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Legge elettorale, ok della Camera a voto segreto con 217 sì. Le preferenze ritentano Meloni con l’approdo del testo al Senato

Dopo i veleni, i sospetti e i colpi di scena, l’Aula della Camera ha approvato, a scrutinio segreto, la proposta di legge per la riforma elettorale: 217 voti a favore, 152 contrari e 2 astenuti. Le mosse di Meloni dopo lo schiaffo sulle preferenze

Legge elettorale, ok della Camera a voto segreto con 217 sì. Le preferenze ritentano Meloni con l’approdo del testo al Senato

Dopo i veleni, i sospetti e i colpi di scena, giovedì mattina l’Aula della Camera ha approvato, a scrutinio segreto, la proposta di legge per la riforma elettorale. I numeri? Sono stati 217 i voti favorevoli e 152 i contrari (due gli astenuti). Il provvedimento – stavolta l’utilizzo del latino per definire le nuove regole del gioco ha virato sul termine “Stabilicum” – passa adesso all’esame del Senato. Ed è a tal proposito che gli ultimi boatos dicono che sia forte la tentazione di FdI di ripresentare al Senato (dove c’è il voto palese) l’emendamento con i capilista bloccati e tre preferenze, così come continuerebbe ad essere impellente la voglia di stanare i franchi tiratori (restano i sospetti su FI, Lega e vannacciani).

Però in tanti avrebbero consigliato alla premier Giorgia Meloni (ancora infastidita dallo schiaffo di martedì sulle preferenze) di temporeggiare. Stando ai suggerimenti riportati dall’Adnkronos, meglio far decantare la situazione, sopire i malumori e ridimensionare il passo falso di 24 ore fa, assicurando che il governo non è a rischio, niente voto anticipato e colpi di coda.

A fornire una risposta che in realtà lascia aperte tutte le strade è Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione FdI, che replica così a chi gli chiede lumi sul possibile punto di caduta della legge: “Meloni ha detto che dopo l’approvazione della legge elettorale alla Camera avremmo fatto una riflessione e faremo una riflessione”.

Legge elettorale: cosa dice il testo approvato alla Camera

Nel provvedimento, basato sul sistema proporzionale, figura un premio di maggioranza per la coalizione, o la lista, che supera il 42% dei consensi corrispondente a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e a 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori. In caso di mancato raggiungimento di tale soglia, i seggi verranno assegnati in misura proporzionale ai consensi incassati.

Nella scheda elettorale verrà indicato il candidato premier e non figureranno le preferenze: l’elettore sceglierà la lista nel suo complesso. Ed è stata proprio questo il tema al centro dell’acceso scontro in Aula, con la bocciatura a voto segreto di un emendamento della maggioranza che puntava a inserire la possibilità di indicare tre candidati in una lista di sei nominativi (sette in totale, con capolista bloccato).

Nell’Aula non è stata trovata l’intesa, tra maggioranza e opposizioni, su correzioni al testo orientate alla parità di genere. L’Assemblea ha invece trovato l’unanimità nel concedere il voto agli elettori fuori sede. Potranno andare al seggio più vicino, per le elezioni politiche, europee e referendum, quanti si troveranno fuori dal proprio Comune per motivi di lavoro, studio o salute. Per questo sarà sufficiente iscriversi in specifici elenchi comunali. La proposta di legge ridisegna, poi, le circoscrizioni elettorali estere, riducendole da quattro a due (una per l’Ue, l’altra per il resto del mondo).

Lo “Stabilicum” conferma infine, rispetto all’attuale sistema elettorale detto “Rosatellum” la soglia di sbarramento del 10% per le coalizioni e del 3% per le singole liste (insieme al sistema di ripescaggio).

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