Il conto alla rovescia è finito. Si chiude venerdì 3 luglio l’Ops di Unicredit su Commerzbank. Chi non ha ancora aderito potrà farlo fino a mezzanotte di oggi, poi anche la fase supplementare sarà archiviata, anche se per conoscere i risultati definitivi dell’offerta bisognerà aspettare mercoledì 8 luglio.
Da vedere se le adesioni saranno ulteriormente salite rispetto alla conclusione della prima fase, magari anche per merito di quel premio di oltre il 5% che l’offerta, partita a sconto, è riuscita a racimolare grazie all’ottima performance registrata dal titolo Unicredit nell’ultimo mese (+10%) e all’exploit di giovedì, quando le azioni sono salite di oltre il 4% a fronte del +2% messo a segno dalle azioni Commerz. A prescindere però dagli apporti incassati nella seconda fase, la banca guidata da Andrea Orcel ha già la strada spianata per il controllo di fatto dell’assemblea e del consiglio di sorveglianza.
Unicredit verso il 45% dei Commerzbank
La prima parte dell’ops di Unicredit su Commerzbank si è chiusa il 16 giugno con adesioni pari al 12,51% del capitale. Una percentuale che sommata alla quota del 26,77% già in suo possesso prima dell’offerta ha portato la banca guidata da Andrea Orcel al 39,28% dell’istituto tedesco, ben oltre il 30% fissato come obiettivo iniziale. A queste percentuali bisogna poi sommare un ulteriore 3,22% che Piazza Gae Aulenti ha in mano tramite strumenti convertibili in azioni. Totale: 42,5%. E così si arriva ad oggi: secondo le stime di mercato, le adesioni complessive all’offerta – tra prima e seconda fase – saranno di circa il 15% e dunque, allo scoccare della mezzanotte, Unicredit potrebbe avere in mano il 45% della seconda banca tedesca.
A Unicredit il controllo dell’assemblea e del consiglio di sorveglianza di Commerz
Con il 45% di Commerz in cassaforte, Unicredit controllerà di fatto l’assemblea che nell’aprile del prossimo anno deciderà sul rinnovo degli attuali vertici, da sempre ostili (per usare un eufemismo) alla scalata intrapresa nel settembre del 2024 dall’istituto italiano. A cascata, Piazza Gae Aulenti potrà anche nominare 10 dei 20 componenti del consiglio di sorveglianza, compreso il presidente che vota doppio. A quel punto sarà molto più semplice realizzare il piano Unlocked presentato al mercato lo scorso aprile, “con la probabilità che i costi e gli investimenti necessari influenzino il livello di distribuzione e impattino quindi anche sugli azionisti di minoranza, con una possibile riduzione della remunerazione dei soci Commerz”, sottolineano gli analisti di Mediobanca in un report.
Unicredit-Commerzbank: i prossimi passi
Archiviata definitivamente l’offerta, Unicredit pensa già ai prossimi step. Considerando che la Germania ha regole diverse dall’Italia, in base alle quali prima si realizza un’operazione e poi si chiedono le relative autorizzazioni, “ci vorranno dai tre ai sei mesi dopo il 9 luglio per ottenere l’approvazione della Bce, l’approvazione dell’autorità antitrust di Bruxelles e l’approvazione di altri organismi di regolamentazione, come quello polacco, francese, americano e altri. Quindi, fino ad allora, non avremo il controllo perché formalmente le azioni non sono nostre”, aveva spiegato Orcel lo scorso 23 giugno. Durante tutto questo periodo Unicredit non potrà acquistare ulteriori azioni.
Ottenuto il via libera della Banca centrale europea, l’istituto italiano potrà acquistare liberamente titoli sul mercato senza che questo determini alcun tipo di obbligo nei confronti degli altri azionisti.
C’è anche un’altra opzione: Piazza Gae Aulenti potrà comprare titoli fuori mercato o con altri derivati e in questo caso, se l’operazione avverrà nei 12 mesi successivi alla chiusura dell’Ops, dovrà compensare in contanti l’eventuale differenza di prezzo ai soli azionisti Commerzbank che avevano conferito le azioni all’offerta. Trascorsi 12 mesi, infine, Unicredit potrà anche promuovere una nuova offerta senza obblighi particolari.
Handelsblatt: “Nella Bce malcontento per le barricate del governo tedesco”
Nel frattempo, Handelsblatt riferisce che diversi membri del consiglio direttivo della Bce interpellati dal giornale non condividerebbero la decisione del governo tedesco di respingere l’acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit, criticando il tentativo di proteggere a tutti i costi la seconda maggiore banca privata della Germania.
“Tutti sanno che, se l’Europa vuole funzionare, è necessario un certo grado di consolidamento”, avrebbe detto un componente board, mentre diversi addetti ai lavori avrebbero sottolineato che le fusioni bancarie transfrontaliere all’interno dell’Europa non sono un fenomeno insolito. “La Germania, hanno aggiunto, non può sottrarsi a questa dinamica se intende davvero sostenere il progetto dell’Unione bancaria europea. Insistere nel difendere i cosiddetti ‘campioni nazionali’ è incompatibile con l’obiettivo di rafforzare e approfondire il mercato unico europeo”, scrive il quotidiano, sottolineando che nessun banchiere centrale ha voluto esprimersi pubblicamente, tenendo conto anche del fatto che la vigilanza bancaria deve ancora esprimersi sull’operazione. “Tuttavia, le conversazioni riservate avvenute a margine del forum della Bce a Sintra, in Portogallo, testimoniano un diffuso malcontento”, conclude Handelsblatt.
Tra Giorgetti e Orcel è disgelo su Banco Bpm
Nel frattempo, conclusa l’offerta su Commerz, potrebbe presto tornare in primo piano anche l’Italia. Nelle ultime settimane sarebbe avvenuto un riavvicinamento tra Andrea Orcel e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, complice anche il ramoscello d’ulivo sventolato dal banchiee con la decisione di ritirare il ricorso al Consiglio di Stato contro il golden power applicato dal governo alla scalata di Banco Bpm da parte di Unicredit, all’epoca definita “una banca straniera” dal segretario leghista Matteo Salvini. Ora che però una banca straniera (per davvero), Crédit Agricole, è quasi al 30% di Piazza Meda tra azioni e derivati, e che il progetto del terzo polo tanto caro all’esecutivo potrebbe essere stato definitivamente archiviato dalla maxi offerta di Intesa Sanpaolo (e Unipol) su Mps, lo scenario è radicalmente diverso.
Ed è in questo contesto che, secondo il Foglio, la settimana scorsa ci sarebbe stato un contatto tra Giorgetti e Orcel. Il tema della conversazione, riferisce il giornale diretto da Claudio Cerasa, sarebbe stato proprio il futuro Banco Bpm. A differenza di quanto accaduto un anno fa, oggi il ministro potrebbe non avere più alcuna obiezione alle possibili nozze tra le due banche, anzi. Il semaforo da rosso fuoco sarebbe diventato verde speranza.
Bisognerà capire adesso cosa avrà intenzione di fare Orcel, che qualche giorno fa si era definito un “solo un osservatore” del risiko bancario. L’operazione, se ci sarà, dovrà essere costruita con attenzione, negoziando sia con Crédit Agricole che con il numero uno di Banco Bpm Giuseppe Castagna. Sempre che anche lui, come Giorgetti, abbia cambiato idea su Unicredit.
