Le ultime notti di Elon Musk non devono esser state tranquille, mentre il suo SpaceX stava raccogliendo insuccessi a destra e a manca, con il fallimento del lancio Starship e il crollo delle azioni in borsa al di sotto del livello dell’Ipo che da alcuni analisti è stato visto come la miccia che ha innescato il crollo dei mercati stamane.
Starship doveva partire la notte scorsa (ora italiana) dal Texas. Per i superstiziosi la colpa sta nel fatto che si trattava del 13mo volo di prova, ma sta di fatto che qualcosa è andato storto proprio all’ultimo secondo, letteralmente, del conto alla rovescia, quando i 33 motori erano sul punto di accendersi: Starship, alto 124 metri, il razzo più grande del mondo è rimasto a terra. Il problema è stato subito individuato: “Per garantire un buon volo, due motori Raptor verranno rimossi e sostituiti. Il lancio è ora previsto per l’inizio della prossima settimana”, ha dichiarato in tempo reale Elon Musk su X.
Il fiato sul collo della Nasa
Il problema di Starship va oltre il fallimento di un singolo lancio. A soffiare sul collo di Musk c’è anche la Nasa che conta sulla Starship per far atterrare i propri astronauti sulla Luna. L’agenzia spaziale Usa ha infatti incaricato sia SpaceX sia Blue Origin di Jeff Bezos di costruire e lanciare i moduli di atterraggio lunari che riporteranno l’essere umano sulla superficie della Luna dopo 50 anni. Entrambe le società devono avere i propri moduli di atterraggio – Starship e Blue Moon – pronti per il volo entro il prossimo anno, in modo che l’equipaggio della missione Artemis III, appena denominata, possa esercitarsi nell’aggancio della propria capsula a essi in orbita attorno alla Terra. La missione successiva – Artemis IV, prevista non prima del 2028 – utilizzerebbe uno di quei moduli di atterraggio per portare due astronauti nella regione del polo sud lunare.
SpaceX scende ben sotto il prezzo di collocamento dell’Ipo. Scattano i venditori allo scoperto
Ma i grattacapi per Musk non finisco sulla rampa di lancio. Dalle sale operative gli arrivano messaggi non buoni. Ieri il titolo del suo SpaceX ha chiuso in ribasso del 3% a 131,11 dollari e ha perso un altro 4% nelle successive contrattazioni after-hours, toccando nuovi minimi post-Ipo intorno a 127 dollari, ben al di sotto del prezzo di collocamento iniziale di 135 dollari. La capitalizzazione di borsa si è ridimensionata a 1.725 miliardi di dollari.
Intanto i venditori allo scoperto, che prendono in prestito azioni per venderle e poi riacquistarle a un prezzo inferiore realizzando un profitto, hanno intensificato le loro scommesse ribassiste su SpaceX. L’elevata valutazione di SpaceX la rende effettivamente un bersaglio per i venditori allo scoperto scettici sul suo prezzo elevato, ma il forte interesse da parte di investitori al dettaglio e istituzionali, così come le battaglie pubbliche di Musk contro i venditori allo scoperto, rendono le scommesse ribassiste contro la società una proposta rischiosa.
Tra ieri a Wall Street e oggi sulle piazze asiatiche ed europee si è assistito a un altro bagno di sangue nel settore dei tech. “Probabilmente si tratta di una combinazione di fattori: il crollo è in parte dovuto alle prese di profitto su molti titoli del settore dell’intelligenza artificiale, unite ai ricorrenti dubbi su una bolla speculativa nel settore. Il fatto poi che l’Ipo di SpaceX abbia avuto un esito così deludente rende molti investitori ancora più nervosi.” ha detto a Reuters Johan Javeus, economista senior, presso Seb a Stoccolma:
Che cosa succederà quando finiranno le restrizioni di “lock-up” ?
Nei prossimi mesi verrà revocata una serie di restrizioni sulle vendite aggiuntive di azioni da parte di dirigenti, dipendenti e investitori iniziali, potenzialmente inondando il mercato con ulteriori azioni.
Nella prima di queste emissioni, i dipendenti e alcuni investitori iniziali saranno liberi di vendere 911,5 milioni di azioni il secondo giorno di negoziazione successivo alla pubblicazione del primo rapporto trimestrale della società. L’azienda non ha ancora annunciato la data di pubblicazione del suo primo bilancio trimestrale, che gli analisti prevedono per l’inizio di agosto. Il valore attuale di tali azioni idonee si aggira intorno ai 123 miliardi di dollari, superando di gran lunga gli 86 miliardi di dollari di azioni attualmente disponibili per la negoziazione sul Nasdaq.
Ulteriori 455,8 milioni di azioni saranno idonee alla vendita se il prezzo delle azioni SpaceX rimarrà al di sopra di 175,50 dollari per almeno cinque dei 10 giorni di negoziazione consecutivi fino alla data della prossima relazione trimestrale della società. Ma il tema non è d’attualità al momento viste le ultime quotazioni. Comunque complessivamente, le restrizioni revocate fino all’8 dicembre aumenteranno la quota di azioni potenzialmente negoziabili di SpaceX al 40% della società, mentre il restante 60%, inclusa la partecipazione di Musk, rimarrà vincolato fino alla metà del 2027.
