L’ultima mossa di Nvidia, il gigante dei semiconduttori con oltre 165 miliardi di dollari di ricavi negli ultimi dodici mesi e un impressionante margine lordo del 70%, vale l’incredibile cifra di 100 miliardi di dollari per un investimento su OpenAI come parte di una partnership strategica per implementare almeno 10 gigawatt di data center AI. L’accordo completa le collaborazioni esistenti che OpenAI e Nvidia hanno con altri partner tra cui Microsoft, Oracle, SoftBank e i partner Stargate: l’intreccio di partnership tra i giganti dell’intelligenza artificiale si fa così sempre più fitto. Negli Stati Uniti, questo blocco vale migliaia di miliardi di dollari e, al di là dell‘apparente concorrenza, i loro interessi sono altamente convergenti. Tantopiù che praticamente tutti i leader hanno giurato fedeltà a Donald Trump nell’ambito di un patto che garantisce loro una notevole libertà d’azione fintanto che sostengono le politiche della Casa Bianca.
Intanto il mercato azionario statunitense è tornato in modalità “Fomo” acronimo di Fear of missing out (cioè, paura di perdersi qualcosa), facendo riferimento all’incredibile mercato rialzista che circonda gli investimenti nell’intelligenza artificiale, una costellazione in cui orbitano relativamente poche stelle elette con portafogli giganteschi in un settore visto ancora in crescita quest’anno.
Sam Altman di OpenAi: “Il calcolo sarà la base dell’economia del futuro”
L’operazione Nvidia-OpenAI segna un’alleanza tra i due dei protagonisti più in vista nella corsa globale all’intelligenza artificiale e sottolinea la crescente sovrapposizione di interessi tra i vari colossi tecnologici impegnati nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale avanzati, dicono gli analisti. L’accordo conferisce al produttore di chip Nvidia una partecipazione finanziaria nella più importante azienda di intelligenza artificiale al mondo, che è già un cliente importante.
L’operazione di Nvidia su OpenAI non è la prima: già nell’ottobre 2024 l’aveva finanziata per “soli” 6,6 miliardi di dollari. La nuova partnership mira a costruire infrastrutture per i modelli AI di nuova generazione di OpenAI, con il primo gigawatt di sistemi Nvidia previsto per entrare in funzione nella seconda metà del 2026 utilizzando la piattaforma Nvidia Vera Rubin. Con un solido indice di liquidità di 4,21 e livelli di debito moderati, Nvidia sembra ben posizionata per sostenere questa significativa iniziativa di investimento, dicono gli analisti.
In base all’accordo, OpenAI, la madre di ChatGPT lanciata nel 2022, collaborerà con Nvidia come partner strategico preferenziale per calcolo e networking. “L’infrastruttura di calcolo sarà la base dell’economia del futuro”, ha dichiarato Sam Altman, cofondatore e Ceo di OpenAI nel comunicato, mentre Jensen Huang, fondatore e Ceo di Nvidia ha osservato che l’investimento e la partnership infrastrutturale segnano “il prossimo balzo in avanti” nello sviluppo dell’AI. OpenAI attualmente serve oltre 700 milioni di utenti attivi settimanali tra imprese globali, piccole aziende e sviluppatori. I ricavi di Nvidia sono cresciuti del 71,55% negli ultimi dodici mesi, riflettendo la forte domanda per le sue soluzioni AI. Nvidia ha guadagnato ieri a Wall Street il 3,9%.
Il faro dell’Antitrust annebbiato dai taciti accordi di Trump
La portata dell’ultimo impegno di Nvidia potrebbe attirare l’attenzione delle Autorità Antitrust. Il Dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission hanno raggiunto un accordo a metà del 2024 che ha aperto la strada a potenziali indagini sui ruoli di Microsoft, OpenAI e Nvidia nel settore dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, l’amministrazione Trump ha finora adottato un approccio più leggero alle questioni di concorrenza rispetto alla precedente amministrazione Biden.
