Erano presenti tutte le big del petrolio mondiale, compresa l’italiana Eni, all’incontro organizzato ieri alla Casa Bianca dal presidente statunitense Donald Trump. Obiettivo: ottenere investimenti per 100 miliardi di dollari allo scopo di recuperare le infrastrutture ed espandere il settore petrolifero venezuelano. Il tycoon ha sottolineato che saranno gli Stati Uniti e solo loro a decidere quali società potranno lavorare in Venezuela dopo il blitz che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores, lasciando il potere nelle mani della vicepresidente Delcy Rodriguez.
Tra le altre compagnie energetiche presenti figurano: Continental, Haliburton, HKN, Valero, Marathon, Shell, Vitol Americas, Repsol, Aspect Holdings, Tallgrass, Raisa Energy e Hilcorp. E c’era anche l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, che si è detto “pronto a investire in Venezuela”.
Trump alle big oil: “Il Venezuela ora è sicuro, decideremo noi chi potrà lavorare lì”.
Come di consueto, Donald Trump non ha usato mezzi termini e, parlando con i rappresentanti delle big oil, ha detto chiaro e tondo che saranno “gli Usa a decidere quali compagnie potranno lavorare in Venezuela” e quali società potranno sfruttare le riserve petrolifere del Paese.
“Tratterete direttamente con noi, non avrete alcun rapporto con il Venezuela, non vogliamo che abbiate rapporti con il Venezuela”, ha detto.
In Venezuela “prima non c’era sicurezza, ma ora in Venezuela avete sicurezza totale”, ha aggiunto il presidente statunitense secondo cui Caracas “avrà un grande successo”. “Ci stiamo riprendendo ciò che ci è stato tolto”, ha continuato Trump, riferendosi al petrolio venezuelano.
Trump: “Le big oil spenderanno almeno 100 miliardi di dollari”
Dai proclami alle cifre: “Le nostre compagnie gigantesche spenderanno almeno 100 miliardi di dollari dei loro soldi, non soldi del governo. Non hanno bisogno di soldi del governo, ma hanno bisogno della protezione del governo e della sicurezza del governo”, ha affermato Trump, secondo cui le società del settore hanno bisogno di avere dal governo “la sicurezza che quando spendono tutto questo denaro, sarà lì in modo che potranno riavere il loro denaro e fare un bel profitto. Il piano – ha ribadito – è che loro spendano almeno 100 miliardi di dollari per ricostruire la capacità e le infrastrutture necessarie“.
Il tycoon ha poi detto che il Venezuela ha un “greggio pesante, un petrolio molto buono, straordinario. È fantastico per alcune cose, come l’asfalto per le strade”.
Trump: Cina e Russia possono comprare il petrolio venezuelano”
“Cina e Russia possono comprare il petrolio” venezuelano dagli Stati Uniti, ha detto ancora il presidente Usa dicendosi “pronto a fare business”. Il commander in chief ha aggiunto: “Stiamo andando estremamente d’accordo con il popolo del Venezuela, con il popolo e la gente che lo sta governando”.
Eni, Descalzi: “Pronti a investire in Venezuela”
“Siamo pronti a investire” in Venezuela, ha risposto l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, durante l’incontro a Washington. “Grazie per il grande sforzo e l’efficienza della sua azione”, ha aggiunto il manager, confermando che “Siamo qui per investire con gli Stati Uniti”. L’Eni, ha aggiunto Descalzi, è pronta a “unirsi alle compagnie americane” nello sviluppo dell’industria petrolifera venezuelana.
Il Ceo di ExxonMobil: “Per investire servono cambiamenti significativi”
Più guardingo il il ceo di ExxonMobil, Darren Woods, secondo cui è “impossibile investire” in Venezuela date le circostanze attuali. Pertanto “servono cambiamenti significativi” nel Paese che Washington vuole mettere sotto tutela. “I nostri beni sono stati sequestrati due volte in questo Paese, quindi potete immaginare che per tornarci una terza volta sarebbero necessari cambiamenti piuttosto significativi”, ha ribadito durante l’incontro con Trump. “Se si esaminano le strutture e i quadri giuridici e commerciali attualmente in vigore in Venezuela, si constata che oggi è impossibile investire in questo Paese”, ha sottolineato ancora il ceo, aggiungendo che tuttavia “sono convinto” che la situazione potrebbe evolvere grazie all’intervento di Washington.
