La proposta di un faccia a faccia tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky si è scontrata con un nuovo muro del Cremlino. Nel corso della giornata di venerdì, il presidente russo ha respinto pubblicamente l’ipotesi di un incontro diretto con il leader ucraino, raffreddando ulteriormente le prospettive di un negoziato politico per porre fine alla guerra.
La vicenda prende avvio dalla lettera aperta inviata da Zelensky a Putin e resa pubblica nelle scorse ore. Il presidente ucraino aveva proposto un incontro personale per discutere una possibile via d’uscita diplomatica al conflitto, offrendo la disponibilità di Kiev a un cessate il fuoco durante eventuali colloqui e indicando diversi Paesi terzi come possibili sedi del vertice.
In mattinata il Cremlino ha confermato che Putin era stato informato del contenuto della lettera. Il portavoce Dmitry Peskov ha spiegato che il presidente russo aveva ricevuto un rapporto sulla proposta ucraina, mentre da Bruxelles arrivava il sostegno della Commissione europea all’iniziativa di Zelensky, definita una dimostrazione della volontà di Kiev di perseguire la pace attraverso il dialogo.
La risposta russa è arrivata nel pomeriggio dal Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Putin ha raccontato di aver dato soltanto una “rapida occhiata” alla lettera ricevuta da Zelensky, soffermandosi soprattutto su alcuni passaggi che ha giudicato polemici. Secondo il presidente russo, il testo conterrebbe perfino “elementi di maleducazione” e non sarebbe stato scritto per favorire un vero confronto.
Poco dopo è arrivata la chiusura più netta. “Per ora non c’è alcuna ragione di incontrare Zelensky”, ha dichiarato Putin, sostenendo che un vertice tra i due leader sarebbe prematuro e privo di utilità pratica. A suo giudizio, prima di qualsiasi incontro dovrebbero essere le delegazioni negoziali a elaborare possibili soluzioni condivise. Il leader del Cremlino ha poi accusato il presidente ucraino di voler utilizzare la richiesta di incontro per rallentare l’avanzata delle forze russe sul terreno. Secondo Putin, Kiev starebbe cercando di ottenere attraverso la diplomazia ciò che non riesce a conseguire sul campo di battaglia.
Infine, il presidente russo ha ribadito che la guerra terminerà soltanto quando Mosca avrà raggiunto i propri obiettivi strategici, indicati nel ritiro delle truppe ucraine dalle regioni rivendicate dalla Russia e nella rinuncia di Kiev all’ingresso nella Nato. Una posizione che conferma la distanza ancora enorme tra le parti e rende sempre più difficile immaginare un dialogo diretto nel breve periodo.
La replica di Zelensky non si è fatta attendere: secondo il presidente ucraino, Putin starebbe ancora una volta “scegliendo la guerra” invece del confronto. Un’accusa che sintetizza il clima di sfiducia reciproca che continua a dominare il conflitto, ormai entrato nel suo quinto anno, mentre sul fronte diplomatico ogni tentativo di avvicinamento sembra destinato, almeno per ora, a rimanere senza sbocchi concreti.