OpenAI, nata come società senza scopo di lucro e come gruppo di ricerca sull’intelligenza artificiale, ora sta cercando di adottare una struttura più convenzionale che le consenta di raccogliere più facilmente fondi e di effettuare un’offerta pubblica. Insieme al suo principale sostenitore Microsoft, ha annunciato all’inizio di questo mese di aver firmato un accordo non vincolante per ristrutturare OpenAI in un’entità a scopo di lucro, segnalando anche ulteriori cambiamenti nella governance dell’azienda. “L’accordo potrebbe modificare gli incentivi economici di Nvidia e OpenAI, in quanto potrebbe potenzialmente consolidare il monopolio di Nvidia sui chip con la leadership di OpenAI nel software. Potrebbe potenzialmente rendere più difficile la scalabilità per i concorrenti di Nvidia, come Amd nei chip, o per i concorrenti di OpenAI nei modelli”, ha detto a Reuters Andre Barlow, avvocato antitrust presso Doyle, Barlow & Mazard. Ha aggiunto che l’amministrazione Trump ha adottato un approccio normativo favorevole alle imprese, rimuovendo gli ostacoli che potrebbero rallentare la crescita dell’intelligenza artificiale.
La costellazione in cui orbitano le stelle dell’Intelligenza artificiale
La mossa di ieri va inquadrata in un contesto più ampio. OpenAI, che sta sviluppando i propri chip con Broadcom e Tsmc, solo una decina di giorni fa ha siglato con Oracle uno dei più grandi contratti di cloud computing della storia: 300 miliardi di dollari in potenza di calcolo, da sviluppare nei prossimi cinque anni, all’interno del mega progetto Stargate, a cui collaborano anche SoftBank e Microsoft, da 500 miliardi di dollari, un piano per costruire enormi centri dati di intelligenza artificiale in tutto il mondo.
Tsmc ha poi grandi progetti con la giapponese Softbank, anch’essa finanziatrice di OpenAI, recentemente intervenuta con un’iniezione di capitale di 2 miliardi di dollari. Intanto Oracle potrebbe diventare la pietra angolare di TikTok negli Stati Uniti e uno dei principali attori nei data center insieme ad Alphabet, Amazon e Microsoft. Del resto tra i principali clienti di Oracle figurano OpenAI, Meta, xAI, Nvidia e AMD e proprio la scorsa settimana Reuters ha riportato che Oracle sarebbe in trattativa con Meta per un accordo pluriennale di cloud computing del valore di circa 20 miliardi di dollari, che sottolinea l’impegno del gigante dei social media nel garantire un accesso più rapido alla potenza di calcolo. Oracle fornirebbe a Meta la capacità di elaborazione per la formazione e l’implementazione di modelli di intelligenza artificiale, oltre ai fornitori di cloud computing esistenti di Meta, ha affermato la fonte.
Anche Apple, che è rimasta indietro nell’IA, ha finito per cercare di unirsi al gruppo esplorando la cooperazione con Alphabet, o addirittura acquistando un attore esistente come Perplexity o Mistral.
La scorsa settimana la stessa Nvidia ha deciso di investire 5 miliardi di dollari in Intel, lo storico produttore di chip di Santa Clara. L’operazione, che porta Nvidia a detenere circa il 4% del capitale Intel, apre la strada a una collaborazione industriale che vede Intel pronta a integrare la tecnologia grafica di Nvidia nei suoi futuri processori per pc e a fornire Cpu da utilizzare nei sistemi per data center basati su hardware Nvidia.
Ma poi c’è stata Iris Energy che ha annunciato un’espansione significativa della sua capacità AI Cloud raddoppiando il numero di Gpu a 23.000 unità. Questa espansione include l’acquisizione di 12.400 Gpu da Nvidia e Amd, per un costo di circa 674 milioni di dollari. L’azienda ora punta a un ambizioso ricavo annualizzato di oltre 500 milioni di dollari entro il primo trimestre del 2026.
Nel frattempo, xAI, l’azienda di intelligenza artificiale di Elon Musk, ha raccolto 10 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti e Tesla ha firmato un accordo da 16,5 miliardi di dollari per l’acquisto di chip da Samsung Electronics con Musk, che ha affermato che la nuova fabbrica di chip del gigante tecnologico sudcoreano in Texas produrrà il chip AI6 di prossima generazione di Tesla. Inoltre Samsung Electronics ha ottenuto la qualificazione da Nvidia per la sua memoria ad alta larghezza di banda HBM3E a 12 strati, diventando il terzo fornitore dopo SK Hynix e Micron. Ma la storia non finisce certamente qui.