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Borse, il G20 non dà ossigeno ai listini. Ma Milano ritorna alla parità

Dopo una partenza positiva, crollano le piazze finanziarie europee, nonostante i Paesi del G20 siano pronti a “prendere ogni misura necessaria al sistema” – Solo Piazza Affari recupera la parità – Euro in ripresa mentre lo spread Btp-Bund ricomincia a correre: si trova già sui 400 pb – Atene fa i primi conti sul default: per i creditori salasso del 50%

Borse, il G20 non dà ossigeno ai listini. Ma Milano ritorna alla parità

IL G20 CERCA DI DARE LA CARICA AI LISTINI
LE BORSE NON CI CREDONO. MILANO -0,22%

I governi dei Paesi con le economie più forti sono pronti a “prendere ogni misura necessaria” per sostenere la ripresa. Le banche centrali, intanto, si impegnano a “fornire tutta la liquidità necessaria al sistema”. Questo, in sintesi, il comunicato del G20 emesso nella notte sull’onda dele emozioni e della paura innescata dal terribile giovedì nero che ha colpito tutte le piazze, comprese Hong Kong e Seul che hanno già chiuso la settimana con un nuovo ribasso.

Gli effetti della dichiarazione sono stati di breve durata . Tutte le Borse europee hanno registrato una partenza positiva. Ma gradualmente è tornata a prevalere la cautela, anzi il pessimismo. Le Borse europee sono così tornate in territorio negativo. Milano, che aveva toccato un rialzo dell’1,6%, arretra alle 14 dell’1,9%d. Si comportano ancora peggio Parigi (-2,54%) e Francoforte (-2,88%). A Milano comunque continua a guadagnare Eni, sulla quale stamattina è intervenuta Goldman Sachs, ribadendo con forza il suo giudizio buy.

LO SPREAD BTP/BUND RESTA A QUOTA 400
ORO E PETROLIO RESTANO DEBOLI

L’euro è in lieve ripresa Dopo il forte deprezzamento di ieri che lo aveva portato sui minimi da otto mesi sul dollaro e da dieci anni sullo yen. Stamattina il cambio è a 1,352 contro il dollaro, da 1,346 di ieri sera. Dopo essere crollato ieri del 6%, il greggio Wti recupera stamattina e sale dello 0,5% con il Wti a 80,9 dollari al barile e il Brent a 106 dollari. Debole anche l’oro a 1.731 dollari l’oncia (-0,5%).

Lo spread Btp-Bund in avvio oscillava poco sotto la soglia dei 390 punti base (a 389) . Ma attorno a mezzogiorno si è riportato su quota 400 dopo che ieri era volato sopra i 410 punti, riavvicinandosi ai massimi dall’introduzione dell’euro. Il rendimento del decennale italiano risale oltre il livello del 5,60%, mentre quello del Bund torna ad avvicinarsi ai minimi storici toccati ieri all’ 1,648%. Il differenziale dei Bonos spagnoli con il Bund si colloca a 353.

BPM CONTINUA LA CORSA, CROLLA B.CO POPOLARE
PRYSMIAN -4% SCENDE ASSIEME AL RAME, BUY SU ENI

In Piazza Affari si difendono i titoli bancari: Dopo il crollo di ieri si difendono alcuni titoli bancari come Unicredit +1,3%, Intesa+1%, Ubi avanza del 2,2%, continua la marcia Popolare di Milano +2,6%, Dopo un avvio brillante Generali ripiega sulla parità. Calo più pesante per le azioni del Banco Popolare -4,43%: l’istituto figura tra i sedici che secondo la Ue dovranno ricapitalizzare al più presto perché dagli stress test estivi hanno registrato un Tier 1 in zona rischio. In terreno positivo Eni +o,2%, su cui stamattina è intervenuta Goldman Sachs, ribadendo con forza il suo giudizio buy.

Fra gli altri titoli industriali, Fiat scende del 2%. Si difende Finmeccanica +0,8% grazie anche alle indiscrezioni su una possibile vendita della controllata americana Drs. Brutto scivolone di Prysmian –4%, sull’onda del calo delle quotazioni del future di riferimento sul rame in calo del 7,5% a 7674 dollari la tonnellata. Quando i prezzi del rame scendono significa che la domanda di prodotti in rame scende, regola cui non sfugge Prysmian: di fronte a un calo dei prezzi del rame, di norma i clienti preferiscono utilizzare le scorte nell’attesa di nuovi ribassi. In forte discesa anche Tod’s -3,1%. Ripiegano le utility, dall’Enel (da +1,9% a -0,1%), alla controllata Enel Green Power – 1%.

MANTEGA (BRASILE) TIRA LE ORECCHIE AGLI USA
“EUROPA, PRIMA TI DEVI AIUTARE DA SOLA”

“Finché ci sarà una combinazione di politica monetaria espansiva e di fisco leggero, non sarà possibile trovare una soluzione ai problemi dell’economia americana”. Così a margine del G 20, si è espresso il ministro delle Finanze del Brasile, Guido Mantega, il primo a parlare di “guerra monetaria” di fronte alle mosse espansive della Federal Reserve. In realtà, il bersaglio delle critiche del ministro, una delle voci più ascoltate al vertice dei Brics, non è Ben Bernanke, costretto ad un ruolo di supplenza della politica, né il presidente Obama che ha cercato di aumentare le entrate fiscali ma si è trovato di fronte all’opposizione del Congresso.

In ogni caso la linea del Brasile è ben chiara: L’attuale forza del dollaro non deve ingannare. ”Superata l’attuale fase di avversione al rischio che colpisce l’euro, la moneta Usa tornerà a scendere, cosa che rappresenta una grave minaccia per la stabilità”. Le misure antidumping contro la Cina resteranno in vigore finche non si stabilizzeranno i rapporti di cambio. I Brics, Brasile in testa, sono pronti a dare una mano all’Europa ma solo dopo segnali “convincenti” in arrivo dall’Europa sulle strategie per superare la crisi. La minaccia da scongiurare è la frana dell’euro che innescherebbe un nuovo capitolo della “guerra delle monete” stimolando la corsa al protezionismo che il Brasile, con le misure che danneggiano l’import delle auto, sta in parte già praticando “come legittima difesa”.

ATENE FA I PRIMI CONTI SUL DEFAULT
PER I CREDITORI UN SALASSO DEL 50%

Nel caso di un default ‘pilotato’ della Grecia sono da prevedere svalutazioni del 50% per i creditori. Questa una delle possibili vie d’uscita dalla crisi del debito di Atene, illustrata dal ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos al Parlamento, stando alle indiscrezioni riportate dal quotidiano Ta Nea e riprese da Bloomberg. Venizelos avrebbe indicato tre scenari per giungere a una soluzione della crisi: oltre all’ipotesi del default pilotato con un haircut del 50% per i detentori di obbligazioni, giudicata però non fra le migliori, c’é “l’opzione buona” che prevede l’attuazione di quanto stabilito nel nuovo piano di salvataggio europeo siglato il 21 luglio e che comporterebbe un haircut del 20% per gli obbligazionisti, cui si contrappone “l’opzione cattiva” di un default incontrollato in seguito al fallimento degli accordi del 21 luglio

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