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Intelligenza artificiale: sempre più Pmi la usano. Cresce anche la cybersecurity ma il phishing fa paura

Secondo Unioncamere, le Pmi italiane hanno triplicato l’adozione di IA (dal 6 al 18% in quattro anni) e rafforzano la cybersecurity, ma senza integrare la tecnologia nei processi l’IA può rappresentare sia opportunità sia rischio per la sicurezza digitale

Intelligenza artificiale: sempre più Pmi la usano. Cresce anche la cybersecurity ma il phishing fa paura

Negli ultimi quattro anni, l’Intelligenza artificiale ha iniziato a trovare spazio anche nelle piccole e medie imprese italiane. Secondo i dati dei Punti impresa digitale delle Camere di commercio, elaborati da Unioncamere, le aziende che hanno investito in IA sono passate dal 6% del 2021 al 18% del 2025: un balzo notevole, ma che lascia ancora ampio spazio di crescita. Cresce parallelamente anche l’attenzione alla cybersecurity, con sempre più Pmi che adottano strumenti di protezione digitale, ma le nuove tecnologie possono allo stesso tempo diventare strumenti pericolosi se non integrate correttamente nei processi aziendali.

Pmi, adozione dell’IA: dove e come cresce

Non tutte le imprese cavalcano l’onda allo stesso modo. I settori che più si stanno dotando di strumenti di intelligenza artificiale sono i servizi di informazione e comunicazione (49%), l’istruzione (45%) e la pubblica amministrazione (46%). Seguono le attività professionali, scientifiche e tecniche (30%) e quelle artistiche, sportive e di intrattenimento (24%). Settori tradizionalmente più “manuali”, come agricoltura, costruzioni o commercio, mostrano percentuali più basse, tra il 6 e il 12%.

L’accelerazione più netta si è registrata dal 2023, ma resta il nodo dell’integrazione: molte imprese hanno gli strumenti tecnologici, ma non sanno ancora come sfruttarli nei processi quotidiani o nei modelli di business.

Cybersecurity: firewall sì, ma attenzione al fattore umano

Mentre l’adozione dell’IA cresce, anche le Pmi si stanno attrezzando sul fronte della cybersecurity: dal 2021 al 2025, gli strumenti di protezione – firewall, antivirus e sistemi perimetrali – sono passati dal 35% al 41% di diffusione. Eppure, i dati raccontano un’altra storia: gli attacchi ransomware diminuiscono, mentre il phishing esplode, rappresentando nel 2025 il 47% degli incidenti informatici.

Il dato evidenzia un problema chiaro: la sicurezza viene spesso considerata solo come questione tecnica, sottovalutando il ruolo del fattore umano. Le persone continuano a essere l’anello più vulnerabile nella catena della sicurezza.

L’IA come lama a doppio taglio

Ironia della sorte: l’intelligenza artificiale può essere sia il problema che la soluzione. Da un lato, gli strumenti IA permettono ai cybercriminali di scrivere email perfette, contestualizzate, credibili e quasi indistinguibili da quelle reali. Un attacco silenzioso, preciso e micidiale.

Dall’altro, la stessa tecnologia può diventare un alleato dei dipendenti, segnalando messaggi sospetti, rilevando pattern di phishing e aiutando a distinguere un testo generato automaticamente da una comunicazione legittima. In sostanza, l’IA può trasformarsi da “arma del cybercriminale” a “superpotere del lavoratore”.

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