mercosur, è vietato in Europa.
Banditi Prosciutto di Parma e Prosecco, via libera con riserva a Parmigiano e altri
Per questo motivo solo state previste delle quote di import a tutela delle nostre imprese e anche i cosiddetti “freni d’emergenza”: Bruxelles potrà cioè reintrodurre dazi se il prezzo dei beni sudamericani dovesse scendere oltre una certa soglia, impedendo una regolare concorrenza. E’ stata inoltre stabilitala tutela di ben 358 Igp europee, di cui 57 italiane tra le quali 31 vini e poi formaggi, salumi e altri campioni del Made in Italy: addio dunque al finto Prosciutto di Parma, la cui denominazione sarà rigorosamente proibita nei supermercati di Brasile, Argentina, Bolivia, Uruguay e Paraguay, ma anche ad esempio la mortadella Bologna, il salame Milano, il Prosecco. Una manciata di nostre specialità potranno invece continuare ad essere vendute con il loro nome, ma senza indicare la provenienza dall’Italia nella confezione: si tratta del Gorgonzola, del Grana Padano, del Parmigiano e della Fontina. In compenso i prodotti originali italiani troveranno un nuovo interessante sbocco: si pensi solo al vino, su cui oggi pesa una tariffa del 27% per entrare nel mercato sudamericano.