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Unicredit, Orcel sul risiko italiano: “Noi solo osservatori, per ora. Più vicino il controllo di Commerzbank”

Orcel, “il 55-60% di Unicredit non è in Italia, ma se ci fossero occasioni qui le valuteremmo”. E su Commerz esclude un rilancio: “Anche se volessimo, e non vogliamo, non c’è modo ora di farlo”

Unicredit, Orcel sul risiko italiano: “Noi solo osservatori, per ora. Più vicino il controllo di Commerzbank”

L’ops di Unicredit su Commerzbank ha avuto molto più successo di quanto ci aspettassimo”. E se all’inizio era “improbabile che avremmo ottenuto il controllo, ora è più probabile. Ma lo sapremo alla fine”. Lo ha detto l’amministratore delegato della banca, Andrea Orcel, intervenendo alla Ceo Conference di Mediobanca nel corso della quale non sono mancati i riferimenti al risiko bancario italiano, dal quale però il numero uno di Piazza Gae Aulenti si chiama fuori. Almeno per il momento. 

Unicredit verso il controllo di Commerzbank

Quella con Commerzbank “è un’operazione che è stata esaminata, considerata, analizzata – usate il termine che preferite – diverse volte. E quando dico diverse volte, intendo sicuramente più di cinque, perché io stesso sono stato coinvolto in cinque operazioni simili negli ultimi 20 anni. A volte l’operazione è stata avviata da Unicredit, altre volte da Commerzbank, questo perché storicamente è una delle migliori operazioni che si possano realizzare in Europa perché si uniscono due realtà estremamente complementari in Germania (Commerz e Hvb, controllata di Unicredit, ndr.), in un mercato molto frammentato come quello tedesco”. 

E dopo aver spiegato ancora una volta i punti forti dell’operazione, il ceo ha parlato di “controllo”, uno degli aspetti più delicati dell’operazione, considerando la forte opposizione dei vertici della banca, ma anche del Governo di Berlino, che proprio ieri è tornato a parlare dell’offerta, confermando che lo Stato federale non cederà la sua partecipazione di oltre il 12% nell’istituto di Francoforte, dunque Unicredit non potrà delistarlo. 

 “In Germania il controllo è definito dal 50% più un’azione in assemblea su base strutturale”, ha aggiunto, notando che “all’ultima assemblea avremmo avuto il controllo”. Averlo, ha proseguito, significa che “potremo nominare i componenti del consiglio di sorveglianza” che spettano agli azionisti “e quindi assicurarci che il management esegua” il piano strategico. Orcel ha sottolineato che non si tratta di “una minaccia o di mancanza di un approccio costruttivo”: “Sto solo dicendo quello che le leggi tedesche ci consentono”, ha rimarcato. 

Poi il fulcro della questione: “Vogliamo essere costruttivi, ma finiremo anche per avere investito qualcosa come 15 o 20 miliardi in questa banca e dobbiamo ai nostri azionisti l’esecuzione del piano e lo sblocco del valore nel modo più rapido e deciso possibile”. 

Riguardo alle tempistiche, considerando che la Germania ha regole diverse dall’Italia che ti costringono a fare l’operazione e poi chiedere le autorizzazioni, “ci vorranno dai tre ai sei mesi dopo il 9 luglio per ottenere l’approvazione della Bce, l’approvazione dell’autorità antitrust di Bruxelles e l’approvazione di altri organismi di regolamentazione, come quello polacco, francese, americano e altri. Quindi, fino ad allora, non avremo il controllo perché formalmente le azioni non sono nostre. Se chiedete la mia opinione al momento, è molto più probabile che si arrivi a quello che la Bce definirebbe controllo“.

Orcel chiude la porta al rilancio su Commerz: “Non si può fare”

Altro nodo fondamentale è quello che riguarda il prezzo. Piazza Gae Aulenti ha messo sul piatto 0,485 azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank. Troppo poco secondo i vertici dell’istituto, che hanno più volte consigliato agli azionisti di non aderire.

Terminata la prima fase dell’ops, ha sottolineato Orcel, i termini dell’offerta non possono essere rivisti: “Anche se volessimo, e non vogliamo, non c’è modo ora di cambiarli”, ha spiegato. “Sento che alcuni si aspettano un ritocco. Probabilmente non hanno capito che cosa prevede la legge tedesca”, ha aggiunto il banchiere, secondo il quale per moltissimi investitori il prezzo è adeguato: “Secondo le nostre informazioni, tra gli investitori istituzionali, esclusi i passivi, sono soltanto cinque quelli che non hanno aderito. Tutti gli altri hanno aderito o venduto”, ha affermato, segno che “le persone pensano che a questo prezzo sia opportuno aderire. Io l’ho sempre pensato, altrimenti non avrei fatto questa operazione”, ha concluso.

Orcel sul risiko italiano: “Per il momento solo osservatori”

Passando all’Italia, il numero uno di Unicredit chiude la porta a possibili operazioni di consolidamento nell’immediato futuro. “Per il momento siamo solo un osservatore del risiko bancario” in Italia “e per una volta ci godiamo il fatto di essere osservatori e non attori. È molto divertente”, ha detto, sorridendo mentre continuano a rincorrersi indiscrezioni su possibili mosse riguardanti Generali o Banco Bpm.

“Troppi continuano a guardare a Unicredit come a una banca italiana”, ha continuato Orcel, spiegando che “Siamo estremamente orgogliosi delle nostre radici e della nostra storia”, ma “il 55-60% della banca non è in Italia”. Per questo, ha spiegato Orcel, non ragioniamo più come una banca domestica che deve dominare un solo mercato: “Noi competiamo a livello paneuropeo”. Essere troppo grandi in un singolo Paese, avverte, “potrebbe essere controproducente”.

Il banchiere ha poi notato che, come conseguenza del consolidamento, Piazza Gae Aulenti vede l’opportunità di migliorare gli obiettivi di piano in termini di quote di mercato in Italia, “guadagnando 2-3 punti”.

La porta però non è totalmente chiusa. Anzi, potrebbe essere solo accostata. “Questa è la nostra posizione – ha ribadito -. Poi, certo, l’Italia per noi è strategica e quindi, alle giuste condizioni, se ci fossero occasioni le valuteremo”. ‘Guardiamo cosa succederà – ha concluso -. Se ci saranno opportunità ci muoveremo, ma per il momento non ne vediamo”.

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