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Anice verde di Castignano: le sue proprietà conosciute già da Ippocrate, Celso e Galeno. La ricetta dei gustosi biscotti

Carlo Magno raccomandava di coltivarlo e lo fece piantare negli orti imperiali di Aquisgrana. Un concentrato di proprietà utili nei disturbi respiratori e digestivi, di antiossidanti (vitamina A, vitamina C e manganese). Entrato a far parte dei Presidi Slow Food. L’avventura industriale dell’Anisetta Meletti. La vecchia ricetta dei biscotti all’anice: gusto e salute

Anice verde di Castignano: le sue proprietà conosciute già da Ippocrate, Celso e Galeno. La ricetta dei gustosi biscotti

Era molto apprezzato fin dai fin dei Faraoni e dei Babilonesi, ma le prime citazioni certe delle sue virtù risalgono all’epoca greca e romana. Per Ippocrate, medico, geografo  e aforista, considerato  il padre della medicina scientifica,  era prezioso per sciogliere il muco nelle affezioni respiratorie, Aulo Cornelio Celso, il grande studioso romano autore del trattato De Medicina, che ampliò le categorie ippocratiche della chirurgia,  della dietetica e della farmaceutica e Galeno di Pergamo che definì la teoria de quattro umori corporei  destinata a influenzare la storia della medicina per secoli,  gli riconoscevano virtù eccezionali contro i dolori intestinali, l’itterizia e gli avvelenamenti. Per Plinio curava le indigestioni, provocava un dolce sonno, freschezza al viso ed attenuava le rughe dell’età. Al suo sapore e fascino non si sottrasse neanche Carlo Magno, che raccomandava di coltivarlo e, che lo fece piantare negli orti imperiali di Aquisgrana. Grazie alle sue proprietà terapeutiche e all’uso come aromatizzante di cibi, vini e bevande, ha avuto in passato un’importante valenza economica e un’ampia diffusione.

Come si è capito è una storia antica e prestigiosa dell’anice verde pianta erbacea di origine orientale, che incredibilmente deve il suo nome al termine greco anisos che significa “non uguale”, con riferimento alla temuta pianta di cicuta, simile ma differente per colore e dimensioni. Una pianta che non supera i 50 centimetri di altezza caratterizzata da piccoli fiori bianchi riuniti in ombrelle che appaiono a fine giugno. Fortunatamente a scanso di pericoli per la sua somiglianza con la pericolosa cicuta oggi l’anice è coltivato in tutto il bacino del Mediterraneo.

Un concentrato di proprietà utili nei disturbi respiratori e digestivi, di antiossidanti (vitamina A, vitamina C e manganese)

A distanza di secoli, le intuizioni e le deduzioni di Ippocrate, Celso e Galeno hanno trovato ampia conferma nelle ricerche mediche moderne. Sul sito dell’Humanitas, infatti, a proposito delle proprietà dell’Anice si legge: I semi di anice sono utilizzati in diverse medicine tradizionali per trattare disturbi respiratori (asma, bronchite e tosse) e digestivi (flatulenza, gonfiore, coliche, nausea e indigestione). Ai suoi oli essenziali sono state attribuite proprietà antisettiche, antispasmodiche, carminative, espettoranti, digestive, stomachiche, stimolanti e toniche. Sembra inoltre che l’aneto eserciti un’azione simile a quella degli estrogeni. Dal punto di vista nutrizionale si tratta di una buona fonte di antiossidanti (vitamina A, vitamina C e manganese) e di molecole necessarie per il buon funzionamento del metabolismo (vitamine del gruppo B), per mantenere in salute ossa e denti (calcio, fosforo e magnesio), per favorire la buona salute cardiovascolare (potassio e grassi mono- e polinsaturi) e per produrre i globuli rossi (rame e ferro).

Dire Anice in Italia è dire Castignano, un piccolo comune di 2.500 abitanti in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, compreso nella Comunità’ montana del Tronto,  che ha il vanto  di aver dato alla storia la più antica iscrizione italica finora ritrovata,  la cosiddetta stele di Carignano,  un cippo di arenaria,  alto circa un metro, datato intorno al VII secolo a.C., che riporta una iscrizione bustrofedica, scritta da sinistra a destra e poi a capo da destra a sinistra, sulla sacralità dei limiti territoriali.    

Ma Castignano circondata da suggestivi calanchi scoscesi, con la sua forma a piramide, che gode di un magnifico panorama che spazia dal Conero ai Sibillini, al Gran Sasso, alla Maiella, fino al mare. è nota anche per coltivare una delle migliori qualità di anice verde in Italia, una pratica che risale nelle Marche al 1700, In questa zona, in particolare sui terreni argillosi e ben drenati dei calanchi di Castignano e Offida, l’esposizione soleggiata e le fresche correnti di aria che si creano permette nei decenni di selezionare un ecotipo di anice verde particolare, più ricco in profumo e in dolcezza, grazie alla straordinaria concentrazione di anetolo (il composto aromatico dell’anice e del finocchio) pari al 94%.

