L’autunno 2025 sarà un periodo intenso per la politica italiana: sette regioni andranno alle urne per rinnovare il Presidente della Regione e i Consigli regionali. Si tratta di Veneto, Valle d’Aosta, Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria, con oltre 17 milioni di cittadini chiamati a scegliere i propri rappresentanti. Alcune sfide sono già delineate, mentre in altre Regioni le coalizioni devono ancora ufficializzare i candidati. Ma chi sono i protagonisti della corsa e quando si vota?
Le elezioni, inizialmente previste tra marzo e giugno, sono state posticipate a causa della pandemia, spostando la finestra utile di sei mesi e concentrando il calendario in autunno. Si parte il 28 settembre in Valle d’Aosta e nelle Marche (28-29), seguite dalla Calabria il 5 e 6 ottobre e dalla Toscana il 12 e 13 ottobre. Per Campania, Veneto e Puglia la data precisa non è stata ancora confermata, ma tutte le tornate dovranno svolgersi entro il 23 novembre.
Elezioni Regionali 2025: i candidati in Valle d’Aosta, Marche, Calabria e Toscana
Le Regioni in cui date e candidati sono già ufficiali mostrano sfide piuttosto chiare. In Valle d’Aosta, regione a statuto speciale, si voterà solo per il Consiglio regionale, che poi eleggerà il presidente. Attualmente la giunta è guidata da una maggioranza autonomista-progressista capeggiata da Renzo Testolin di Union Valdôtaine (Uv), con il sostegno del Pd e di altri movimenti locali, mentre nove liste si contenderanno i seggi.
Nelle Marche, le urne saranno aperte il 28 e 29 settembre: il presidente uscente Francesco Acquaroli (FdI), sostenuto dal centrodestra, sfiderà Matteo Ricci (Pd) e il centrosinistra unito. Secondo gli ultimi sondaggi, Acquaroli è accreditato del 50,1%, Ricci del 44,8%, mentre gli altri sei candidati raccolgono circa il 5%. La regione, considerata la più contesa tra le sette chiamate al voto, premia per ora la continuità, con il 57% degli elettori che giudica positivamente l’operato del governatore uscente.
In Calabria, il voto si terrà il 5 e 6 ottobre, con la sorpresa delle dimissioni del presidente uscente Roberto Occhiuto, eletto nel 2021 e indagato dalla Procura di Catanzaro, che ha deciso di ricandidarsi. Occhiuto guida la coalizione di centrodestra con l’appoggio compatto delle otto liste che lo sostengono. Il centrosinistra ha scelto Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex presidente dell’Inps, a capo di una coalizione di undici partiti che include Pd, M5S, Italia Viva e Alleanza Verdi-Sinistra, mentre Azione resterà fuori. In corsa anche Francesco Toscano, con Democrazia Sovrana Popolare.
La Toscana andrà alle urne il 12 e 13 ottobre, con il centrosinistra che punta alla riconferma di Eugenio Giani (Pd) e il centrodestra che sostiene Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia e esponente di Fratelli d’Italia. Altri candidati includono Antonella Bundu (“Toscana Rossa”), Enrico Zanieri (Partito Comunista Italiano), Carlo Giraldi (Forza del Popolo) e Hubert Ciacci (Democrazia Sovrana Popolare). In queste regioni, la partita elettorale è quindi già tracciata e le campagne possono concentrarsi su programmi e alleanze locali.
Veneto, Campania e Puglia ancora in attesa di date e candidati
Per Veneto, Campania e Puglia la situazione resta invece più incerta, sia per quanto riguarda le date sia i candidati. In Veneto, dove Luca Zaia non può ricandidarsi, la Lega punta su Alberto Stefani, con Fratelli d’Italia inizialmente orientata su Luca De Carlo ma ora aperta a convergere su Stefani; resta inoltre sul tavolo la possibilità di una lista civica a trazione Zaia, ancora in attesa di decisione nazionale. La scelta del candidato avrà un peso simbolico anche a livello nazionale: se la regione resta alla Lega, Salvini consolida il Nord Est; se passa a FdI, la premier conquista simbolicamente una regione del Nord.
In Campania, il centrosinistra ha già scelto Roberto Fico (M5S), ma il centrodestra cerca un candidato civico in grado di sfidarlo senza rischi politici, con nomi come Giosy Romano, Matteo Lorito e Michele Di Bari, mentre candidati politici tradizionali come Edmondo Cirielli, Gianpiero Zinzi e Mara Carfagna (ex ministra oggi in Noi Moderati) appaiono meno probabili; l’ipotesi Aurelio De Laurentiis è stata smentita dallo stesso imprenditore.
In Puglia, la presenza dell’ europarlamentare ed ex sindaco di Bari Antonio Decaro (Pd) complica ulteriormente le scelte del centrodestra, che fatica a trovare un candidato di partito spendibile: i nomi sul tavolo, tra cui Mauro D’Attis e Marcello Gemmato, sono tutti soggetti a resistenze interne. La scelta più probabile rimane quella di un candidato civico, per limitare i rischi politici in caso di sconfitta e preservare l’immagine del governo.
In queste tre regioni, dunque, le decisioni finali delle coalizioni saranno determinanti non solo per le elezioni locali, ma anche per l’equilibrio politico nazionale.
Elezioni Regionali 2025: cosa cambia da Regione a Regione
Ogni Regione italiana ha un proprio sistema elettorale, e le differenze tra le leggi locali rendono il voto di quest’autunno particolarmente significativo. Nella maggior parte delle regioni il presidente viene eletto direttamente dai cittadini, mentre in Valle d’Aosta il governatore è scelto dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta. Anche il numero di consiglieri varia: il Veneto e la Campania ne hanno 50, la Toscana 40, le Marche e la Calabria rispettivamente 30, la Puglia 50 e la Valle d’Aosta 35, che rimangono fissi indipendentemente dalla popolazione, mentre altre regioni legano i seggi al numero di abitanti, con effetti diversi nelle circoscrizioni provinciali o regionali.
Quasi tutte le regioni prevedono un premio di maggioranza per garantire stabilità al Presidente eletto, ma le regole cambiano. In Campania e Puglia la coalizione vincente ottiene circa il 60% dei seggi, in Veneto il premio scatta se il candidato supera il 40%, in Toscana varia tra il 57,5% e il 60%, nelle Marche il premio minimo è del 55%, mentre in Valle d’Aosta si ottiene con almeno il 42% dei voti. Anche le soglie di sbarramento sono diverse: in Campania è al 2,5%, in Calabria al 4% per le liste circoscrizionali collegate e all’8% per la lista regionale, in Puglia al 4% per le liste e all’8% per le coalizioni, in Veneto al 3% per le liste e al 5% per le coalizioni, in Toscana fino al 10% per le coalizioni e 3-5% per le liste, nelle Marche il 3% per le liste e 5% per le coalizioni, mentre in Valle d’Aosta le liste devono superare il quoziente elettorale o ottenere voti sufficienti per almeno due seggi.
Alcune regioni hanno introdotto la doppia preferenza di genere, permettendo di votare due consiglieri di sesso diverso, mentre Toscana e Puglia consentono listini bloccati regionali per garantire l’elezione dei candidati indicati. In Calabria, invece, è previsto un seggio per il candidato presidente sconfitto con il miglior risultato.