In un pomeriggio di luglio del 2014 Giorgio Armani l’aveva chiamata, dicendole: saresti disposta a scrivere con me la mia autobiografia? Roberta Filippini, giornalista Ansa responsabile della moda, non se l’era fatto dire due volte.
Fu l’inizio di una serie di lunghi incontri, densi di ricordi ma anche di riflessioni e perfino di confronti serrati tra il grande stilista e la giornalista. Lei capirà solo in seguito che, quel lavoro fatto insieme, in realtà doveva fornire soltanto una cornice biografica essenziale, per inquadrare il vero racconto di sé e del suo lavoro che Armani aveva in mente, cioè un grande apparato di immagini che erano per lui una cosa viva e non racconto del passato. Aveva appena compiuto ottant’anni, aveva creato un regno di eleganza dove era l’indiscusso sovrano e aveva ancora molti progetti per il suo gruppo che guidava come unico azionista.
Ma la curiosità della giornalista, meglio dire il suo profondo interesse umano, aveva smosso qualcosa di diverso. Giorgio Armani si era ritrovato a parlare di se stesso a una persona di cui potersi fidare, ma non tanto amica da creargli qualche imbarazzo. Roberta Filippini racconta di aver avuto l’impressione, peraltro gratificante, che senza quasi accorgersene Armani avesse preso a utilizzarla come un libro bianco per svelarsi a se stesso. Alla fine dei colloqui, Armani le dirà che per lui però non era ancora tempo di raccontarsi al passato.
Trascorsi undici anni, alla scomparsa di Armani, Filippini ha tirato fuori quei fogli dattiloscritti, ha capito che lui glieli aveva affidati, li ha riletti con emozione rendendosi conto che nulla di quanto scritto insieme poteva sminuirlo o imbarazzare qualcuno. Ne è nata una biografia intima e pubblica, arricchita dai ricordi professionali dell’autrice, da aneddoti e molte testimonianze. L’Armani bambino a Piacenza, la sua famiglia, le sofferenze della guerra e del dopoguerra, l’arrivo a Milano e il faticoso percorso per scoprire le proprie attitudini. La lunga gavetta, gli inizi del successo, le amicizie e gli amori, le passioni e quella sensualità che ha dominato sempre la sua moda e i suoi legami.
Armani che parte dalla moda maschile, rivoluziona la giacca destrutturandola e offrendo all’uomo la possibilità di esprimere tenerezza anche nella morbidezza del vestire. Giorgio che sente “il passo delle donne” le loro aspirazioni negli anni del femminismo, la voglia femminile di vestirsi per poter scegliere chi essere, la lunga giacca fluida che diventa quasi il simbolo di un nuovo potere. I grandi successi intrecciati ai dolori, la morte di Sergio Galeotti diventato per lui più di un amore, un affetto fraterno, un socio, un sostegno. La decisione di andare avanti trasformandosi in uno stilista-imprenditore. Il racconto percorre alleanze, conquiste, collaborazioni, invenzioni, come ad esempio quella, ideata con Leonardo del Vecchio, di fare insieme i primi occhiali firmati, un inedito accessorio di moda e non più solo un fastidioso oggetto funzionale. In 368 pagine ci sono la famiglia e i collaboratori, anche quelli andati via e che Armani ha quasi voluto cancellare, perché lui era così, geloso e possessivo.
Per il gruppo Armani il 1999 si chiude con ricavi pari a 1680 miliardi di vecchie lire, un utile netto di 212,2 miliardi e una posizione finanziaria netta di oltre 671 miliardi: ormai è una preda molto ambita. Il 2000 è l’anno della svolta, con il rifiuto di cedere alle lusinghiere offerte di Bernard Arnault, ma anche la decisione di respingere un’ipotesi di newco con Gucci che avrebbe formato il primo polo italiano del lusso. Una notizia che emerge con chiarezza in questo libro, perché talvolta occorrono molti anni per far emergere verità che il cronista ha spesso sotto gli occhi.
Il gruppo si espande ad Oriente, allarga all’inverosimile la gamma dei suoi prodotti. Armani firma case e alberghi, si appassiona allo sport, accanto a lui c’è sempre Leo Dell’Orco che sarà centrale nel testamento dello stilista imprenditore, l’unico ad aver fondato, nel lontano 1975, un marchio di successo e averlo conservato e guidato fino alla fine.