L’avventura industriale dell’Anisetta Meletti

Nelle Marche l’anice era consumato e commercializzato già nel ‘700 e la sua coltivazione è molto diffusa soprattutto nel Piceno. In questa zona, in particolare sui terreni argillosi e ben drenati dei calanchi di Castignano e Offida, l’esposizione soleggiata e le fresche correnti di aria che si creano permette di selezionare un ecotipo di anice verde particolare, più ricco in profumo e in dolcezza, grazie alla straordinaria concentrazione di anetolo (il composto aromatico dell’anice e del finocchio) pari al 94%. Proprio a Castignano, nel 1870 partì l’avventura industriale di Silvio Meletti che fece tesoro della tradizione locale della distillazione dell’anice (attività diffusa nelle famiglie locali) per creare la ricetta dell’Anisetta Meletti, il liquore che incontrò grande successo di mercato nazionale e internazionale. Una produzione che rappresentò il principale sbocco commerciale dell’anice verde castignanese fino al 1948. In seguito però, le alterne vicende aziendali e la sostituzione progressiva di questo ingrediente con un’altra varietà di anice hanno portato al declino della coltivazione a Castignano. Nonostante la sua storia e il fatto che sia stata protagonista di libri e film famosi. Il più noto riferimento all’Anisetta Meletti si trova nel romanzo di Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Merulana in cui compare come bevanda costosa ed è presentata come un “classico”. In letteratura l’anisetta è citata pure nel romanzo L’Assommoir di Émile Zola quando Gervasia entra nell’osteria dell’Assommoir e beve anche questo liquore (“L’anisetta le sciupava lo stomaco”) L’anisetta è citata anche nella letteratura cinematografica: il personaggio Johnny Ola, interpretato da Dominic Chianese, nel film Il padrino nella scena in cui va a far visita a Michael Corleone (Al Pacino), presso la residenza di famiglia del Padrino, accetta per drink proprio un bicchiere di anisetta. E altre citazioni si trovano in due film Casinò di Martin Scorsese, dove Joe Pesci narrava infastidito il dolce far nulla dei capi mafia mentre sorseggiavano anisetta, e in Quei bravi ragazzi dove è citata nuovamente da Joe Pesci durante il primo appuntamento a 4 come liquore preferito dopo il pranzo. Da citare ancora il film Yuppies – I giovani di successo, film del 1986 diretto da Carlo Vanzina, come liquore preferito dalla Cinzia De Ponti amante di Guido Nicheli.

Non solo liquore. L’Anice di Castignano è stato usato tradizionalmente anche per fare confetti e ciambelline dolci, per il cui impasto si utilizza farina, zucchero, olio e vino bianco. Classico l’utilizzo in tisana, come decotto e la trasformazione in latte di anice, che si ottiene pestando i semi e lasciandoli in infusione per 5 minuti nel latte bollente.

Per mantenere in vita una tradizione storica che rischiava di diventare solo un ricordo Slow Food ha avviato progetto di salvaguardia dell’anice verde grazie al recupero della semente dagli ultimi coltivatori rimasti nelle campagne di Castignano Oggi questo seme fa parte del registro biodiversità regionale delle Marche e la sua conservazione è affidata ai produttori coinvolti nel Presidio Slow Food, che hanno il ruolo di agricoltori custodi. Tra l’altro la fioritura, la raccolta e l’essiccazione delle piante (ad agosto) sono anche importanti momenti di attrazione turistica della zona.

Infine, una curiosità, nel 1687 i Veneziani conquistano Mistrà (poco lontano dall’antica Sparta) e scoprono l’ouzo, il tradizionale liquore all’anice greco. Lo ribattezzano con il nome della città e lo importano in patria. Da prodotto tipico della Serenissima, il mistrà diventa successivamente il liquore simbolo delle Marche.

La ricetta dei biscotti all’anice verde di Castignano

Ingredienti (per circa 400 g di biscotti)

60 g di burro a temperatura ambiente

125 g zucchero

2 uova

1 cucchiaino di lievito in polvere

15 g di anice verde

150 g di farina

1 tazzina di anisetta

Preparazione

Sbattere con una frusta elettrica il burro e lo zucchero fino a renderlo cremoso.

A questo punto aggiungere i due rossi d’uovo, il lievito, l’anice e la farina, sempre continuando a mescolare. Alla fine, aggiungere gli albumi montati a neve.

Trasferire il composto ottenuto in una sac a poche e versare piccoli pezzetti ottenuti in una ciotola contenente anisetta e acqua. Mettere ogni pezzetto nei pirottini e spolverizzare con zucchero.

Cuocere in forno caldo a 170° per 15 minuti circa, fin quando non si sono coloriti.

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