Prima Volodymyr Zelensky, poi Benjamin Netanyahu. Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca il presidente ucraino e il premier israeliano in una giornata dedicata ai principali dossier di politica estera, a margine delle commemorazioni per il senatore repubblicano Lindsey Graham. Entrambi gli incontri si sono svolti a porte chiuse, ma prima e dopo i colloqui i leader hanno rilasciato numerose dichiarazioni che delineano i temi affrontati.
Trump: “È il momento di fermare la guerra in Ucraina”
Alla vigilia dell’incontro con Zelensky, un funzionario della Casa Bianca aveva anticipato che “il presidente Trump discuterà il processo di pace in corso tra Russia e Ucraina. È arrivato il momento di porre fine alla guerra”.
Il presidente ucraino, arrivando a Washington, aveva fissato le priorità del vertice: “Il mio programma comprende incontri con il presidente Trump, il suo team e con coloro che possono sostenere la nostra difesa. La nostra priorità numero uno è la difesa contro i missili balistici e la cooperazione strategica con gli Stati Uniti. La pace deve avvicinarsi”.
Zelensky sui social: “Incontro positivo”
Al termine del faccia a faccia nello Studio Ovale, Zelensky ha definito positivo il colloquio. “Un buon incontro con il presidente Trump”, ha scritto sui social. Il presidente ucraino ha aggiunto: “Grazie per tutto quello che facciamo insieme per proteggere la vita degli ucraini e avvicinare la pace”.
Entrando nel merito del confronto, Zelensky ha spiegato: “Abbiamo discusso delle licenze per la produzione degli intercettori Patriot e di diverse altre idee”. E ancora: “Abbiamo parlato anche di diplomazia. I nostri team organizzeranno i dettagli dei prossimi contatti”. Infine il ringraziamento agli Stati Uniti: “Sono grato agli Stati Uniti per il loro fermo sostegno”.
Trump riceve Netanyahu e smentisce la lite: “Bibi è stato fantastico”
Poche ore dopo è stato il turno del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Prima dell’incontro Trump aveva voluto sottolineare il rapporto personale con il leader israeliano. “Bibi è stato fantastico”, ha dichiarato ai giornalisti a bordo dell’Air Force One. All’incontro hanno partecipato anche l’inviato Steve Witkoff, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il segretario di Stato Marco Rubio.
Trump ha però smentito le indiscrezioni secondo cui Netanyahu avrebbe dovuto aggiornarlo sulle informazioni riguardanti il programma nucleare iraniano. “Non ho bisogno che Bibi mi dica queste cose”, ha affermato. E ha aggiunto: “Me lo dice perché vuole che io resti coinvolto”, lasciando intendere che non c’è stata irritazione per le anticipazioni trapelate alla vigilia del vertice.
Netanyahu: “Incontro eccellente, uno dei migliori mai avuti”
Prima di partire per Washington, Netanyahu aveva indicato chiaramente gli obiettivi della missione. “In questi tempi complessi bisogna agire con grande determinazione e grande saggezza”, aveva dichiarato. “Discuteremo tutte le questioni all’ordine del giorno, soprattutto l’Iran”, aveva aggiunto.
Il premier israeliano aveva inoltre ribadito: “Il nostro obiettivo è proteggere la nostra sicurezza e ampliare il cerchio della pace intorno a noi”. Al termine dell’incontro alla Casa Bianca, Netanyahu ha parlato di “un incontro eccellente”. E’ stata “una conversazione all’insegna della piena collaborazione, del sostegno reciproco e della consapevolezza dell’obiettivo comune di garantire che l’Iran non disponga di armi nucleari, oltre che di altri obiettivi. Una delle migliori conversazioni che abbia mai avuto con il presidente degli Stati Uniti, il nostro amico Donald Trump”. Il premier ha quindi ribadito la piena sintonia con Washington sul dossier iraniano: “Condividiamo l’obiettivo di impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare”.
Le reazioni dal Medio Oriente
Nel frattempo, l’Iran ha proposto nei colloqui con l’Oman la realizzazione di una rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi in un’intervista trasmessa dalla televisione di stato. Secondo la proposta di Teheran, l’Iran controllerebbe completamente la rotta in entrata e parte di quella in uscita, mentre l’Oman gestirebbe il traffico nella direzione opposta. Gharibabadi ha aggiunto che l’Oman aveva proposto un accordo al 50%, ma Teheran lo ha respinto ritenendolo insufficiente a rispondere alle preoccupazioni dell’Iran.
Teheran ha anche fatto sapere che “non ha intenzione di negoziare con gli Stati Uniti”, ma i colloqui con l’Oman stanno procedendo “passo dopo passo”. Lo ha affermato il viceministro degli Esteri iraniano per gli affari legali e internazionali, Kazem Gharibabadi. “Non dobbiamo abituare l’America a combattere quando vuole e a sedersi al tavolo delle trattative quando vuole”, ha affermato Gharibabadi, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato, scrive Al Jazeera, sostenendo che è stata Washington “a inviare messaggi implorando la fine del conflitto”. Gharibabadi ha ribadito che l’Iran non riconoscerà una rotta meridionale attraverso lo Stretto di Hormuz e ha affermato che le operazioni di sminamento sono di esclusiva competenza dell’Iran.
I dossier sul tavolo
Secondo la Casa Bianca, con Zelensky il confronto è stato dedicato al processo di pace, alla cooperazione militare e ai sistemi Patriot, mentre con Netanyahu il focus è stato sull’Iran, sulla situazione in Libano e sugli Accordi di Abramo. Al termine dei due vertici non sono stati diffusi comunicati congiunti, ma tutte le parti hanno definito gli incontri positivi e hanno confermato la volontà di proseguire il dialogo nei prossimi giorni.
